Libri

IL SOLE NELLE POZZANGHERE

 di MATTEO BUSSOLA

Le storie fluiscono, sgorgano dagli oggetti abbandonati, consentendo ad essi, come acqua che zampilla da una fresca sorgente, una rinascita. Sono le vicende che hanno contraddistinto la loro esistenza accanto alle persone ad indicarci il loro potenziale di nostalgia, originatasi dopo la fine di quell’amore che ci legava ad esse, anche magari solo per le piccole faccende quotidiane: un quaderno, uno scrittoio, un libro, un giocattolo …

Il sole nelle pozzanghere, l’ultimo libro di Matteo Bussola, edito da Einaudi illumina intorno come una sfera di luce che si specchia su una superficie acquea incontrata sul nostro cammino.  Il riflesso fa brillare i ricordi legati ad un vecchio elettrodomestico rumoroso, ad un letto che non viene più usato, ad una cucina di cui è venuta a mancare la proprietaria.

Ogni oggetto è il racconto della sua esistenza, ma anche una cartina al tornasole delle vite di coloro a cui appartenevano, in grado di testare il grado di “durezza” e “dolcezza” del vivere.

Lo scrittore come attraverso la bocca di una lampada misteriosa e parlante, fa scivolare sulla carta grazie al racconto di un vecchio rigattiere i sentimenti provati dai tanti personaggi che popolano il romanzo. Sono storie che si svelano mischiando realtà e fantasia in un gioco a rimpiattino, allo stesso modo di una partita a pallamano.

Esse parlano del passato: sono finestre sulle vite degli uomini.

Il fatto più intrigante è che sanno accrescere il rammarico e il desiderio che quello che è accaduto poteva andare diversamente.

Il signor Pi è interessato ad accettare proprio quegli  oggetti che hanno storie da raccontare. La sua bottega è veramente grande: ospita persino materassi, mobili … lampadari, valige, zaini, tante cose che potremmo definire vintage, quasi un negozio di antiquariato in certe occasioni.

Anche i telefoni con la rotella degli anni Ottanta, originali, quelli prima che venissero sostituiti dai Sirio. Dentro quei fili le voci degli abitanti del tempo, fra cui quelle di un bambino innamorato di una sua coetanea e che, costretto a cambiare scuola perché bullizzato, invia prima di andarsene, una lettera alla sua cara amica.

Ciao Ilaria ti scrivo perché a voce non riesco a dirti bene le cose (Yussuf è balbuziente). A voce le parole mi tremano un po’ come le mani quando ho freddo. Volevo dirti scusa, non volevo metterti nei guai. Scusa se mi piaci. Simo e gli altri mi hanno picchiato per questo, ma non è colpa tua.

 A me è venuto da piangere perché la mia mamma mi ha sempre detto che l’amore ti rende libero, invece a me mi ha legato. … nella nuova scuola diventerò un po’ più coraggioso. Almeno là se ti amerò non mi picchierà nessuno. Yussuf

Dentro un vecchio apparecchio: le storie di bambini che spalancano il loro cuore.

Il rigattiere ammicca. Il signor Pi si è chiesto se siano vere queste voci che gli giungono dagli oggetti che qualche mattina assomigliano ad un coro, oppure invece affiorino per echi di suggestioni, impressioni o ancora suoi desideri inconsci.

E qui Matteo Bussola suggerisce una risposta che annuncia altri interrogativi e riflessioni. Le storie servono per ciò per cui sempre servono le storie: sopravvivere, anche a sé stessi.

La Scrittura diventa quindi uno strumento di ricerca della propria interiorità e nutre uno sguardo che ci può, forse, aiutare a venire a capo della nostra vita.

                                                                           Patrizia Lazzarin

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