
Non muore mai … non vuole …, il sentimento di tenerezza che plasma l’essere umano e nutre le sue relazioni di amicizia ed amore, capace di riemergere, come corpo sommerso, anche quando egli sente malanimo verso qualcuno. Questo, il file rouge della commedia di Eduardo De Filippo, Non ti pago, andata ieri sera, in scena al Teatro Verdi di Padova, che si costruisce con uno spessore simile a giovane corteccia ed innerva la comicità e l’ironia pungente, capace di far ruotare, come su un mappamondo in movimento, i pregi e i difetti che sono prerogativa dei personaggi.
Una grande tombola sul boccascena del palco, ricordava quella napoletana che si lega alla Smorfia, parente stretta di Morfeo, dio del sonno perché molto spesso i numeri da giocare “nascono” proprio durante il sonno. La Smorfia è come una sorta di dizionario che associa ad ogni situazione, sogno o persona un numero da 1 a 90.
1 2 3 4 26 sono i numeri vincenti che hanno reso milionario o, meglio potrebbero, se riscossi dal fortunato che li ha sognati. La questione apparentemente chiara, si complica. Morfeo si è divertito a smistare le carte e i parenti, ormai defunti degli interessati, si sono presentati in sogno, alla persona sbagliata.
Bisogna fare giustizia dunque, una giustizia che prescinda da quella divina e da quella del consorzio civile, una giustizia che appartiene solamente a Ferdinando Quagliuolo, interpretato da uno splendido Salvo Ficarra che con la sua sensibilità ha saputo rendere l’ego umbratile dell’uomo che qui non più eroicamente, ma in modo comico mostra le sue fantasie venate di amor proprio e il suo fianco alla divertita risata del pubblico in sala.

Non ti pago fu, nel 2015, l’ultima regia di Luca De Filippo, figlio dell’indimenticabile Eduardo, e messo in scena dalla sua compagnia.
Ferdinando Quagliuolo e Aglietiello, uomo di fatica in casa Quagliuolo e nella vita, Nicola Di Pinto, salgono sui tetti, di notte, a studiare le forme delle nuvole, che abbiamo visto rosa e azzurre sullo sfondo, per ricevere suggerimenti utili a giocare i numeri fortunati. Ma quei numeri, come dicevamo, vanno a finire per chissà quale bizzarria del destino, nella testa dell’innamorato Mario Bertolini (Andrea Cioffi) della figlia, interpretata da Carmen Annibale.
Mario che aveva ricevuto ancora dal padre di Quagliolo, la ricevitoria della piccola famiglia borghese napoletana di cui facciamo conoscenza, è una vera e propria spina nell’occhio per Ferdinando. Poco valgono i giudizi e i consigli di sua moglie Concetta, interpretata da una brillante Carolina Rosi.
Scoccianteeeeee, sei proprio scoccianteeee. Gli urla lei, in un momento culminante. Gli improperi come in una buona famiglia, quelle che durano nel tempo, volano e quel scocciante, detto in occasioni diverse da entrambi, sembra mostrare gli spigoli di una convivenza. Le relazioni amicali e familiari, così complicate, così umane.
Ha spruzzato con un pennello, bizzarria ed estro, anche Margherita, la cameriera di casa (Viola Forestiero) e Paola Fulciniti nelle vesti sia di zia Erminia e di Carmela, la popolana che ricorda la schiettezza che non si vuole fa calpestare da chicchessia.

Nelle conversazioni intorno al tavolo del soggiorno di casa Quagliuolo tra il protagonista, il parroco don Raffaele Console (Marcello Romolo) e l’avvocato Strumillo (Mario Porfito), la natura umana ha preso in prestito o sostegno anche il divino per spiegar la vita, facendo esplodere le risate del pubblico che nel corso della serata sembrava dare voce ad un improbabile suggeritore nascosto nella nicchia del proscenio.
Un pasticcio napoletano? No, umano, fatto di di vivi, morti, numeri, sogni, vincite e milioni, dove le risate sono sgorgate liberatorie, catartiche, serene.
La storia per andar finir bene necessita che padre Ferdinando sappia una cosa dal pretendente di sua figlia … la stella sua … una cosa che tutti sapevano … la moglie … lui no.
Lo spettacolo è in cartellone anche stasera, venerdì, sabato e domenica ad orari diversi consultabili nel sito del Teatro Stabile del Veneto.
Patrizia Lazzarin
