METAMORFOSI. OVIDIO E LE ARTI

Villa Borghese, a  Roma, ospiterà la grande mostra Metamorfosi. Ovidio e le arti, a cura di Francesca Cappelletti e Frits Scholten, realizzata in collaborazione con il Rijksmuseum di Amsterdam, su uno dei testi fondativi e più duraturi dell’immaginario occidentale.

L’esposizione esplorerà il tema della metamorfosi come principio universale e come chiave di lettura del cosmo, della materia e della condizione umana.

I dipinti sul tema delle Metamorfosi riguardano i miti di trasformazione come Apollo e Dafne, Narciso, Adone e Venere, e Perseo e Andromeda, con artisti come Bernini, Pollaiolo, Tiziano, Ribera e Poussin che hanno illustrato questi soggetti, rappresentando il continuo mutamento tra uomini, dei e natura, l’amore mitologico e le passioni umane. 

Le Metamorfosi hanno sempre affascinato gli artisti.

Ha scritto il filologo francese Charles Segal: “La metamorfosi può esprimere il carattere fluido e precario dell’identità, l’incertezza e l’imprevedibile materialità del mondo naturale. Ma, al tempo stesso, la metamorfosi è capace di rappresentare la fissità del carattere, un’identità cui l’individuo non può sfuggire”.

Gian Lorenzo Bernini, Apollo e Dafne

Così le Metamorfosi costituiscono una visione complessiva, in forma d’immagine, sulla posizione dell’uomo tra stabilità e caducità, amore e morte, ordine e caos, tra un’organizzazione giusta o ingiusta del mondo”.

Dai grandi maestri del Rinascimento e del Barocco fino ad artisti di secoli più vicini a noi – tra cui Correggio, Michelangelo, Tiziano, Rubens, Poussin, fino a Gerôme, Rodin e Brancusi – l’esposizione restituisce la forza visiva e concettuale dei racconti ovidiani, capaci di dare forma a passioni, desiderio, conflitti, violenza e redenzione.

Intorno all’Apollo e Dafne e al Plutone e Proserpina di Gian Lorenzo Bernini, e agli altri capolavori a soggetto mitologico della Galleria, la mostra riafferma l’attualità del mito e il suo ruolo centrale nella costruzione dell’immaginario europeo.

La rassegna è in programma dal 23 giugno al 20 settembre 2026.

                                                                           Patrizia Lazzarin