VAN DYCK L’EUROPEO. IL VIAGGIO DI UN GENIO DA ANVERSA A GENOVA E LONDRA

Apre domani a Genova, nell’Appartamento e Cappella del Doge di Palazzo Ducale e, rimarrà visibile fino al 19 luglio, l’esposizione dedicata al grande ritrattista fiammingo Anton Van Dick che come come Hans Holbein il Giovane, un altro sommo ritrattista, ebbe in destino di chiudere una grande stagione di arte e cultura.

Come Holbein circa un secolo prima, nel 1543, poneva fine alla rinascenza tedesca, così con Van Dick nel 1641, terminavano due secoli illustri della storia e dell’arte europea, nei quali era nata e fiorita la civiltà artistica fiamminga.

 Anton Van Dick nacque il 22 marzo 1599 ad Anversa, una città ricca e prospera. La precocità del pittore si manifestò assai presto e da un documento che risale al 1660-62 abbiamo la prova che già nel 1615-1616 aveva un atelier proprio.

Nell’autoritratto del 1617 lo vediamo già giovinetto dallo sguardo intenso, consapevole del proprio talento. A soli quattordici anni si rivela con un ritratto di vecchio e, subito dopo con il San Gerolamo dove riesce a tradurre con semplicità e immediatezza l’appassionato dialogo fra il santo e il Crocefisso.

Fin da ragazzo egli si legò con i circoli aristocratici di Anversa, di Genova e di altre città italiane e, infine con quelli di Londra. Le decine di ritratti eseguiti durante la sua breve vita costituiscono una testimonianza incredibile della società elegante e ricca del primo Seicento.

I nobili, i potenti, i prelati, le regine e i re sono raffigurati nello splendore del loro censo, idealizzati nelle pose statuarie. Van Dick è stato profondamente fiammingo nel suo adeguarsi alla verità interiore del personaggio e anche nel suo trovarsi a suo agio negli ambienti più diversi.

Curata da Anna Orlando e Katlijne Van der Stighelen, la rassegna ripercorre l’intero arco della carriera dell’artista. Il percorso si sviluppa come il viaggio intrapreso da Van Dyck dalla sua patria, le Fiandre, fino alla corte di Carlo I re d’Inghilterra, attraverso numerosi spostamenti e, soprattutto, dopo un lungo soggiorno in Italia, durato  sei anni.

A Palazzo Ducale saranno esposte opere dell’importante periodo italiano tra il 1621 e il 1627, in cui Genova ebbe un ruolo centrale, ma anche numerose opere eseguite nei diversi momenti della carriera. A Genova ci saranno un numero straordinario di opere: 60, divise in dieci sezioni tematiche.

Non ci sarà, però, soltanto il Van Dyck ritrattista, attività che lo ha reso celebre e che verrà testimoniata con opere di ogni stagione della sua attività, da Anversa, all’Italia, all’Inghilterra, ma anche  il Van Dyck delle opere sacre.

Forse il capitolo meno conosciuto e meno studiato della sua arte e soprattutto quasi mai presentato in Italia con un numero di opere così consistente. Tra le opere che giungono a Palazzo Ducale il Matrimonio mistico di Santa Caterina proveniente dal Prado di Madrid o lo splendido San Sebastiano della National Gallery di Edimburgo, ma anche alcuni straordinari inediti, come l’Ecce Homo di collezione privata europea.

E inoltre, eccezionalmente staccata dall’altare della piccola chiesa di San Michele di Pagana (Rapallo) per essere finalmente ammirata da un pubblico internazionale, sarà esposta a Palazzo Ducale, a conclusione della mostra, l’unica pala a destinazione pubblica che Van Dyck esegue per la Liguria: una monumentale Crocifissione di grande intensità.

                                                                    Patrizia Lazzarin