RODNEY SMITH. A CAVALLO TRA PERFEZIONE E SOGNO

“Rappresento un mondo che è possibile se le persone agiscono al meglio. È un mondo leggermente fuori portata, al di là dell’esperienza quotidiana, ma sicuramente non impossibile”. –Rodney Smith

Apre i battenti per i visitatori, il 4 ottobre, la mostra dedicata nelle sale di Palazzo Roverella di Rovigo, al noto fotografo statunitense che scelse nelle immagini catturate dal suo obiettivo, di mostrare il filo invisibile che lega il reale al sogno.

L’esposizione che fa conoscere il potere di immaginazione e la poetica di Smith, è la prima in Italia.

La sua arte narra lo stupore dell’essere umano nel rapportarsi alla molteplicità che distingue la Natura ed egli, a tratti, ne restituisce l’essenza delicata. Uno sguardo, il suo che batte il ritmo dettato da un’armonia interiore, andando a catturare, tuffandosi nel caotico mondo della vita quotidiana, quegli elementi capaci di raccontarne l’originalità.

Don Jumping over Hay Roll No. 1, Monkton, Maryland, 1999 © Rodney Smith

La curatrice Anne Morin nella conferenza stampa tenutasi oggi a Palazzo Roncale ha spiegato che: “saranno visibili 120 foto realizzate dal 1961 al 2014 che ci riportano ai grandi temi che egli amava: le divine proporzioni, il rapporto con il tempo e la luce. La filosofia dunque al servizio della fotografia e poi delle persone”.

Se noi andiamo a conoscere la vita del grande fotografo, paragonato per il surrealismo delle sue immagini anche al pittore Renè Magritte, vediamo infatti che egli è stato prima e insieme uno studioso di filosofia e teologia, accanto alla sua passione per la fotografia. Un interesse quest’ultimo che egli aveva maturato nella sua infanzia, quando i genitori affidavano lui e la sorella ad una coppia di anziani, uno dei quali era un fotografo amatoriale. Quest’ultimo insegno a Rodney come usare la camera oscura. La visita della collezione permanente di fotografia al Museo di Arte Moderna di New York, durante il suo ultimo anno del college, lo spinse dopo la conclusione degli studi universitari, a laurearsi in fotografia con il grande Walker Evans.

Durante la conferenza stampa e nell’occasione della visita della mostra ha parlato anche la moglie di Smith, Lelie Smolan che ha confessato che: “quando lo incontrò per la prima volta fu colpita prima dalla sua arte e dal suo modo di relazionarsi con essa e, l’innamorarsi di lui come uomo fu una cosa che venne dopo”.  Nei differenti aneddoti che ha raccontato, ha rivelato la ricerca di perfezione che Rodney perseguiva, anche nella quotidianità.

Skyline, Hudson River, New York, 1995 © Rodney Smith

La maggioranza delle sue foto sono in bianco e nero. Solo più tardi egli iniziò ad usare il colore, ma in un’accezione particolare. Per lui c’era molto più colore nel bianco e nel nero di quanto non ve ne fosse nel colore.

L’estetica che ispira la sua opera rimanda anche alla tradizione cinematografica di registi famosi, quali Alfred Hitchcock, Terrence Malick e Wes Anderson, e a leggende del cinema muto quali Buster Keaton, Charlie Chaplin e Harold Lloyd.

Ha detto la curatrice di lui:

“In qualsiasi punto dell’immagine si posi lo sguardo, l’occhio è immediatamente sedotto dalla grazia, dalla raffinatezza, dallo squisito accostamento di forme e contro forme, dalla diversità delle materie e dalla ricchezza narrativa che eccelle per sobrietà, parsimonia e silenzio.”

Il percorso espositivo è suddiviso in sei sezioni tematiche: La divina proporzione, Gravità, Spazi eterei, Attraverso lo specchio, Il tempo, la luce e la permanenza, Passaggi.

La Mostra promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, in collaborazione con diChroma photography e prodotta da Silvana Editoriale, sarà visibile fino al 1 febbraio 2026.

Danielle in Boat, Beaufort, South Carolina, 1996 © Rodney Smith

Ho iniziato con le sue parole e concludo questa recensione soffermandomi ancora sul suo pensiero:

“Mi avventuro nel mondo per respirare la sua dubbia reputazione
e il suo umorismo, per vedere più chiaramente, per cercare finalità e conoscenza, per aprirmi, per cogliere in modo esuberante e inesorabile la luce.”

Nelle sue opere il tempo “scompare”, diventiamo liberi di attraversare lo Spazio, cogliendone la levità.

                                                                         Patrizia Lazzarin