A FIRENZE TORNERÀ A RISPLENDERE L’ARTE DI GIOTTO

Tornerà a risplendere a metà settembre l’arte di Giotto nella cappella Bardi di Santa Croce a Firenze dopo il restauro delle “Storie di san Francesco” iniziato a giugno del 2022. L’intervento è stato reso possibile grazie alla collaborazione tra Opera di Santa Croce e Opificio delle Pietre Dure.
L’arte di Giotto come sosteneva lo storico Roberto Salvini si pone come una summa della cultura figurativa del Medioevo occidentale ed orientale, una sintesi ed una saldatura definitiva delle due discordi tradizioni, da cui trae inizio il corso dell’arte italiana.
Le due tradizioni a cui fa riferimento lo studioso sono l’eredità classica romana con la sua pittura illusionistica e prospettica che a Roma andavano recuperando artisti come Cavallini e Torriti e la ben più egemonica arte bizantina – “greca” per gli uomini del Rinascimento che si manteneva nel bacino del Mediterraneo e nell’Europa Orientale.
Dopo Padova dove Giotto con la Cappella degli Scrovegni raggiunge quella che Renzo Chiarelli definisce l’umanizzazione della pittura e, una sua permanenza a Ravenna e Rimini, un altro grande cantiere di decorazione per il pittore di Colle di Vespignano saranno le pitture che interesseranno le cappelle dei Bardi e dei Peruzzi in Santa Croce a Firenze.
Lo stato degli affreschi della Cappella Bardi prima del restauro che si inaugurerà intorno a metà settembre, lasciava a stento comprendere la grandezza e la novità di questa nuova fase dell’arte giottesca dove il realismo, lo spazio e la profondità psicologica di Padova si sciolgono e si esaltano in una libertà interiore ed espressiva.
La cappella Bardi fu commissionata quasi sicuramente da Ridolfo dei Bardi, una potente famiglia di banchieri fiorentini. Sui suoi 180 metri quadrati, Giotto e la sua bottega rappresentarono in sei scene i momenti cruciali della vita del fondatore dell’ordine francescano.
Gli affreschi furono con buona probabilità dipinti dopo la canonizzazione di San Ludovico di Tolosa avvenuta nel 1317, perché quell’evento è raffigurato sulla parete di fondo.

I danni su quest’opera si maturano a partire da un’imbiancatura a calce probabilmente già nella prima metà del Settecento, sulla quale nei primi decenni dell’Ottocento furono inseriti due cenotafi.
In seguito ad un nuovo progetto di decorazione della cappella nel 1851, porzioni della pittura trecentesca riemersero sotto l’imbiancatura.
Molte delle abrasioni, graffi e perdite che segnarono le pareti, furono dovute proprio alle procedure meccaniche di rimozione dell’imbiancatura.
L’assetto della decorazione dipinta della cappella prima dell’intervento attualmente in corso si deve ai lavori di recupero condotti tra l’estate del 1957 e la fine del 1958 dal Soprintendente Ugo Procacci e il restauratore Leonetto Tintori che basarono il proprio lavoro sul recupero di quella “grande luce di autenticità” che le pitture di Giotto, occultate dalle ridipinture precedenti del Bianchi, erano ancora in grado di rivelarci.
Vennero quindi rimossi gli interventi ottocenteschi e non si intervenne con alcuna forma di integrazione pittorica, lasciando leggibile la testimonianza di quello che rimaneva della pittura di Giotto.
Vi è molta attesa per lo svelamento del nuovo restauro a settembre che con buona certezza racconterà ancora nuove storie di un importante ciclo di affreschi dell’arte italiana.
Patrizia Lazzarin

