
L’essere umano nella società odierna ha perso il suo senso, quello che potremmo definire il significato del suo operare. L’era contemporanea dominata dalla tecnologia ricerca i suoi scopi in se stessa, nel suo continuo divenire, trasformarsi e acquisire nuovi strumenti che le garantiscano efficienza, funzionalità e velocità.
Quel fine non sembra beneficiare gli individui obbligati ad inseguire un miraggio di efficienza che si rivela essere tipica del modo di operare dei gerarchi nazisti, come si evince dalle testimonianze del tempo.
Cosa pensano i giovani? Quale futuro in particolare a loro è riservato? Domande che riguardano forse molti di coloro che ieri sera hanno gremito il Teatro Comunale di Vicenza per ascoltare il filosofo e psicanalista Umberto Galimberti. Se gli poniamo la domanda, qualcuno sicuramente risponderà che le loro esistenze sono rese difficili da questa mancanza di senso nel mondo che si riverbera sulle loro vite che guardano al futuro con sentimenti fortemente contrastanti e, a volte, ancora peggio, rassegnati.
Con Il Mistero delle emozioni, la riflessione che Galimberti ha condiviso con il pubblico, si sono esaminate le emozioni dove si misura anche l’empatia dell’essere umano con gli altri. Empatia deriva dal greco en in, dentro e pathos, sofferenza, sentimento. Esse sono legate al nostro “cervello antico”, reazioni primarie a stimoli reali o immaginari, fondamentali per reagire alla vita.
Il termine tedesco per esse, Einfühlung, che Galimberti ha citato, in maniera coerente con il suo amore per la lingua germanica che a suo parere è più filosofica, mentre quella italiana è più letteraria, deriva direttamente da einfühlen «immedesimarsi».
Quando un bambino commosso da un uomo che chiede l’elemosina, domanda alla madre accompagnata da un’amica, spiega il filosofo, una moneta e lei risponde non al bimbo, ma all’amica che il figlio è troppo sensibile, non ascoltando la sua richiesta, spezza quel sentire che è il fondamentale per l’empatia. Se poi il padre sfida a braccio di ferro il piccolo, indicando un ideale di forza si completa il processo di spegnimento di questo immedesimarsi che potrebbe nascere spontaneo nei bambini fino ai due anni, egli conclude. Prevale un modello di dominio sugli altri.
Umberto Galimberti ha parlato di paura, dolore, ira, angoscia, e poi di amore, creatività, follia. Ha citato Platone per spiegare la nascita del pensiero logico umano che è retto dal principio della non contraddizione e che distingue l’operare degli uomini da quello degli dei, per cui non vi sono limiti. Distinzioni utili anche per analizzare gli avvenimenti che ci accadono. La follia, ricollegandosi ancora a Platone, è la parte divina dell’uomo, quella che si lega alla creatività e all’amore.
Abbiamo “viaggiato” con lo psicanalista nella fragilità e complessità dell’uomo alla ricerca della sua autenticità. Ascoltarsi diventa dunque uno strumento per conoscersi e per comprendere gli altri e accettarne la vulnerabilità. Le emozioni così poco spiegabili secondo la logica umana e così vicine a ciò che ci appare misterioso, regalano un sentire che attribuisce un senso e un valore all’esperienza.
In una società prettamente tecnologica come quella odierna tuttavia, dove il senso del divenire sembra smarrito, le emozioni rischiano di trasformarsi in passioni al servizio di leader politici che ne strumentalizzano i benefici, facendo leva su un sentire del popolo che soffre di mancanza di scopo.
La società antica si ispirava alla Natura, successivamente fino al Seicento essa era orientata su Dio, oggi è dominata dal nichilismo, dove mancano scopo e risposta ai perché.
Patrizia Lazzarin
