IO TESTIMONE    ZEHRA DOĞAN

Il MACTE – Museo d’Arte Contemporanea di Termoli presenta Io, Testimone, mostra personale dell’artista curda Zehra Doğana cura di Francesca Guerisoli. Un articolato percorso attraverso opere pittoriche, disegni, video, fotografie, graphic novel, bambole, installazioni e arazzi, che mette in luce una pratica profondamente intrecciata all’esperienza biografica e all’impegno politico.

 Artista, attivista e giornalista, oggi rifugiata politica a Berlino, Zehra Doğan concepisce il disegno e l’immagine come strumenti di testimonianza.

Condannata e incarcerata per il suo lavoro giornalistico e per un’opera che documentava la distruzione della città di Nusaybin, ha trasformato l’esperienza della detenzione in un luogo di produzione e di resistenza. Dalla privazione nasce un linguaggio visivo essenziale e necessario, in cui l’atto artistico si afferma come gesto di sopravvivenza e presa di parola.

 All’interno delle opere in mostra, la figura femminile assume un ruolo centrale, configurandosi come nucleo simbolico principale della sua ricerca. Corpo vulnerabile e insieme potente, si declina tra l’infanzia e l’archetipo mitologico della dea serpente, dando forma a una presenza ibrida e metamorfica.

In questa figura si concentra una possibilità di trasformazione, rigenerazione e resistenza che si oppone ai dispositivi di controllo e violenza inscritti nella storia individuale e collettiva delle donne.

 Le opere, costruite attraverso la stratificazione di materiali, segni e narrazioni, testimoniano come la reclusione non abbia mai interrotto la voce dell’artista ma, al contrario, ne abbia intensificato l’urgenza.

Diventano spazi di memoria condivisa e di relazione, capaci di tenere insieme biografia e storia, esperienza personale e responsabilità collettiva.

Nel lavoro di Doğan, una forte dimensione simbolica si intreccia a una chiara tensione sociale e politica: realismo e visioni archetipiche convivono in composizioni potenti e cromaticamente intense, restituendo la sofferenza vissuta, la forza della resistenza e la vitalità della cultura curda.

 Io, Testimone attraversa tre momenti fondamentali della vita dell’artista: il periodo precedente alla detenzione, l’esperienza del carcere e la produzione più recente.

All’interno del percorso trova spazio anche Prison n°5graphic novel – oggi presentata in forma di installazione – nata clandestinamente nel carcere di Diyarbakır, dove Doğan, privata dei materiali artistici, realizzò il proprio racconto visivo disegnando sul retro delle lettere ricevute dall’esterno.

L’esposizione aprirà il 20 febbraio e sarà visibile fino il 16 maggio

                                                     Patrizia Lazzarin