
Una coltre mista di fumo e nebbie ha avvolto il pensiero e le azioni delle donne di ogni tempo, consegnandole all’oblio delle menti. Cristina Roccati, studiosa di fisica e poetessa del Settecento, risale come una corrente dotata di forza, da quella fumana, grazie alla mostra che si apre oggi a Palazzo Roncale, nella città di Rovigo e che è stata presentata nella mattinata di ieri alla stampa.” Osò studiare”, ha dichiarato la curatrice, Elena Canadelli, durante la conferenza. Cristina Roccati nacque nel 1732 a Rovigo, una città di allora circa seimila abitanti e, a soli 15 anni, si recò accompagnata dal suo precettore e dalla zia a studiare all’università di “Bononia”, nome latino del capoluogo emiliano.
Siamo nel secolo dei Lumi, ma le università erano ancora uno spazio riservato agli uomini. Solo la veneziana Elena Cornaro Piscopia (1646-1684) si era laureata nell’ateneo padovano e la bolognese Laura Bassi (1711-1778), all’università di Bologna. Entrambe senza frequentare. Nel Settecento medici e studiosi dibattevano sulla “bontà” dell’istruzione femminile e sulla loro attiva partecipazione alla vita sociale e scientifica del tempo. Non era quindi una certezza come lo è oggi. Nel 1723 L’Accademia dei Ricovrati di Padova diede avvio a un dibattito, condotto dallo scienziato Antonio Vallisneri e che ebbe eco internazionale, sul tema: “Se debbano ammettersi le donne allo studio delle Scienze e delle Belle Arti”.
“In un mondo senza donne come quello della scienza dell’epoca – spiega la curatrice, Roccati si laureò nel 1751, appena diciannovenne e, l’anno successivo si trasferì a Padova per continuare la sua formazione con lo studio dell’astronomia e della fisica di Newton”. Nel clima misogino del suo tempo, il padre Giovan Battista prendendo una decisione controcorrente, decise di farla studiare, puntando su di lei invece che sul fratello. Fin da piccola ebbe modo di poter frequentare una ricca biblioteca, acquistata dalla famiglia, costituita da testi classici e scientifici in latino, italiano e francese.

Pietro Longhi, Lezione di geografia, 1750
In Cristina Roccati gli studi e l’attività di carattere scientifico si legano naturalmente alla sua propensione per la poesia, rivelando anche i colori di un’epoca dove gli studiosi si appassionavano spesso a discipline molto diverse fra loro. Ella aveva iniziato la sua carriera componendo poesie per le nozze di personalità di spicco con cui si era fatta conoscere ad apprezzare non solo nella sua città natale, ma anche a Bologna e nelle altre accademie d’Italia.
A causa del crac finanziario del genitore, fu costretta nel 1752 ad abbandonare gli studi a Padova, ma amica del noto letterato rodigino Girolamo Silvestri, fu ammessa all’Accademia dei Concordi dove insegnò fisica ai suoi membri che, nel 1754 la nominarono loro “Principe”, pur con qualche protesta e dimissione.
“Dopo le vivaci esperienze a Bologna e a Padova, la vita di Cristina Roccati trascorse sempre a Rovigo, dove portò la scienza galileiana e la fisica newtoniana, in lezioni che ci sono pervenute fino ad oggi e che restituiscono uno spaccato della scienza e della società del tempo”. In mostra “leggeremo” la meraviglia suscitata ad esempio da alcuni fenomeni come l’elettricità e, in particolare verranno messi in luce alcuni aspetti storici e scientifici del Settecento, il secolo della ragione e dell’Encyclopedie, di Voltaire e della Rivoluzione Francese.

Manoscritto di una lezione sul sistema solare di Cristina Roccati
Spiega Elena Canadelli: “Negli anni della Roccati, la moda degli spettacoli di elettricità e di dimostrazioni sperimentali conquistò nobili ed accademici in cerca di fama e notorietà, animando le serate di corti e salotti, mentre si moltiplicavano i primi libri di divulgazione scientifica come il Newtonianismo per le dame (1737) del veneziano Francesco Algarotti e Lezioni di fisica sperimentale (1743-1748) del francese Jean Antoine Nollet”.
L’esposizione promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e nata da un’idea di Sergio Campagnolo, permette di approfondire le relazioni tra scienza e società e di analizzare in chiave storica temi di grande attualità. Si spiega così anche la decisione di intitolare a lei uno dei telescopi che verranno lanciati in orbita, nell’ambito del progetto PLATO dell’Agenzia Spaziale Europea, il cui fine è scoprire pianeti extrasolari simili alla Terra.
Dalla semioscurità in cui era celata la vicenda di Cristina Roccati, la studiosa di scienza e amante della natura, la mostra di Rovigo la porta lontano, fino a cercare nuova luce e nuove verità.

Manoscritto di una sua lezione sull’occhio e la visione
Quale era il suo volto? Non ci si è voluti accontentare di una minuscola incisione di qualità minore, come ha raccontato durante la conferenza il pittore e incisore Matteo Massagrande che ha ideato la sua immagine, icona anche della rassegna. Ragazza, non donna adulta … Gli occhi dei giovani hanno una particolare forza, pieni di sfida, di fiducia, di timore, di amore … Ho voluto dipingere uno sguardo di gioventù senza tempo. Perché le tante, tantissime ragazze intelligenti di oggi potessero guardarla negli occhi e avere il suo aiuto mentre dice: certo che ce la farai!…
Dopo aver studiato i vestiti dell’epoca della piccola aristocrazia a cui lei apparteneva, gli usi e costumi, è nato anche il suo abito. Volutamente ispirato al mondo di Rosalba Carriera per omaggiare un’altra grande donna veneta, pittrice straordinaria. I suoi capelli li abbiamo immaginati non raccolti rigorosamente, perché per una poetessa giovane che si innamorava di piccole cose attorno a lei mentre studiava l’Universo, per noi dovevano essere un filo scompigliati. Era una ragazza brillante, determinata, sensibile …
L’esposizione sarà aperta al pubblico fino al 21 aprile 2025.
Patrizia Lazzarin
