
Davanti a un falò sulla spiaggia, fra amici con una coca cola e una birra, come un tempo, quando una chitarra “spuntava sempre”, con la voglia di ritrovarsi insieme per suonare e cantare.
Durante il concerto di ieri sera, al Teatro di Goldoni di Venezia, il musicista Filippo Graziani e la sua incredibile band, ci hanno chiesto di immaginarci su una spiaggia davanti ad un fuoco, mentre con solo gli strumenti accordati ogni volta, prima di iniziare il nuovo pezzo e le loro voci vibranti, hanno incantato la platea dei presenti, le cui mani, braccia e labbra si muovevano all’unisono per raccogliere le emozioni che le canzoni del poeta e musicista Ivan Graziani continuano a risvegliare, attraverso la voce e le musiche del figlio Filippo e del suo gruppo.
“Ottanta – Buon Compleanno Ivan”.
Quest’anno, il famoso cantautore Ivan Graziani, nato a Teramo il 6 ottobre del 1945, talentuoso chitarrista, artista capace come pochi di raccontare toccanti storie, avrebbe compiuto ottant’anni.
Graziani ha saputo parlare con delicatezza e con coraggio dei desideri e delle paure degli uomini, ha cantato la rabbia che nasce dall’ingiustizia, i dolci amori giovanili fatti di ricordi e, sempre … un po’ di malinconia.

Da dieci anni il figlio Filippo si dedica a far conoscere l’eredità musicale del padre, creando nuovi arrangiamenti con il desiderio di costruire un ponte tra generazioni.
Nella serata del 3 ottobre al Teatro Goldoni di Venezia, Filippo ha proposto una selezione di brani a lui, particolarmente cari, che offrono uno sguardo sul lato più nascosto del cantautore.
Il repertorio che egli e la sua band hanno presentato, comprendevano testi più noti, a cui si univano canzoni dei primi anni della carriera del cantautore, meno conosciuti. La band ha saputo coinvolgere in maniera potente il pubblico sulle note di: Give you all my love, Campo della Fiera, Oh mamma mia, Sabbia nel deserto, Parla tu, Agnese, Canzone per Susy, La rabbia, Acustico con Marinai, Moto Cross e Malelingue, Fuoco sulla Collina, Dr, Jekyll e Mr. Hyde, Monnalisa, Il chitarrista, Pigro e Lugano addio.
Lugano Addio del 1977, ha chiuso la serata prima dei bis richiesti a grande forza dal pubblico. Una canzone emblema di un periodo storico e che esprime ribellione e speranza, la volontà di cambiare il mondo … a modo mio, a modo suo … Due ragazzi… Marta che raccontava di finanzieri e contrabbando. Mi scaldavo ai tuoi racconti. “E mio padre si” tu mi dicevi “Quassù in montagna ha combattuto”. Poi del mio mi domandavi. Ed io pensavo a … mio padre fermo sulla spiaggia. Le reti al sole, … conchiglie e sole … e il suo dolore.
Sono parole che raccontano un’epoca di speranze, dove crescono ideali, ma si avverte la durezza della vita.
Le parole di Graziani sono pezzi di vita racchiusi nei sentimenti disegnati a brevi tratti, essenziali come cammei. Potremmo chiamarla a buon diritto poesia.

Come in Agnese dolce Agnese, una ballata lenta che richiama il rondò di una sonatina di un compositore settecentesco. Nei primi dieci secondi della canzone, un riff che a lui tanto piaceva: “Taglia la testa al gallo”. Un incitamento a rialzarsi, a ribellarsi contro chi è arrogante e violento.
Il testo di Ivan è davvero bello. Una canzone sul senso di rimpianto per qualcosa che si è perso, ricordi dolci e amari di una donna mai dimenticata e, soprattutto, mai baciata.
Se la mia chitarra piange dolcemente stasera non è sera di vedere gente e i giochi nella strada che ho chiusi dentro al petto, mi voglio ricordare. lo penso ad un barcone rovesciato al sole in un giorno in pieno agosto le biciclette in riva al mare.
“Fuoco sulla collina”, è una canzone onirica, metafora della disillusione. Nel sogno vediamo un giardino ed un ragazzo sedicenne che vorrebbe raggiungere la collina dove si combatte. In lontananza i bagliori dei fuochi e vicino l’eco della battaglia. Viene però trattenuto da un adulto, girato di spalle che gli dice “illuso, romantico e fesso – i fuochi di cui stai parlando sono i fari puntati sul campo dei trattori che stanno trebbiando”.
Quale suggerimento? Guardarsi bene dalle false rivoluzioni e non cedere alle facili illusioni. Siamo alla fine degli anni ‘70, anni in cui “rivoluzione” era la parola d’ordine. Rivoluzione, molto spesso, orchestrata “dall’alto”.
Ivan Graziani è stato un artista anomalo, allergico ad alcuni tipi di contratti discografici, cantante rock che ha amato i Beatles fin da giovane, come ha ricordato il figlio cantando la canzone: “While My Guitar Gently Weeps” di George Harrison.
La band che accompagna nel tour, Filippo, è formata da Tommy Graziani alla batteria, Francesco Cardelli al basso, Massimo Marches alle chitarre, Stefano Zambardino tastiere e Riccardo Cardelli polistrumentista.
Patrizia Lazzarin
