
– Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati.
– Dove andiamo?
– Non lo so, ma dobbiamo andare.
La frase tratta da “On the Road” del 1951, dello scrittore, poeta e pittore statunitense Jack Kerouac, definisce simbolicamente la prima sezione, intitolata Paesaggi della mostra: Lungo le strade blu, visibile da domani fino al 4 ottobre, al Museo di Roma in Trastevere.
Riguarda una selezione di novanta scatti in bianco e nero e a colori realizzati negli Stati Uniti dal regista di cinema del reale Francesco Conversano fra il 1999 e il 2017, durante le riprese che portarono alla realizzazione di vari film documentari prodotti con RAI CINEMA.
L’esposizione promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina, è curata dalla Fondazione Massimo e Sonia Cirulli in collaborazione con la Sovrintendenza Capitolina, Servizi museali di Zètema Progetto Cultura.
Realtà, memoria e poesia si intrecciano lungo le strade blu della provincia americana, rielaborando percorsi dell’immaginario collettivo e rievocando inevitabilmente luoghi e storie.

l viaggio lungo le Blue Highways nasce dall’idea di scoprire e raccontare gli Stati Uniti d’America attraverso i luoghi e la vita della gente comune del midwest per avvicinarsi al paese reale, molto diverso da quello delle grandi metropoli. Un viaggio di scoperta, di conoscenza e di rivelazioni, un viaggio geografico e antropologico.
La scelta delle “strade blu” simboleggia questo ritmo di vita lento e consapevole dove si può incontrare un mondo fatto di piccole città, industrie abbandonate, stazioni di servizio in mezzo al nulla, ristoranti e attrazioni che rappresentano una forma di esistenza lontana dalla presunzione della globalizzazione e del progresso, come nel caso dell’oramai abbandonata Area 51, sito legato a esperimenti militari del passato, o luoghi della memoria come il cimitero di Spoon River.
Tuttavia, c’è un senso di bellezza e di profondità in questi luoghi, solo apparentemente insignificanti, ma che hanno un significato in quanto tali e che sono, ad un tempo, ambientazione e personaggio, riflesso della complessità e delle diversità del paese.
VOLTI. Nella seconda sezione incontriamo le persone del midwest. Ogni personaggio sembra dare forma a un aspetto della vita di provincia, dal solitario operaio di Atomic City, cittadina di ventinove anime nello stato dell’Idaho, allo sguardo aspro e dignitoso del pescatore di ostriche della Florida, al viso stralunato dei sostenitori di Obama durante la campagna elettorale del 2008 fino ai volti confusi dei migranti lungo il confine messicano, segnati da rughe e da sguardi impauriti.

Il viaggio attraverso le vaste e desolate distese nel cuore americano diventa anche esplorazione della solitudine, intesa come stato fisico ed emotivo che deriva da drammi personali o dal sentirsi disconnessi dalla società. E la forza espressiva che esce fuori dalle immagini dei luoghi e dei volti è potenziata dalla scelta del bianco e nero, capace di catturare le sfumature della luce e dello scorrere del tempo.
In Segni, l’ultima sezione, ritroviamo cartelli, manifesti e insegne che hanno trasformato il paesaggio rurale diventando simbolo iconico della cultura pop americana e dando voce alla rivoluzione creativa e artistica degli anni ’60.
Colori brillanti, forme originali ed eccentriche, messaggi ammiccanti e persuasivi, nelle praterie e nei deserti hanno raccontato storie e reinventato spazi, elaborando linguaggi ed esperienze visive ed emotive. Nel bosco dei segni e nel trionfo del technicolor campeggia qui monumentale, il manifesto pubblicitario per la Coca Cola.
Patrizia Lazzarin
