L’ALBERO DEL POETA. LA QUERCIA DEL TASSO

L’albero del poeta. La Quercia del Tasso al Gianicolo, la mostra che si apre domani 29 gennaio nel museo di Roma in Trastevere, è dedicata a uno dei luoghi più suggestivi e storici della Capitale.  Chi la visiterà potrà immergersi nelle storie, letterarie e umane e nelle leggende legate a questo albero monumentale, simbolo di Roma. Secondo la tradizione, Torquato Tasso trovò rifugio e ispirazione sotto la sua chioma, componendo alcuni dei suoi versi più celebri.

Ma la storia di questo luogo è ancora più ricca: San Filippo NeriLeopardiStendhal, StruttRossini e molti altri hanno passeggiato lungo questi sentieri, ammirando la bellezza del paesaggio e ricevendo ispirazione. L’esposizione, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è curata da Roberta Perfetti e Silvia Telmon e intende valorizzare il patrimonio artistico di alcuni dei principali musei civici di Roma, ripercorrendo le vicende storiche e culturali legate alla Quercia del Tasso.

Sul colle del Gianicolo, tra i silenzi dei suoi sentieri e le vedute mozzafiato su Roma, la città eterna si apre in tutto il suo splendore e la natura si è sempre fatta complice dell’ingegno umano, offrendo spazi di contemplazione e di rifugio. In questo scenario, la Quercia del Tasso e i dintorni di Sant’Onofrio al Gianicolo hanno trovato posto nella memoria collettiva e artistica.

Sant’Onofrio, luogo caro a Torquato Tasso, si erge come simbolo di pace e raccoglimento. I chiostri del convento, le rampe alberate e la vicinanza alla Quercia, hanno catturato l’attenzione di artisti come Lucia Hoffmann, Scipione Vannutelli e Settimo Bocconi che ne hanno immortalano la serenità del prato ai piedi della chiesa e gli edifici circostanti che parlano della vita quotidiana e della stratificazione storica della città.

Non mancano le vedute della Quercia stessa, ritratta come simbolo di eternità e resistenza. In alcune preziose rappresentazioni, la sua figura maestosa si staglia contro il panorama di Roma, con la cupola di San Pietro sullo sfondo. Queste immagini non rappresentano solo un luogo, ma un’idea: quella di un albero che, per secoli, ha visto passare poeti, pellegrini e sognatori, offrendo loro un riparo e una prospettiva privilegiata sulla città.

Gli acquerelli, le fotografie e le incisioni qui esposte diventano dunque documenti visivi fondamentali, frammenti di un dialogo ininterrotto tra uomo e paesaggio, tra storia e modernità. Dal Gianicolo, lo sguardo si perde su Roma, ritornando poi alla Quercia e alle bellezze naturali che la circondano, restituendoci la bellezza senza tempo di Roma e il suo intreccio di storie, emozioni e memoria. 

La leggenda narra che, seduto all’ombra della quercia, Tasso compose alcuni dei suoi versi più intensi, osservando la città di Roma distendersi all’orizzonte. Proprio qui, Tasso fece costruire il suo alloggio, che divenne un luogo importante anche per la figura di Filippo Neri. 

San Filippo, conosciuto per il suo spirito gioioso e la dedizione alla gioventù, amò fortemente questo luogo, portandovi spesso i giovani del suo oratorio.

Nel XVII secolo la cavea naturale del terreno accanto alla quercia fu trasformata in un piccolo teatro all’aperto, noto come l’Anfiteatro Quercia del Tasso.

Particolare rilievo è dato alle rappresentazioni della quercia nei diversi momenti storici, immortalata in acquerelli, incisioni e fotografie. Tra queste, le vedute di Mary Callcott Graham e Arthur John Strutt catturano la maestosità dell’albero e il suo ruolo di punto di riferimento iconico per la città eterna. In questa mostra, passato e presente si intrecciano: l’eco di Torquato Tasso, che trovava ispirazione all’ombra della quercia, risuona ancora nei lavori di artisti contemporanei che esplorano il tema dell’albero in chiavi nuove ed evocative. 

Gianfranco Baruchello, con la sua installazione ambientale del 2015 Come la quercia esplora il potere simbolico e trasformativo dell’albero come nutrimento fisico e spirituale. L’artista porta l’albero nel nostro tempo, facendolo dialogare con il contesto contemporaneo e con le sfide e riflessioni del mondo moderno. 

Joseph Beuys, con 7000 Eichen (7000 querce), celebra l’albero come simbolo di resistenza e connessione con la terra, e invita a riflettere sul legame che possiamo creare con l’ambiente, e sull’importanza di un’arte che sia attivamente coinvolta nella protezione del mondo naturale. Daniela Perego, nel 2024 con Il mio albero e ci invita a riflettere su come ogni individuo possa instaurare un legame profondo con la natura. L’albero, per Perego, non è solo entità fisica, ma simbolo di radicamento e trasformazione, rappresentando un percorso intimo e personale.

Nella penultima sezione ci sono le incisioni di Giuseppe VasiLuigi Rossini e Joseph Anton Koch, che tra il XVIII e il XIX secolo, portarono questa tecnica a livelli eccelsi, trasformando vedute e paesaggi in opere d’arte “senza tempo”. Ad affiancare le incisioni dedicate al paesaggio del Gianicolo, le litografie di Eugenio Landesio e Charlotte Bonaparte, che arricchiscono il racconto visivo della città.

Nella quinta e ultima sezione sono affiancati artisti del passato e contemporanei: le opere di Antonio Fontanesi e di Jacob Philipp Hackert sono testimonianza di come la natura romana sia stata un rifugio accogliente per poeti, pensatori e pittori, e i paesaggi rurali di Onorato Carlandi e le vedute di Charlotte Bonaparte, insieme all’opera fotografica di Olivo Barbieri, (2004) offrono una visione della città dove l’albero e il paesaggio urbano si fondono in un equilibrio sospeso.

Durante lo svolgimento della mostra, oltre a un fitto calendario di visite guidate, sono previsti incontri ed eventi sul tema della Quercia e dei letterati che si sono ispirati a Tasso, curati dal Dipartimento di lettere e culture moderne della Sapienza Università di Roma e dall’Associazione Le parole delle scrittrici e coordinate dal Museo di Roma in Trastevere.

La rassegna sarà visibile fino al primo giugno.

                                                                                Patrizia Lazzarin