
Un grande albero che unisce cielo e terra con le sue radici, rami, tronco e foglie è stato la linea guida dell’incontro animato da Daniel Lumera e Felicia Cigorescu che ieri sera, al Teatro Toniolo di Mestre, hanno parlato di arte e spiritualità come qualità che appartengono a tutti gli esseri umani.
L’appuntamento si inserisce nel cartellone della VII edizione del Festival delle Idee.
In molti conosceranno Lumera, biologo naturalista, scrittore, esperto internazionale nell’area del benessere e della qualità della vita e della pratica della meditazione. Cura per 7, settimanale del Corriere della Sera, la rubrica “7 Respiri” e la collana in 30 uscite “Mente e Corpo in equilibrio”. Ha ideato la giornata internazionale del perdono. Tra le sue pubblicazioni, diventati bestseller e tradotti in quattro lingue, troviamo l’ultimo libro, edito da Mondadori: Ti lascio andare.
Felicia Cigorescu è direttrice artistica e curatrice d’arte. Attivista per i diritti umani e fondatrice di Sacra Woman, che promuove i valori femminili nelle organizzazioni pubbliche e private.
Una piccola sfida, anche per gli autori della serata che hanno voluto far duettare questi due filoni della sensibilità umana: la spiritualità e l’arte.
Entrambe fanno parte di quel mondo interiore dell’essere umano che ha voluto tradurre in forma il suo sentire e il suo pensiero, come ha precisato Felicia. Questo lo misurano, nel senso che ne rendono la potenza evocativa, anche i templi greci dell’antichità.
Mi piace poi per rafforzare questa tesi, citare gli studi dell’iconologo Erwin Panofsky pubblicati nel 1939 negli Stati Uniti che parlano dei significati intrinseci legati all’opera d’arte e cioè di quanto esse possano spiegarci del modo di essere degli uomini in ogni epoca.
Gli spunti per una riflessione nella serata di ieri sera, come ha detto Lumera erano molti e si è dovuto scegliere …
Tra questi sono stati ribaditi il valore della non violenza. Ahimsa, nelle filosofie indiane significa astenersi da azioni e parole che possono nuocere agli altri. E legata ad essa vi è anche Asteya, il ricordarsi che nulla ci appartiene. Nel divenire in cui tutto si trasforma o muore per rinascere in altra forma, Lumera ha ribadito il valore dell’essenziale.
Alla luce di queste osservazioni il nostro pensiero va alle relazioni umane, come quelle fra marito e moglie, genitori e figli dove il senso del possesso arriva ad annullare l’esistenza della persona che diciamo di amare.
Ma di quale persona parliamo? Conosciamo chi è?
Lasciamo andare le persone che amiamo, siano essi figli o amanti, solo così avremmo cura di loro offrendo lo spazio alle loro aspirazioni e desideri.
Mi ha colpito il racconto di Lumera mentre parlava di felicità. “Ho incontrato gli occhi tristi, cupi, di un bambino che usciva da scuola, in una cittadina dell’alta padovana, un’area “ricca” si potrebbe aggiungere, così diversi dagli occhi di molti poveri bambini dell’India che sapevano sorridere.
Il segreto dello star bene è tornare all’essenziale, abbandonare il desiderio dell’accumulo. Sarà possibile in questa nostra vita che misura spesso la forza di un individuo dalla sua agiatezza?
Ciò che non è puro nel cuore non potrà mai portare pace nella mente … Patanjali.
Dovremmo forse cercare in uno sguardo e sentire diverso verso il mondo, il segreto della felicità di ognuno?
Iniziamo un viaggio dentro il nostro spirito che non necessariamente si tinge del colore delle religioni tradizionali, ma spolvera via da noi tutte quelle infrastrutture dovute alle abitudini e alle consuetudini, per recuperare quell’energia che gli autori hanno definito creativa.
Un’energia che, come ha detto Felicia Cigorescu, potremmo “spendere” anche a ottanta o novant’anni con buoni risultati.
L’autrice ha citato per il loro valore simbolico opere di artisti come Salvador Dalì o Hieronjmus Bosch, La donna in Fiamme e il Giardino delle Delizie, per mostrare come questi pittori nei loro quadri abbiano indicato delle strade da percorrere, raccontando anche i bisogni dell’uomo.
La serata si è conclusa con degli esercizi sul respiro che hanno coinvolto tutto il pubblico dei presenti. L’esperienza ha fatto emergere ancora una volta l’importanza per il nostro benessere, di una vita meno “ansiosa” per ritornare a percepire il nostro respiro e poi lentamente … attraverso la meditazione, o se preferiamo usare un sinonimo, la riflessione, cogliere il nostro io.
Patrizia Lazzarin
