
Fino al 12 gennaio 2025 è ancora possibile visitare la rassegna della pittrice norvegese: “Harriet Backer. La musique des couleurs”. Il Musée d’Orsay, a Parigi, ha dedicato una mostra a quest’artista poco conosciuta fuori dai confini del suo paese, ma che si era affermata come la sua pittrice più nota, alla fine del XIX secolo. L’esposizione è promossa dal Museo Nazionale di Oslo e dal Museo d’Arte Kode Bergen ed è organizzata in collaborazione con il Nationalmuseum di Stoccolma.

«Famosa per il suo uso di colori ricchi e luminosi, Harriet Backer ha realizzato una sintesi molto personale delle scene d’interni e della pratica del plein-air. Traeva ispirazione sia dalla corrente realista che dalle innovazioni dell’impressionismo, attraverso un tocco libero e un grandissimo interesse per le variazioni della luce. È nota anche per i suoi delicati ritratti del mondo rurale e per il suo interesse per gli interni delle chiese».

La pittura di Backer si è evoluta stilisticamente nel corso della sua lunga carriera, ma la pittrice ha privilegiato un numero ristretto di soggetti. L’esposizione racconta la formazione dell’artista nelle grandi capitali culturali dell’epoca, come Monaco di Baviera e Parigi e ci fa conoscere la cerchia delle persone vicine a Harriet Backer, artiste scandinave, anch’esse formate in tutta Europa e che condividevano i suoi impegni femministi.
Il percorso della rassegna svela poi i principali temi preferiti all’artista: gli interni rustici, i dipinti di chiese tradizionali norvegesi, i paesaggi e il suo particolarissimo senso delle nature morte. Un ampio spazio è dato alle sue rappresentazioni di scene musicali. Si tratta infatti di una componente importante nella vita di Backer. Sua sorella Agathe Backer Grondhal fu una musicista famosa in Norvegia. Nel lavoro dell’artista le vibrazioni della tastiera rendono percepibili le note musicali.
In un’epoca in cui le donne non erano considerate in Norvegia cittadine a pieno titolo, l’artista divenne una figura importante nella scena culturale del suo tempo grazie alla sua maestria nell’uso del pennello. Membro del consiglio di amministrazione e del comitato di acquisizione della Galleria nazionale di Norvegia per venti anni, aprì una scuola di pittura nei primi anni del 1890, dove forma importanti artisti della generazione successiva, come Nikolai Astrup, Halfdan Egedius e Helga Ring Reusch. Fu sostenuta dal collezionista Rasmus Meyer, anche lui grande mecenate di Edvard Munch.

Per chi studia Storia delle Donne sa che nel XIX secolo le donne impegnate nell’arte aumentarono e l’atelier divenne il simbolo di una nuova consapevolezza del proprio status d’artista, quello che Virginia Woolf definirebbe “una stanza solo per noi”. La norvegese Kitty Kielland, amica di Backer dipinse un quadro che ritraeva il suo studio. Qui compare il ritratto che le ha fatto Backer, mentre sopra la scrivania si vede un luminosissimo paesaggio, dimostrazione dell’interesse di entrambe le pittrici per la pittura en- plein- air, in voga nel panorama artistico del tempo.
Patrizia Lazzarin
