Libri

MARE APERTO

Sembra di tuffarci a grandi bracciate dentro un mare capace di raccontare storie ovunque lo si guardi o lo si ascolti. Sono testimonianze che hanno radici nella Preistoria e giungono fino agli elicotteri che sorvolano le acque del Mediterraneo, assieme alle navi in cerca di migranti in difficoltà. Mare aperto, storia umana del Mediterraneo centrale, il recente libro del giornalista Luca Misculin, pubblicato da Einaudi, ci accompagna in un viaggio nel tempo e nei luoghi che si affacciano sul Canale di Sicilia, quel tratto di mare che separa la Sicilia dall’Africa: 150 km da Marsala a Capo Bon in Tunisia.

Pantelleria, le Pelagie Lampedusa e Linosa fino a Malta ci svelano molto della storia dell’uomo.

L’esplorazione comincia dai Neanderthal e poi con i Sapiens che arrivarono dall’Africa in Italia attraverso la penisola balcanica, dopo essere passati per il Medio Oriente, lungo quel confine tra Siria ed Egitto, non più oggi “valicabile“ via terra.

Per quanto ne sappiamo, i nostri lontani antenati non tentarono mai di attraversare il mare Mediterraneo fino all’età Neolitica. Le prime imbarcazioni scoperte risalgono infatti al 7000 a. C. L’ossidiana con cui si costruivano gli utensili per la vita quotidiana e che ancora scorgiamo sulle pareti a picco sul mare, arrivando a Pantelleria, fu all’origine dei primi contatti via mare fra le persone che vivevano in Europa e quelle che risiedevano in Africa.

Isole in mezzo al mare: Pantelleria e Linosa sono isole vulcaniche quindi fertili, mentre Lampedusa e Malta sono rocce emerse dall’incontro tra la placca africana e quella euroasiatica. Il Canale di Sicilia, dove si trovano, ha un moto ondoso fra i più alti del Mediterraneo  e in pieno inverno è una delle zone con maggior propensione alla formazione di vortici di tutti i tipi.  Un mare che sembra assumere le sembianze umane o addirittura sfiorare quelle divine.

Nelle sue profondità il Mediterraneo centrale cela grandi segreti, come sostengono gli studiosi. Rispetto al restante Mediterraneo è stato studiato per circa il 30% di fronte al 70% delle rimanenti sue acque.

Il viaggio del giornalista Misculin è uno sguardo attento  sull’uomo e su queste straordinarie terre che sono lambite o circondate da quel mare con il desiderio di tutelare entrambi.

L’inquinamento causato dalle grandi quantità di plastica giunte nel Mediterraneo ha messo a rischio la sopravvivenza delle berte, gli uccelli che vivono da sempre sull’isola di Linosa: da esso minacciate ora più della caccia dell’uomo. Volatili che avevano finito per dare una fisionomia al territorio come i fichi d’india.

Anche le tartarughe salvate a Pantelleria raccontano il rischio della loro estinzione o il pescecane grigio che è innocuo per l’uomo.

 Il surriscaldamento dell’ambiente sta favorendo cambiamenti che dovranno essere affrontati con nuovi salvavita: aumento dell’energia prodotta per mantenere gli impianti di condizionamento come nell’isola di Malta, dove le ondate di calore stanno cambiando anche l’economia che si sta sempre più convertendo verso il turismo abbandonando la precedente vocazione agricola.

Si cammina dentro il passato per arrivare fino ai Fenici che nell’età del Bronzo, tracciarono nuove vie marine e carovaniere, fondando città come Cartagine che tanto filo da torcere diede a Roma. Perché poi i Fenici e i Cartaginesi furono così bistrattati dai Greci e dai Romani? Quali leggende si sono mantenute nel tempo?

Il giornalista cerca di ridisegnare alcune verità, senza voler necessariamente essere di parte. La Libia del Regno d’Italia e del periodo fascista, poi quella di Gheddafi che cercherà di diffondere un’immagine positiva di sé nel mondo anche con la commissione di dischi a cantanti maltesi e con la fondazione di una Radio nell’isola.  Per arrivare alla Libia dei migranti di oggi …

La squadra di calcio di Lampedusa che “vola” sulla terraferma di mattina per giocare la partita e tornare così nel pomeriggio evitando, in caso di maltempo, di dover pernottare fuori con costi insostenibili per la società sportiva, entusiasma anche noi.

Quante storie di uomini, di passioni, di lotta, di vita e anche di sopravvivenza.  E quell’isola apparsa non lontano dal sud della Sicilia, poco distante da Sciacca a fine giugno del lontano 1831: “un vulcano nuovamente sorto”, come si disse. L’otto dicembre dello stesso anno un brigantino del Regno delle due Sicilie passò lì accanto senza più vederla, li dove era emersa.

Cosa era successo? L’isola chiamata Ferdinandea era formata da ceneri e lapilli molto fini.  Al momento della massima espansione era alta 65 metri e larga 1 Km. Quando cessò l’emissione di lava venne erosa dal moto ondoso del mare in meno di sei mesi.

E nel Mediterraneo, sulle piattaforme che estraggono gas naturale e petrolio. Come si vive in mezzo al mare? Come trascorre il tempo chi lavora su queste piattaforme. Solo una curiosità: un mese sulle piattaforme con turni di 12 ore di lavoro e poi un mese di riposo a casa, in terraferma.

                                                                                 Patrizia Lazzarin

Lascia un commento