PREMIO FONDAZIONE MIMMO ROTELLA. PALLAORO VINCE LA XXV EDIZIONE

È Andrea Pallaoro, regista di The Echo Chamber, il vincitore della XXV edizione del Premio Fondazione Mimmo Rotella, il riconoscimento che ogni anno, in occasione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, celebra il dialogo tra cinema e arti visive.
La cerimonia di premiazione si terrà venerdì 4 settembre alla Collezione Peggy Guggenheim. Il Giardino delle sculture e la terrazza di Palazzo Venier dei Leoni, storica dimora di Peggy Guggenheim e oggi sede della sua collezione, ne rappresentano ancora una volta la cornice ideale.
Il commento del regista sul film Echo Chamber.
È la prima volta che dirigo un film tratto da una sceneggiatura che non ho ideato personalmente.
Al centro del film c’è una storia d’amore in cui l’amore è inseparabile dalla sofferenza – dove il dolore emotivo e il dolore fisico distorcono il modo in cui viene cercata l’intimità e la tenerezza può lentamente trasformarsi in controllo e possesso.
Al di là della sua dimensione intima, il film affronta una condizione universale: il modo in cui spesso ci aggrappiamo proprio alle cose che ci impediscono di andare avanti.
The Echo Chamber parla delle tracce che le persone lasciano le une nelle altre – ricordi, ferite, desideri, dipendenze – e del modo in cui le relazioni possono diventare spazi sia di rifugio sia di prigionia. I personaggi ripetono gli stessi schemi emotivi, alla ricerca di una connessione che al tempo stesso temono, manipolandosi a vicenda per evitare di confrontarsi con la propria solitudine.
Nato nel 2001 da un’idea dello stesso Mimmo Rotella (Catanzaro, 1918 – Milano, 2006), con la collaborazione di Paolo De Grandis e Pierre Restany, il Premio celebra il dialogo tra cinema e arti visive, due linguaggi che Rotella ha sempre considerato profondamente legati e complementari nel suo percorso creativo e nella sperimentazione contemporanea.

Il cinema ha infatti attraversato l’intero immaginario artistico di Mimmo Rotella. A partire dalla fine degli anni Cinquanta, Rotella trasforma i manifesti cinematografici prelevati dai muri delle città attraverso la tecnica del décollage, facendo entrare volti, icone e immagini della cultura di massa nella storia dell’arte del secondo Novecento.
Un rapporto con la settima arte che il Premio continua oggi a mantenere vivo. “Ero sempre affascinato dal cinema– dichiarava Mimmo Rotella in un’intervista – e nel 1958 ho cominciato a usare i suoi manifesti per farne opere d’arte, con la tecnica del décollage. Le mie opere ispirate al cinema sono quelle che amo di più. Ho cercato di realizzarle con la stessa fantasia e libertà che trovavo nel cinema”.
Patrizia Lazzarin

