
“BANALE. Guardo Lucifero per capire meglio. Lui si dondola sulla sedia, le mani dietro la testa: – La maggior parte delle persone non compie il male perché lo vuole. I sadici esistono, ma sono pochi, credimi, veramente pochi. La gente fa male perché non se ne accorge, o perché è comodo, o perché non può fare altrimenti. Per preservare la propria anima da mali più grandi. I malvagi sono per lo più persone insignificanti”.
Siamo a circa metà del libro con cui Giorgia Protti, medico internista che per anni ha lavorato nel Pronto Soccorso e nella Medicina d’urgenza di un grande ospedale, si presenta al pubblico dei lettori. Il suo romanzo La Giusta Distanza del Male, ci cala, facendoci sentire il clima che vi si respira, dentro l’andirivieni di malati e barelle di un Pronto Soccorso, dove arrivano persone in ogni momento e i medici “scorrono” le loro vite in turni massacranti che sembrano non avere mai fine.
Viene spontaneo interrogarsi: chi sono questi medici, chi sono le persone che ricorrono con urgenza alle cure ospedaliere?
Un mondo variegato di casi clinici … Una carrellata che con curiosità potremmo anche analizzare per osservare quali sono le emergenze incredibili, i casi a rischio. Ci sono fra questi coloro che bevono, che sbattono la testa, che vengono picchiati, … ma anche coloro che potrebbero ricorrere al loro medico il giorno dopo, ma vi si recano sperando così di tagliare i tempi lunghi della Sanità.

Quali difficoltà affrontano i sanitari? Un medico del Pronto Soccorso può scoprire sotto apparenze ingannevoli anche malattie gravi, ossia tumori capaci di modificare totalmente la vita di una persona e dei suoi cari. Come rapportarsi con tutto questo dolore?
La giovane dottoressa protagonista della nostra storia, è instancabile, supera in ore i suoi turni di lavoro, confonde il giorno con la sera, e poi anche con la notte. Soffre quel dolore degli altri, ma deve difendersi a volte, anche dalla rabbia e dall’impazienza di chi vive quel dolore.
In tutto questo lei si accorge di stare perdendo sé stessa. Il romanzo si tinge dei colori del fantastico e facciamo così la conoscenza del Diavolo in carne e ossa, e … piume. Si presenta, inaspettato, già nelle prime pagine del romanzo ironizzando da subito sulle debolezze umane.
Il quadro realistico dipinto dall’autrice materializza e condensa tutta la grande fatica di medici, infermieri e volontari ospedalieri per far funzionare la grande macchina della sanità, ma in particolare di quel corridoio d’ingresso fuori dell’ordinario che è il Pronto Soccorso.
Ne emerge in particolare anche il dolore dei malati e la fuga dal reale di alcolisti e tossicodipendenti che hanno venduto parte della loro anima per non sentire il vuoto interiore che li affligge.
La sofferenza dilaga e rimbalza dai malati a chi li cura in uno spazio pronto a dilatarsi come una bolla sul punto di spaccarsi rovesciando, come un vaso di Pandora, ulteriori mali sul resto dell’umanità.
Da quel mitico vaso scaturisce una riflessione sul Male che conserva echi di scrittori come la tedesca Hannah Arendt e il russo Michail Bulgakov, l’ultimo in particolare. Immagini che attingono al serbatoio dell’irreale per darci la consistenza del crinale che divide la coscienza dell’essere umano, in un bivio in cui si gioca la salvezza della sua anima e della sua identità.
Patrizia Lazzarin
