BEATO ANGELICO FRA COLORE E LUCE

La dolcezza dei volti della Madonna che con delicatezza accoglie il piccolo Gesù, appaiono preziosi nel mare di luci d’oro dei dipinti di Beato Angelico, mentre gli azzurri delle vesti e dei cieli ricordano la spiritualità, come bisogno interiore dell’uomo. I rossi, simbolo in primis, d’amore e di passione ci offrono la nota con cui intonare il canto di un’epifania, atta a svelare le sfumature di sensibilità dell’artista.

La rassegna che si apre oggi, a Firenze, su Beato Angelico è uno scrigno che ad ogni nostro passo, nelle sale che la ospitano nello storico Palazzo Strozzi e nel Museo San Marco, suscita gioiosa meraviglia. La mostra permette di riunire più di 140 opere dell’artista fiesolano: un fatto unico che è maturato grazie ad un lavoro durato quattro anni da parte dei curatori e delle istituzioni culturali e che è stato reso possibile grazie al contributo di numerosi sponsor.

Disegni, sculture e miniature provengono infatti da grandi musei come il Louvre di Parigi, la Gemäldegalerie di Berlino, il Metropolitan Museum of Art di New York, la National Gallery di Washington, i Musei Vaticani, la Alte Pinakothek di Monaco e il Rijksmuseum di Amsterdam, accanto a collezioni italiane e internazionali.

Beato Angelico, Madonna dell’Umiltà

Una storia quella di Beato Angelico che traccia percorsi di scoperta del territorio, come ha precisato la sindaca del comune di Firenze, Sara Funaro, intervenuta alla conferenza stampa di ieri, e ci conduce a ritrovare le opere del pittore anche nelle chiese e nelle altre istituzioni culturali della Toscana.  

Guido da Piero, poi fra Giovanni da Fiesole, alias Beato Angelico nacque a Vicchio del Mugello intorno al 1395 e un documento dei primi anni del secolo scorso testimonia che a vent’anni egli fosse pittore e miniatore e abitasse nella parrocchia di San Michele Visdomini, oggi nel centro storico  di Firenze.

Egli nasce come giovane pittore, diventerà poi frate. Era immerso nel clima vivace del primo Umanesimo fiorentino. A quel tempo, siamo nel 1418, Donatello aveva scolpito San Giorgio e Brunelleschi progettava l’Ospedale degli Innocenti. Frate lo troviamo nel 1423 a San Domenico da Fiesole. Nel 1422 Masaccio dipingerà la sua prima opera nota, il Trittico del Reggello, mentre nel 1423 Gentile da Fabriano terminerà il capolavoro L’Adorazione dei Magi per la cappella Strozzi in Santa Trinità.

La rassegna di Firenze ha il merito di far emergere lo sviluppo e l’influenza dell’arte di Beato Angelico e i suoi rapporti con i pittori contemporanei come Lorenzo Monaco, MasaccioFilippo Lippi, ma anche con scultori quali Lorenzo GhibertiMichelozzo e Luca della Robbia.

Beato Angelico, Trittico di Santa Trinità

Beato Angelico visse in un momento cruciale della Storia, quando gli influssi dell’aulico stile cortese si stemperarono nelle novità dello stile rinascimentale.

Il team di curatori composto da Carl Brandon Strehlke, Curatore emerito del Philadelphia Museum of Art, Stefano Casciu, Direttore regionale Musei nazionali Toscana e Angelo Tartuferi, già Direttore del Museo di San Marco hanno sottolineato, come fanno anche gli studi presenti nel catalogo edito da Marsilio, il significato di questa rassegna che giunge settant’anni dopo quella della grande esposizione di Roma, e dimostra come Beato Angelico abbia contribuito alla nascita del Rinascimento.

Un Rinascimento che sposa senza traumi luce, colore e prospettiva per una narrazione delicata, ma ricca di sentimenti. Nel Museo di San Marco, antico convento domenicano, dove il nostro visse e dipinse anche le piccole celle con raffigurazioni sacre, si potranno approfondire, in un percorso di mostra, gli inizi artistici del pittore.

Qui ci accoglierà una delle opere più straordinarie di Beato Angelico.  Parliamo del Tabernacolo dei Linaioli per il quale, nel 1433, l’anno in cui gli venne affidato il compito dalla Corporazione, gli viene proposto un compenso di 190 fiorini, un valore importante. E anzi gli si scrive: “quello che parrà alla sua coscienza”, rivelando così la grande considerazione da lui avuta fra i suoi contemporanei.

 

Beato Angelico, Tabernacolo dei Linaioli

Arturo Galansino, Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi e Stefano Casciu, Direttore regionale Musei nazionali Toscana, hanno sottolineato come l’esposizione abbia permesso il restauro di trenta opere e manutenzioni straordinarie.

Come accade in questi casi esse sono diventate un’opportunità per speciali indagini diagnostiche che hanno permesso di ricomporre molte opere e soprattutto di far capire il modus operandi di Beato Angelico.

Uno degli esempi più splendidi di questi risultati che potremmo vedere in mostra sarà la grandiosa Pala San Marco, che nella sua monumentalità costruita anche attraverso “piccoli pezzi”, è un brano imperdibile del racconto dell’artista toscano.

                                                                                     Patrizia Lazzarin