
La mostra presentata oggi alla stampa e che aprirà sabato 11 ottobre nella restaurata e scenografica esedra della villa Manin di Passariano, antica dimora dei dogi veneziani, esplora soprattutto grazie ai paesaggi, ma anche attraverso i ritratti e gli autoritratti di artisti vissuti tra il XIX e il XX secolo, l’immensità degli spazi a cui l’occhio umano volge il suo sguardo per catturarne il significato intrinseco.
L’iride si muove come un pennello sulle distese acquee attratta da mondi sconosciuti, sopra e sotto e persino nelle profondità, fino alle alte montagne che contendono le loro cime al cielo e poi ancora, su quel cielo azzurro a volte, altre pieno di nuvole che paiono offuscare la visione.
Il limite diventa così confine capace di misurare il tempo della nostra interiorità: ora seduti nel nostro giardino, lì sull’uscio di casa dove il cielo tocca i lembi della terra o sulla barca che si agita tra le onde del mare.
La rassegna è promossa dalla Regione Friuli Venezia Giulia e dall’Ente Regionale per il Patrimonio Culturale – ERPAC FVG ed è stata ideata e curata da Marco Goldin.

Paul Gauguin, Parau Api (Ci sono novità), 1892, olio su tela, cm 67 x 92, Dresda
Il confine diventa intrigante in una terra come questa regione che da secoli si confronta con il suo significato e diventa occasione per osservarlo da differenti punti di vista che possono riguardare sia il mondo esterno a noi, sia l’interiorità di ognuno. Ci sono poi i confini geografici, fisici e culturali, il qui e l’altrove, il confine come limite o come punto di partenza.
Centotrenta opere provenienti da 42 musei europei e americani illustreranno questo viaggio.
“Un’esposizione per cui si è investito molto e che distingue la Regione Friuli Venezia Giulia in Italia per l’impegno nel settore della cultura”, ha dichiarato durante la conferenza il vicepresidente e assessore regionale alla Cultura, Mario Anzil.
“Una grande percentuale di opere giunge dai musei americani: un miliardo e settecento milioni di valore di opere d’arte occupano le sale della mostra, ha spiegato il curatore. Una cifra che fa impressione solo a nominarla. In tutto questo è stata fondamentale la collaborazione tra Erpav e Linea d’ombra”.

Andrew Wyeth, Vento d’aprile, 1952, tempera su tavola, cm 50,8 x 66,1, Hartford
Quali confini?
Ha spiegato Goldin: confini geografici … I confini negli spazi naturali. Dalla montagna si domina lo spazio, davanti al mare si guarda fino all’orizzonte e il luogo dove i confini si incontrano è il cielo.
Il titolo della mostra ne illustra anche la ricerca.
Quando pensiamo ad un’ipotetica frontiera, ad un confine da superare, il pensiero va sicuramente ad un artista come Paul Gauguin che naviga fin da bambino, che ama cercare altri spazi e che la rassegna, nella sala a lui dedicata e nelle opere che si possono vedere, lo racconta. I luoghi sono: Tahiti, Martinica, Panama, ma anche la Bretagna che è lo spazio fuori della città, ai suoi confini, che molti pittori sceglieranno per dipingere.
Osservare, osservarci. Ci sono gli autoritratti, ad esempio, di Van Gogh, Kirchner, Gauguin che racchiudono l’interiorità nelle loro fisionomie.
Märkische Heide, un’opera del grande Anselm Kiefer, unico artista vivente della rassegna, raffigura un paesaggio spoglio e devastato del Margraviato di Brandeburgo, intrecciando storia e spiritualità.
Nella quarta sala dell’esposizione, si scopre il sentimento della natura negli esponenti della Hudson River School, la scuola del realismo americano di metà Ottocento. Un’occasione per approfondire la pittura americana di questo periodo, non molto nota in Europa. Nella stanza successiva spicca Winslow Homer, il pittore più significativo della pittura americana di fine Ottocento.

Edward Hopper, Mattina nel South Carolina, 1955, olio su tela, cm 77,2 x 102,2, New York, Whitney Museum of American Art
Trovarsi sul limite …, un altro modo di essere al confine. In Europa è Matisse a lavorare sul tema della finestra, mentre Segantini ci avvolge nell’abbraccio delle rilucenti montagne della Catena dei Grigioni.
I Paesaggi di William Turner suscitano emozioni attraverso una luce che splende e costruisce, ma anche annulla nel biancore, la materialità.
Ritroviamo la montagna di Cezanne … Sainte Victoire, la cui costruzione compenetra la natura rigogliosa all’ordine puro della geometria.
Ci fermiamo sulle spiagge di Eugène Boudin, sulle sponde lungo la Senna con Claude Monet, Alfred Sisley riempendoci della gioia dei colori per poi cogliere la temperie spirituale dei quadri di David Friedrich o il tormento che annulla il racconto in Mark Rothko fino ad Edward Hopper che ci accompagna in paesaggi sospesi.
Rothko che apre e chiude la rassegna era convinto che l’arte fosse “un’avventura in un mondo sconosciuto che può essere esplorato solo da coloro che intendono assumersi il rischio”. (così scriveva nel Manifesto pubblicato il 13 giugno del 1943 sul New York Times).
Patrizia Lazzarin
