UN RITORNO A CASA. ESODO PRATELLI

Esodo Pratelli (Lugo, 1892 – Roma, 1983) è stato un protagonista della pittura italiana della prima metà del Novecento. Ha lavorato a Milano e Roma, non solo come pittore, ma anche come scenografo teatrale, regista e sceneggiatore cinematografico.

La mostra ESODO PRATELLI. UN RITORNO A CASA. Dipinti, ceramiche e disegni dal Futurismo al “Novecento” ad un’ultima sorprendente stagione, riunisce una sessantina di opere dell’artista, alle Pescherie della Rocca di Lugo, in provincia di Ravenna, città natale dell’artista.

Scrive nel catalogo Elena Pontiggia, una delle curatrici: I suoi temi confidenziali, i suoi paesaggi urbani e i suoi paesaggi senza aggettivi, hanno troppo valore per essere relegati nella Scatola delle cose dimenticate, il titolo di un quadro del 1967, che è anche una trasparente metafora della sua vicenda espressiva”.

Esodo Pratelli, Serenità intima, 1930, olio su tela, 56×51 cm, Collezione privata

La rassegna, visibile dal 7 dicembre al 25 gennaio 2026,  comprende i suoi principali capolavori e abbraccia tutto il percorso dell’artista, dagli esordi simbolisti, con i suggestivi autoritratti giovanili del 1910 e del 1913, fino all’importante, pur se breve stagione futurista che comprende tra l’altro i celebri bozzetti per le scene dell’opera L’Aviatore Dro del cugino musicista Francesco Balilla Pratella.

La mostra prosegue poi documentando l’adesione di Pratelli, negli anni Venti, al Novecento Italiano, di cui è un emblema la famosa opera Estate del 1930. Giunge infine all’ultima, sorprendente stagione espressiva dell’artista, con opere come le nature morte degli anni ‘50 (tra cui le intense Pannocchie, 1956) e i paesaggi della metà degli anni ‘60, sospese tra realismo e “non finito”.

Sono opere che disegnano una linea del tempo che si incrocia e si intreccia, con le grandi correnti e i movimenti artistici nazionali e internazionali, dalle avanguardie al ritorno all’ordine, fino a un finale più intimista.

Esodo Pratelli, Ritratto di Lilia, 1925, olio su tavola, 45×35 cm, Collezione privata

Curata da Elena Pontiggia e Massimiliano Fabbri con la collaborazione di Rita Romeo e Marco Pratelli, la mostra si sviluppa con un andamento cronologico nella successione delle opere, ma al tempo stesso si caratterizza per tracciare, all’interno del suo percorso espositivo, anche un discorso trasversale per temi e sui generi, quelli tradizionali della pittura (ritratto, figura, paesaggio e natura morta), che cambiano e ritornano ciclicamente nel corso della sua carriera artistica.

Una ricerca, quella di Pratelli, complessa e fatta di scarti e strappi, manifesti, adesioni sindacali e battagliere, gruppi e distanze, attraverso le quali lo ritroviamo sempre diverso, ma sempre riconoscibile.

I suoi paesaggi sono forse il tema più ricorrente della sua poetica dove sperimenta e che non abbandonerà mai. Le ultime opere sono proprio paesaggi: finestre o panorami. Si passa   da una veduta dei tetti lughesi del 1914 a una prima neve modernissima del 1965 in cui la lezione “non finita” di De Pisis sembra entrare nei paesaggi anemici e nelle ardite e sapienti soluzioni pittoriche di Mario Schifano.

Esodo Pratelli, Ricordo d’estate (Romagna), 1958, olio su tela, 60×80 cm, Collezione privata

In mezzo tetti, strade, ponti, viadotti, montagne e paesaggi collinari, case, marine e alberi, città e nature, mari e tramonti, barche e conchiglie, in cui Pratelli guarda e metabolizza trasformando personalmente la lezione dei grandi con cui ha condiviso un tratto importante di strada, dai silenzi incantati di Carrà alle tavolozze antiche e quasi d’affresco di Campigli, fino ai poetici abbandoni di De Pisis.

Le nature morte degli anni ’50 rappresentano il suo ritorno quasi segreto all’attività pittorica, alcune davvero sorprendenti per qualità e freschezza pittorica, dove i soggetti sono davvero poveri e domestici: gli spaghetti, i finocchi e le pannocchie. L’artista apre a nuove soluzioni di grande libertà espressiva   nelle felicissime cromie, nelle sensualità materica e nell’audacia e velocità stenografica delle pennellate.

Una sezione della mostra è riservata alle sperimentazioni di Pratelli in ceramica, con piatti e vasi finemente decorati con gusto liberty. 

Esodo Pratelli, Sgabelli, 1956, olio su tela, 90×114 cm, Collezione privata

Il percorso espositivo si chiude con un’ultima sezione ospitata nella adiacente Torre del Soccorso in cui una quadreria accoglie alcuni stupendi disegni dell’artista, a testimonianza della grande qualità, libertà e continua evoluzione, sperimentazione e studio incessante dell’artista.

La pubblicazione della monografia Esodo Pratelli. Dal futurismo al “Novecento” e oltre, a cura di Elena Pontiggia (Silvana Editoriale) è oggi la più completa sull’artista e ne ricostruisce analiticamente la vicenda, pubblicando anche carteggi inediti e rivelatori.

                                                                     Patrizia Lazzarin