IMPRESSIONISMO E OLTRE

Da oggi al 3 maggio del prossimo anno, il Museo dell’Ara Pacis a Roma, ospita la grande mostra Impressionismo e oltre. Capolavori dal Detroit Institute of Arts, promossa da Roma CapitaleAssessorato alla CulturaSovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.                                          

L’esposizione, curata da Ilaria Miarelli Mariani e Claudio Zambianchi, presenta i dipinti di una delle maggiori istituzioni museali degli Stati Uniti.

La selezione riunita al Museo dell’Ara Pacis comprende un insieme di capolavori europei realizzati tra gli anni Quaranta dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, alcuni dei quali entrati nelle collezioni del museo statunitense già poco dopo la loro esecuzione e che documentano una fase cruciale della storia dell’arte, attraversata da trasformazioni profonde che contribuirono a ridefinire il linguaggio pittorico moderno.

Vincent  Van Gogh, Rive dell’Oise a Auvers, 1890, Detroit Institute of Arts

La nascita e lo sviluppo dei musei statunitensi segue un percorso del tutto diverso rispetto a quelli europei. Nel pionieristico libro I grandi collezionisti americani, Aline Bernstein Saarinen scrive: “Il gusto in America è un fenomeno singolare e affascinante. Esso non si svolge lungo un cammino opportunamente rettilineo, ma si compone di molte stratificazioni, è complesso e contraddittorio”.

Protagonisti di questo fenomeno sono i collezionisti d’arte … Non musei che nascono da collezioni reali e delle grandi famiglie, o dalle volontà degli stati unitari, fortemente radicati nel territorio che li ospita e spesso ospitati in palazzi antichi, ma nati in edifici appositamente costruiti e finanziati da grandi mecenati, con valore fortemente didattico e al servizio delle municipalità.

La mostra si apre con il rinnovamento dell’arte francese a partire dalla metà del XIX secolo, quando realisti e impressionisti si concentrano sulla rappresentazione della vita moderna e sulla resa immediata della percezione della luce. È il momento in cui la pittura europea si interroga sul rapporto tra percezione e realtà, inaugurando una trasformazione profonda che porterà, nel giro di pochi decenni, alle avanguardie del primo Novecento.

Paul Cézanne, Bagnanti,  c.1880, Detroit Institute of Arts

Seguendo l’invito di Charles Baudelaire, a rivolgere lo sguardo alla vita contemporanea, i pittori francesi trovano nella modernità urbana e nella luce naturale la materia nuova della loro ricerca.

La prima sezione restituisce con chiarezza questo passaggio epocale attraverso cinque dipinti di Edgar Degas, il celebre Bagnanti di Paul Cézanne e il raffinato Donna in poltrona (1874) di Pierre-Auguste Renoir, scelto come visual della mostra, ai quali si affiancano due opere più tarde di Pissarro e Alfred Sisley.

Il racconto espositivo prosegue con le ricerche sviluppate dopo il 1886, anno dell’ultima mostra impressionista, quando la pittura francese si avvia verso una crescente solidificazione della visione, una costruzione più stabile della forma e una trasformazione del colore in elemento espressivo autonomo. La Sainte-Victoire di Cézanne esposta, databile ai primi Novecento, mostra con evidenza questa evoluzione.

La parte centrale del percorso è dedicata alla Parigi dei primi due decenni del Novecento, quando la capitale francese si afferma come centro artistico mondiale e vede emergere figure decisive come Pablo Picasso e Henri Matisse. Le sei opere di Picasso esposte in mostra restituiscono la complessità del suo percorso: un dipinto del periodo rosa, due della fase cubista e tre ritratti di donne sedute, dipinti dopo il 1920, segnano tappe fondamentali della sua maturità.

I tre dipinti di Matisse, realizzati tra il 1916 e il 1919, testimoniano invece un’evoluzione sorprendente, dal rigore geometrico delle prime ricerche a una pennellata più sensuale e dilatata, influenzata dall’opera di Renoir. Completano questo panorama parigino le opere cubiste di María Blanchard, unica artista donna presente nella selezione proveniente dal DIA, e di Juan Gris, insieme ai dipinti espressionisti di Amedeo Modigliani e Chaïm Soutine, figure centrali della Scuola di Parigi.

Wassily Kandinsky, Studio per dipinto con forma bianca, 1913, Detroit Institute of Arts

In chiusura una ricca selezione dedicata all’avanguardia tedesca, acquisita dal Detroit Institute of Arts grazie alla lungimiranza del suo direttore Wilhelm R. Valentiner, in carica tra il 1924 e il 1945, e al sostegno di importanti mecenati.

Tre dipinti — di Max PechsteinWassily Kandinsky e Lyonel Feininger — appartengono ai grandi movimenti d’anteguerra, Die Brücke e il Blaue Reiter. La maggior parte delle opere risale infatti al dopoguerra e restituisce la drammaticità della Germania sconfitta, raccontata attraverso la durezza delle figure di Erich Heckel Karl Schmidt-Rottluff, e attraverso i lavori intensi di Emil NoldeOskar Kokoschka e Max Beckmann, il cui Autoritratto del 1945 riflette l’incertezza profonda dell’artista e del suo Paese nel difficile momento successivo al conflitto.

La rassegna è coprodotta e organizzata dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e da MondoMostre, con il supporto di Zètema Progetto Cultura.

Essa è stata progettata per essere accessibile attraverso percorsi multisensoriali, visite integrate, laboratori creativi. Per tutto il periodo di apertura dell’esposizione è inoltre previsto un servizio di visite tattili e visite con interpreti LIS gratuite.

                                                                       Patrizia Lazzarin