ZORBA IL GRECO: UN MITO ED UN SOGNO

La luna illuminava ieri sera il Teatro romano dove le danze dello spettacolo di Zorba il Greco hanno fatto assaporare il piacere intenso della vita nel suo anelito a superare anche il dolore. Le danzatrici nei loro movimenti erano come antiche korai greche, sciolte dai legami della pietra, libere di inseguire nei disegni tracciati dai loro arti, il movimento dei corpi celesti.
Armonia come spirito guida. Eterogeneità nei gruppi di danza che costruivano insiemi, ognuno foriero di significati che il nostro sguardo cercava di catturare per cogliere il ritmo profondo che unisce le parti del nostro mondo fisico.
Nella parte posteriore della scena, in alto a destra vi erano solitarie, nel loro grigio tinto di Storia, statue greche che parevano formare un antico coro, questa volta muto, intento ad osservare e ad ascoltare quanto accadeva vicino a loro.
Lo spettacolo di ieri e di stasera di Zorba il Greco, al Teatro Romano a Verona, vedono in scena il Ballo di Fondazione Arena, coordinato da Gaetano Petrosino con la collaborazione della coreografa Anna Kryszkow.

Il ruolo di Zorba il Greco, il celebre personaggio del romanzo di Nikos Kazantzakis, l’uomo dai mille mestieri, l’eterno vagabondo che amava le donne e la vita, era interpretato dal primo ballerino del Teatro Nazionale Sloveno di Maribor, Davide Buffon.
Nella storia Zorba è il novello Dioniso che incarna il dolore e la gioia suonando il santuri oppure si muove nella magia di una danza virile. Il tenero John, lo straniero che arriva in Grecia, innamorato delle sue tradizioni ha visto il debutto di Alessandro Casà, Primo Ballerino del Massimo di Palermo.
Marina la vedova desiderata da tutti e che ama anche John, alla fine uccisa dal popolo, era interpreta da Eleana Andreoudi, Prima Ballerina dell’Opera di Atene; dal Teatro alla Scala provengono invece Beatrice Carbone, Madama Hortense e Nicola Del Freo che veste i panni di Manolios, un giovane greco, geloso e tradizionalista, invaghito della giovane vedova Marina.
Il teatro era pieno e la gente entusiasta ha chiesto ripetutamente al corpo di ballo, a suon di battiti di mano e di piedi, di ballare il sirtaki, la celebre danza greca. L’anfiteatro era diventato il luogo di condivisione di un comune sentire fatto di passione per la danza e la musica mentre si inseguiva un ritmo ancestrale che poteva accostarsi in modo lieve ad un rito dionisiaco catartico.

Il sirtaki che si balla in formazione lineare o a cerchio con le mani sulle spalle del vicino, ricordava nelle sue forme anche la luna proiettata sul fondale del palcoscenico. Questa danza si costruisce con ritmi e mosse lenti e poi veloci. Deriva da alcune danze popolari antiche quali il syrtos dove i passi sono lenti e trascinati nella prima parte e, il pidichtos, con salti e balzi nella seconda parte.
Lo spettacolo era stato tratto in origine dalla pellicola cinematografica del 1964 del regista cipriota Michael Cacoyannis che si avvalse della collaborazione del compositore Mikis Theodorakis. Egli creò proprio per quel film la danza di Zorba, nota come sirtaki che nel tempo è diventato simbolo sia del film sia dello spettacolo teatrale che calcò le scene dell’Arena di Verona, per la prima volta, nel 1988. Allora aveva come direttore musicale a dirigere l’Orchestra e il Coro areniani proprio Theodorakis.
I danzatori solisti e i gruppi di ballerini hanno messo in scena coreografie variegate unite da un ritmo che misurava e restituiva le passioni positive e negative. Sono quelle di John, di Zorba il Greco, di Marina, di Madame Hortense, di Manolios fino a quelle feroci del popolo.
Le scene di Filippo Tonon, i costumi di Silvia Bonetti e le luci di Sergio Toffali hanno completato lo spettacolo.
Patrizia Lazzarin

