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PASTA MADRE… FARINA, ACQUA, SALE

Le ceriole. Il pane di Roma. Quartiere Montesacro.

Il pane, quello di tutti, è l’incontro tra farina, acqua, lievito e calore: gli zuccheri si amalgamano come caramello, la crosta si colora e gli aromi si sprigionano.

Calore? Anche umano: quello che si può sentire quando dal fornaio si incontrano le persone per comprarne delle pagnotte e si scambiano qualche confidenza.

Pasta Madre, lo spettacolo interpretato dalla bravissima attrice Sara Allevi che ha rappresentato, nella prima serata di ieri, i tanti volti di una resistenza delle donne al fascismo, ha la regia di Michele Mori.

A Roma prima e dopo la caduta del fascismo, quando c’era la fame e le donne assaltavano i forni, da sole perché i mariti erano al fronte od erano diventati partigiani che si nascondevano nelle borgate, con tanti bambini da sfamare perché il regime aveva “promosso” le femmine coniglio, quelle che davano tanti figli alla patria.

Lo racconta la signora dal fornaio, quella che proprio ieri le hanno messo in carcere il marito solo perché era socialista … aveva idee diverse.

Un teatro dove si fa il pane, un pane che diventa simbolo della Storia.

Farina, acqua, sale … pasta madre …

Pasta … Madre …

Il dramma, andato in scena in prima nazionale, nel teatro di via Nino Bixio a Vicenza che a fatica conteneva tutti, nasce da un’idea di Sara Allevi che nel 2009, dopo tre anni di formazione all’Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe di Udine, torna a vivere a Roma in quel quartiere Montesacro, dove si narra la vicenda.

Un quartiere sacro perché nell’antichità i sacerdoti interrogavano il volo degli uccelli per conoscere il destino della patria.

È il quartiere dove Sara è cresciuta e dove si trova il forno di via della Verna di cui le racconta la nonna che lei ama chiamare Sora Fernanda. Il forno di casa sua perché Adalgisa la fornaia era la mamma di Fernanda, quell’ava che ora le narra nel suo dialetto romanesco tanto vivace una Storia grande, fatta di storie piccole, vite da non dimenticare dove la pasta madre, il lievito fa crescere il pane, ci nutre.

Lo spettacolo ci ricorda la necessità, uguale al cibo, di non dimenticare una pagina di Storia assai dolorosa, quella fascista perché il sangue non torni insieme alla farina ad amalgamare le nostre vite.

Nei giochi di tre bambine possiamo ritrovarci ancora piccoli e specchiarci, come su una superficie riflettente lasciata lì per caso, per osservare un’epoca dura e amara dove i bambini giocano ancora ignari della violenza che li attende.

La nonna Fernanda, Adriana e Marisa si divertivano a “rubare” dal forno di “mammà” le ceriole e i biscotti, quelli che a Natale profumano ancora di più perché ci si metteva sopra la marmellata. Ancora hanno provato a farlo, quando il forno dopo che era caduto il regime, era stato sequestrato dai nazisti per mangiare loro  …  il pane.

Si erano nascoste sotto il tavolo in attesa del momento propizio. Non c’era stato quel momento.  Allora la farina si era unita al sangue.

La gente aveva fame, moriva di fame …

Farina, acqua, sale … Pasta madre …

La miracolosa ricetta, ripetuta più volte durante lo spettacolo, diventa la formula di una cerimonia sacra che celebra la vita come il diritto di ogni individuo. Lancia strali contro i regimi autoritari che con leggerezza la possono sopprimere perché è normale far tacere chi pensa in modo diverso.

Lo spettacolo, produzione di Stivalaccio Teatro, approfondisce i suoi significati con la pubblicazione di Brenta Piave Edizioni, la cui prefazione contiene l’intervista a Lorenza Roiati, la fornaia di Piazza Arringo di Ascoli Piceno, che lo scorso 25 aprile aveva esposto davanti alla sua bottega lo striscione bianco dove si leggeva in rosso: 25 aprile, buono come il pane, bello come l’antifascismo.

Quanti hanno sfilato o c’erano in Piazza Venezia ad ascoltare il duce in uno dei suoi altisonanti discorsi, negli anni del fascismo?

Forse c’era anche il fornaio, il padre di Sora Fernanda che aveva recuperato un paio di stivali troppo piccoli per poterci passare con il suo polpaccio, tagliati allora in modo grossolano dal calzolaio per poterli adoperare per quell’”occasione”.

Non era un fascista, era uno dei tanti … Quale cartello potremmo ora mettere per ricordare la Storia, quella di appena ieri, fatta di tante piccole storie.

Memoria

Pasta madre: farina, acqua, sale …   Pane

Sara Allevi si è aiutata con le maschere che sembravano fatte di pane, teste che ricordavano la tavola con Medusa del Caravaggio, quasi grottesche, marionette: volti di donne scolpite dallo scolorare del tempo e dell’epoca in cui vivevano.

Esse formavano quasi un girotondo simile ad un serpente che si morde la coda e ammonisce che tutto può tornare indietro, a quando la libertà mancava.

                                                                                      Patrizia Lazzarin

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