L’ORO DIPINTO.

EL GRECO E LA PITTURA TRA CRETA E VENEZIA

L’oro delle tavole dipinte della rassegna che si inaugura domani per il pubblico, nelle sale di Palazzo Ducale a Venezia, racconta il legame prezioso, in particolare culturale, che nel tempo ha unito la città lagunare ai territori che facevano parte delle sue principali rotte commerciali. La prima mappa che vediamo sulle pareti, lo esemplifica in maniera chiara nei colori marrone, giallo e azzurro ad indicare rispettivamente: lo Stato da terra, lo Stato da mar e la supremazia marittima veneziana, dove linee bianche tracciate sul piano narrano i percorsi delle sue navi.

Una relazione ha unito da sempre il mondo bizantino a quello veneziano come testimonia, solamente per citare un caso, la decorazione della Basilica di San Marco, ma esso diventa più pregnante all’indomani della caduta di Costantinopoli e, durante la sua successiva ricostituzione, ad opera degli imperatori della dinastia dei Paleologhi, quando la raffinata arte aulica di Bisanzio riceve nuova linfa.

L’oro dipinto. El Greco e la pittura tra Creta e Venezia, la rassegna visibile nell’antico palazzo, da domani fino al 29 settembre, non offre quindi solamente un godimento estetico, grazie ai suoi colori che spiccano su fondi pieni di luce, ma è un approfondimento scientifico sulla scuola pittorica veneto – cretese che per più di quattro secoli rivolse il suo interesse sia all’Oriente bizantino sia all’Occidente latino.

Attraverso un racconto affascinante, con oltre 150 opere di cui 30 opere provenienti dalla Grecia e due straordinari El Greco restituiamo al visitatore l’intensità di un dialogo culturale e spirituale che ha plasmato un patrimonio pittorico unico e sorprendente. La mostra permette di osservare da vicino l’evoluzione stilistica di autori che hanno saputo interpretare due mondi, quello bizantino e quello occidentale, fondendoli in una sintesi di rara bellezza e modernità, ha dichiarato, Chiara Squarcina, Direttrice Scientifica della Fondazione Musei Civici di Venezia e curatrice della mostra, ricordando anche l’impegno della Fondazione nella realizzazione di questa importante esposizione.

La rassegna ha la curatela anche del responsabile del Museo Correr Andrea Bellieni e del Direttore Generale del Museo Bizantino e Cristiano di Atene Katerina Dellaporta.

Pittore cretese-veneziano, San Giorgio e il drago, prima metà del XV sec., Tempera grassa e oro su tavola. Per concessione della Fondazione Giancarlo Ligabue, Venezia

Candia dopo la caduta di Costantinopoli divenne il maggiore centro artistico della rinnovata cultura bizantina e nello stesso tempo Venezia si caratterizzò come una nuova Bisanzio, con l’arrivo di opere e di artisti “iconografi” dalle isole dell’Egeo, a volte di passaggio o immigrati da Creta e dalle isole dello Ionio.

Le sette sezioni della mostra le possiamo simbolicamente far iniziare con l’icona di San Giorgio del secolo XIV, proveniente dall’Asia Minore che rivela anche le caratteristiche assunte dall’arte dei Paleologhi, in cui si individuano una maggiore attenzione alla resa prospettica tridimensionale e all’antichità classica.

Dai primi maestri che guardano all’occidente gotico, di cui conosceremo gli esiti artistici nelle opere di Angelos, Akotantos e Andreas Ritzos  passiamo nel maturo Quattrocento dove si osserva, in pittori come Ioannis Permeniatis, una maggiore vicinanza ai modelli del grande Rinascimento veneziano come i Bellini e i Vivarini.

Andrea Ritzos, Madonna con bambino e angeli, “Madonna della Passione, 1459, Firenze, Gallerie dell’Accademia

L’evoluzione della scuola veneto-cretese prosegue nel Cinquecento con felici ibridazioni fra la tradizione bizantina e quella di ispirazione occidentale.  Di questo secolo non possiamo non citare Georgios Klontzas e Michael Damaskinos. Il primo, che fu pittore di icone e miniaturista, ma anche un cronista e un intellettuale, visse la maggior parte della sua vita a Venezia tra gli anni ’70 e ’80 e lavorò nella chiesa di San Giorgio dei Greci. Nelle sue opere si nota un’attenzione al manierismo italiano.

Egli fu, con buona probabilità, anche il maestro del più celebre rappresentante della “scuola” veneto cretese: Dominikos Theotokopoulos, El Greco (1541-1614). Dalla natia Creta, El Greco giunse a Venezia intorno al 1567. Qui conobbe Tiziano, Bassano e Tintoretto. Fu una tappa cruciale, prima del suo passaggio per Roma e poi in Spagna, dove si impose come il geniale El Greco. La mostra ospita la Fuga in Egitto (1570 circa), eccezionale prestito dal Museo del Prado di Madrid, a confronto ad opere della maturità fino al periodo spagnolo con il San Pietro (1600-1607) dalla National Gallery – Alexandros Soutsos Museum di Atene.

Dopo le Guerre di Morea, la città di Candia difesa dai Veneziani e   assediata dagli ottomani cadde nel 1669 nelle loro mani. I pittori si trasferirono necessariamente nelle altre isole venete, come Corfù e Zante. Qui  ripresero a lavorare Theodoros Poulakis, Elias Moskos, Lambardos, Prete Victor e altri. Alcuni scelsero di trasferirsi nella stessa Venezia, come Emmanuel Tzanes.

La Scuola di San Giorgio e la sua Chiesa a Venezia, testimoniano la crescita di una vivace comunità greca perfettamente integrata all’interno del tessuto economico e civile.  Una radice ellenica che rimane ancora oggi una componente riconoscibile.

Nelle ultime due sale dell’esposizione arte e scienza si combinano grazie all’intelligenza artificiale.

Il collettivo camerAnebbia, ha ideato l’installazione Imago Physis dove il visitatore può diventare protagonista. Imago Physis trae origine dalle analisi su una specifica icona, realizzate in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare – CHNet Cultural Heritage Network, che consentono l’esplorazione dell’opera sia nella parte scientifica, attraverso fotogrammetrie e rilievi digitali per analizzarla fin nei minimi particolari, sia attraverso incursioni “virtuali” nel suo contesto artistico. È così possibile scoprire numerosi documenti e il patrimonio storico artistico dell’Istituto Ellenico di Studi Bizantini e Postbizantini di Venezia e visitare la Chiesa Ortodossa di San Giorgio ai Greci, osservandola come se fossimo dentro di essa o forse ancora in maniera più accurata.  

Michaél Damaskinós, Le Nozze di Cana (da Jacopo Tintoretto),1575-1580, Tempera e olio su tela e tavola, cm 79,5 x 115,5, Venezia, Museo Correr

                                                               Patrizia Lazzarin