LA SONNAMBULA  di   BIANCA PITZORNO

Il nome La Sonnambula, sulla copertina del libro di Bianca Pitzorno, ci fa venire in mente Amina, la protagonista della celebre ed omonima opera di Vincenzo Bellini, uno dei maggiori compositori musicali dell’Ottocento. La celebre Amina che l’innamorato Elvino vede camminare sul cornicione di casa dimostrandogli che lei, la sua promessa sposa, non aveva mentito sul fatto di essere sonnambula. Esso è anche il nome a cui la nota scrittrice e traduttrice Bianca Pitzorno ha intitolato il suo ultimo romanzo, edito nel primo mese dell’anno 2026 e, che proprio in questi giorni, ha conquistato la vetta della classifica dei libri più venduti in Italia.

 Il libro ambientato nella Sardegna, terra di origine della scrittrice prende spunto da vicende realmente accadute. La storia si sviluppa da un ritaglio di giornale appartenuto alla nonna dell’autrice, Peppina Sisto, su cui Bianca Pitzorno scopre l’esistenza di un annuncio della Rinomata Sonnambula che, nell’ultimo ventennio dell’Ottocento, esercitava con il nome di Elisa Morello nella città di Sassari.

Infatti, come spiega la stessa scrittrice: la sonnambula in quei tempi non indicava una donna che cammina o agisce nel sonno, ma colei che cade in trance e predice il futuro, ovvero una medium, una sensitiva”. Pitzorno si è chiesta, chi era? Il cognome Morello non è sardo. E chi andava a consultarla?

 La storia si costruisce grazie alle notizie ricavate dai giornali del tempo e i personaggi, in parte veri e in parte inventati, ci restituiscono il sapore dell’epoca. La stessa scrittura si nutre delle motivazioni di molte autrici dell’Ottocento dove si scopre il desiderio di emancipazione delle donne accanto alle scarse opportunità e, i limiti che impedivano loro di poter disporre della propria formazione e del proprio futuro. L’orizzonte femminile era fatto di piccole cose e si godeva le centellinate occasioni di avere un po’ di autonomia all’esterno delle mura domestiche.

Nel romanzo facciamo la conoscenza con un conte violento come Folco, di donne e uomini borghesi, alcuni con una nuova mentalità, altri ancora molto ossequiosi alle tradizioni del passato.  C’è poi un’aristocrazia buona, antica, quella che si lega al precedente dominio spagnolo e un’altra vicina per ragioni di opportunità, alla nuova dinastia regnante piemontese e ci sono i colori e i caratteri della gente del popolo e di quella dei circhi che si muovevano nelle città della nuova Italia. E tra il continente e l’isola, le navi trasportavano passeggeri: chi fuggiva, chi arrivava …

Il romanzo sembra contrappore il Bene e il Male in maniera estremamente chiara, quasi manichea a volte, e le occasioni di suspense animano la lettura, senza troppo spaventare.  

L’autrice fa capolino nello stesso romanzo per spiegarci come nascono le storie  e come si muove il pensiero e la mano di chi scrive. Sembra un gioco, a cui, per ora, facciamo da spettatori. Come andrà a finire la “passione” fra la nostra Sonnambula, abituata a cambiar più volte nome per necessità, e il suo “amoroso”. E qui dipende anche dalla bontà della penna dell’autrice che potrebbe quindi renderci felici  o non,  per come essa si concluderà.  Le storie dunque alla fine sono capaci di farci provare sentimenti.

 Il romanzo, edito con Bompiani,  è dedicato a Enrico Costa, inventore a fine Ottocento, assieme da un gruppo di amici di Sassari, dell’associazione benefica “Cuore e Follia”.  Costa, scrittore e artista, è riconosciuto come una delle personalità più importanti della cultura sarda del tempo.  Troveremo “Cuore e Follia” anche nel romanzo della  Sonnambula. Esso ci conduce   ad osservare  uno spaccato dell’articolarsi della  società dell’epoca.

La scrittrice Chiara Valerio ha così recensito il romanzo parlando della protagonista e di Bianca Pitzorno: “Le donne che vedono il futuro, di solito vedono bene anche il presente. Questo racconta la storia di Ofelia, questo raccontano le donne che Bianca Pitzorno, con sapienza, allegria, gusto per storia e geografia, per letteratura, treni, circhi, rotocalchi e bauli di sale, mette intorno alla sua sonnambula. Il futuro esiste perché qualcuno desidera il presente. Come la sonnambula e come la sua autrice”.

                                                              Patrizia Lazzarin