ANGHELOS, ANGELO …

La parola greca Aγγελος che si pronuncia Anghelos, è un termine che conosciamo nella cultura latina, come Angelus. Egli è il Messaggero, colui che reca verità da un altro mondo, ma nella sua originaria definizione può significare anche servitore.

Lo spettacolo omonimo, andato in scena ieri sera al Teatro Olimpico di Vicenza, nell’ambito del 78° Ciclo di Spettacoli Classici, lo vede come anima e suggeritore di un percorso sulla fragilità dell’uomo, alla ricerca di consapevolezza e identità.

Anghelos è una parola che ha forti connotazioni musicali, assomiglia quasi al suono di un campanello di un visitatore che attende di essere accolto. Un angelo al nostro servizio … forse … illuminante … forse … per un essere umano dilaniato dal dolore che non comprende e gli stringe il cuore e la mente in una morsa. Merito della consapevolezza che sollecita, ma non risolve il mistero della vita.

 La piece teatrale frutto dell’invenzione del pluripremiato attore, regista e drammaturgo Roberto Latini rappresenta “un momento e un luogo” di un percorso che porterà sul palcoscenico una riscrittura de Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini, film del 1963.

Maria, Giuseppe e il Bambino anch’essi messaggeri di una Storia di Speranza sono evocati e immaginati come presenza lì, dove li abbiamo conosciuti attraverso le scritture sacre. Quel bambino che si vuole salvare dal feroce Erode, ma morirà sulla Croce ha già tracciato, come vediamo anche nei simboli che lo raffigurano in tanti dipinti sacri, il suo destino di sofferenza.

Ecuba, moglie di Priamo, madre di Ettore, Cassandra e Paride nell’efficace interpretazione dell’attrice Elena Bucci, ci ha dato la misura di un dolore grande come quello di chi ha perso tutto: i propri cari, il proprio potere. Maria come Ecuba, nella loro natura di madri, rivelano la sofferenza e l’insensatezza che prolifera nel mondo.

Donne vicine al sorgere della vita e al mistero che la caratterizza.  Qui si avverte lo sguardo di Pier Paolo Pasolini nella sua attenzione alla figura femminile, sia essa la madre o le donne del popolo che vengono idealizzate nella sua poetica o che invece, come le amiche Elsa Morante, Maria Callas e Laura Betti ne si ammira la vitalità e l’anticonformismo

Bambino, bambino, bambino, la voce degli attori con l’indice rivolto ai presenti in sala cercava … Umanità. Umanità quella che a volte sembra scomparire nella cronaca nera o nella geopolitica dei nostri giorni. Speranza come quella offerta dal piccolo Gesù …, ma forse anche in noi, ritrovando un bambino portatore di Pace, cercando quella natura pura e immaginifica che muove la nostra prima scoperta del mondo.

Con Elena Bucci in scena anche Roberto Latini, Luca Micheletti e Marcello Sambati. Musiche e suono di Gianluca Misiti, con Misiti alle tastiere e Piero Monterisi alla batteria.

                                                                        Patrizia Lazzarin