IL VALORE DELLA BELLEZZA. LA COLLEZIONE CENTANINI AL MUSEO DEGLI EREMITANI.

Quando si parla di beni culturali rimane sempre valida la definizione degli anni Sessanta del Novecento della Commissione Franceschini che li indicava come testimonianza avente valore di civiltà e quindi di storia e di cultura. L’affermazione nella sua pregnante attualità si coniuga anche in questo caso, alla possibilità di conoscenza che la lungimiranza dei coniugi Centanini hanno offerto prima, attraverso la raccolta di opere significative nell’ambito della storia dell’arte e poi, attraverso la donazione di esse ad una Fondazione.

Fino all’8 marzo 2026, il Museo Eremitani di Padova permette al visitatore un viaggio dentro la bellezza della “Collezione Centanini”, patrimonio ora della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e che sarà visibile in una mostra curata da Alessia Vedova con la collaborazione scientifica di Elisabetta Vanzelli.

Negli ultimi anni sono cresciute le esposizioni che valorizzano il mecenatismo ed il collezionismo come anche nella stessa Padova, a Palazzo Zabarella nel 2019, la mostra: Van Gogh, Monet, Degas con opere provenienti dalla Mellon Collection of French Art del Virginia Museum of Art di Richmond.

Carlo Carrà, La Salute a Venezia, 1964, olio su tela

Andando a ripescare un altro illustre esempio nel Cinquecento, a Venezia, scopriamo la donazione del nucleo delle collezioni dei nobili Domenico e Giovanni Grimani allo Statuario pubblico, ossia alla raccolta di statue della Serenissima. La Collezione Centanini, donata alla Fondazione nel 2015, attraversa cinque secoli di storia con 70 opere tra cui spiccano  autentici capolavori eseguiti da pittori famosi.

Riunisce sia ciò che era stato collezionato nel tempo dalla storica famiglia di origini veneziane, stabilitasi poi nel padovano e, le acquisizioni che l’avvocato fece sin da quando era ancora studente di giurisprudenza nell’ateneo patavino.

Nella sezione: Guardare Venezia. Il Vedutismo tra Settecento e Novecento, sperimentiamo le atmosfere della città lagunare con i suoi colori simili alla densità del pastello. Esse sono racchiuse nelle piazze affollate del goriziano Italico Brass, nelle piccole gouache del veneziano Giacomo Guardi, dove il registro narrativo si coniuga al piacere del particolare o, ancora in un dipinto dell’ultimo periodo del futurista Carlo Carrà, con l’immagine della Chiesa della Salute sullo sfondo. Una composizione, quest’ultima che trattiene il gusto dell’essenzialità.

Attilio Pratella, Bucato al sole

Agli azzurri che hanno rasserenato i nostri occhi fanno da contraltare in un’altra stanza i colori caldi, allo stesso modo, nelle tonalità scure e vivaci, della scuola di Posillipo, movimento nato nel napoletano negli anni Venti del XIX secolo che si caratterizza per un’attenta osservazione della Natura.

Protagonisti di questa corrente, ritroviamo in mostra Giuseppe e Filippo Palizzi che guardano al mondo rurale e agli uomini che lo abitano con spirito di accoglienza.

Uno spazio ampio è dedicato al paesaggio nella collezione Centanini, con dipinti a partire dal Settecento fino alle interpretazioni più liriche del Novecento. Ci sono artisti come il fiorentino Ottone Rosai e il veneziano Mario Dinon, ognuno con la propria cifra caratteristica, capace di restituire l’emozione che reca un luogo.

Ettore Tito: Tra le foglie, ante 1930, olio su cartone

Voci e poi …  suoni intrinseci, ancora dal mondo francese con Maurice Utrillo e Marc Chagall che ci consegnano, ognuno in maniera diversa, una visione poetica di Parigi. Sempre alla città dei Lumi ci riporta la sezione: Les Italiens de Paris  con Federico Zandomeneghi, Giuseppe De Nittis, Giovanni Boldini e Luigi Chialiva che offrono la misura della presenza italiana in quel grande laboratorio e crocevia di culture che era la Parigi di fine Ottocento e primo Novecento.

 Altre sezioni come I Macchiaioli o l’Ottocento Veneto raccontano momenti salienti della storia figurativa dell’arte italiana.

                                                                  Patrizia Lazzarin