
Un ritmo creato con il roteare degli arti. Gambe e braccia di giovani donne e uomini hanno scagliato la loro potenza verso la terra e poi si sono alzati verso il cielo, estendendosi, in un movimento circolare che richiama il ciclo vitale della natura.
Una natura ormai spoglia. Ciuffi d’erba secca sul terreno, sul palcoscenico. Un’unica fonte d’acqua rimasta, in un angolo, ad indicare una rinascita ancora memore nella mente dell’uomo.
Dentro un mondo che sembra riemergere da una catastrofe, i ballerini hanno indossato le vesti di una comunità di barbari e tatuato i loro volti. Rivivono le prime saghe medievali, nello spettacolo di Danza – Teatro andato in scena ieri sera, al Teatro Comunale Città di Vicenza, dove i danzatori hanno celebrato rituali magici in una notte ricca di ombre e in un giorno che si accendeva di luce fioca.
Lo spettacolo Carmina Burana è un’opera eseguita dalla Szeged Contemporary Dance Company, la principale compagnia di danza contemporanea ungherese, fondata nel 1993 dai ballerini Tamás Juronics e András Pataki raccogliendo l’eredità del precedente Szeged Ballet e del suo famoso coreografo Zoltán Imre.

Carmina Burana è il loro lavoro di maggior successo, una creazione di Tamas Juronics ed è stato visto ed apprezzato da oltre 150.000 spettatori nel mondo. La rappresentazione dà vita al monumentale capolavoro musicale di Carl Orff, composto tra il 1935 e il 1936 e basato su 24 componimenti poetici, tratti dalla raccolta medievale omonima che fu scritta da goliardi e clerici vagantes.
Lo spettacolo trasporta gli spettatori in un mondo lontano, dove la magia si unisce alla ricerca della sopravvivenza tra le rovine della civiltà. Un lavoro visivamente molto potente come quando vediamo procedere verso i giovani ballerini una gigantesca Morte coperta di nero che li sovrasta. Fino a poco prima rimasta ai margini del fondale, ora nell’ondeggiare delle sue vesti cupe e leggere sembra catturare ogni corpo che si muove intorno a lei.
La musica, quelle come di Fortuna, una delle cantate più famose di Orff, nella sua forza evocativa interagiva in maniera complementare e aderente con la danza dei ballerini sul palcoscenico spingendo le nostre emozioni trattenute a fuoriuscire. Una natura attraversata da lampi e tuoni sembrava accompagnare lo stesso contraltare dei loro movimenti, come al rombo segue la saetta. La Natura selvaggia poi si acquietava.
C’era spazio anche per l’Amore, per altri sentimenti … in questa rappresentazione.
Il sole rosso di seguito, sul fondale del palcoscenico, accendeva le speranze e i movimenti sensuali dei corpi che, nel loro proiettarsi e attraversare lo spazio traducevano il ritmo interiore in pathos.

Scappare, vivere, combattere. “Grandi lame immaginarie” roteavano nelle mani di questi abitatori della Terra. Uomini come marionette lanciate dall’indifferente Morte all’aria, nella normale quotidianità e, forse per questo, il mondo sembrava più malinconico.
Lo spettacolo è compreso nel palinsesto: Danza in Rete Festival “Architetture del presente”, giunto nel 2026 alla sua nona edizione e riconosciuto dal Ministero della Cultura, ora ormai un riferimento per le nuove generazioni di danzatori e coreografi italiani e stranieri.
Gli interpreti in scena ieri sera erano Miriam Munno, Lotár Vincze, Vencel Csetényi, Letizia Melchiorre, Diletta Ranuzzi, Boglárka Rudisch, Málna Csató, Hanna Dorsich, Alisa Kurilenkova, Gergely Czár, Csongor Füzesi, Róbert Kiss, Francesco Totaro, Gioele Marcante e Anna Del Maso.
Il Direttore artistico è Tamás Juronics e il Direttore generale, András Pataki.
Patrizia Lazzarin
