
Riprende la narrazione interrotta a Palazzo dei Diamanti, dopo la chiusura lo scorso giugno della mostra “Rinascimento a Ferrara. Ercole de’ Roberti e Lorenzo Costa”, con un nuovo capitolo “Il Cinquecento a Ferrara. Mazzolino, Ortolano, Garofalo e Dosso”, l’esposizione che è visitabile da oggi, nell’edificio un tempo abitato da componenti della famiglia d’Este, fino alla devoluzione nel 1598 della città di Ferrara allo Stato Pontificio. Il filo rosso che unisce le due rassegne mostra la vivacità culturale della città di Ferrara nel tardo Quattrocento e Cinquecento e la conferma come una delle capitali del Rinascimento italiano.
Gli Este erano una casata che discendeva dall’illustre famiglia degli Obertenghi. Fra essi il marchese Oberto, fuggito in odio a Berengario II nel 960 presso Ottone I di Germania e che nel 962 fu da questo nominato conte Palatino. Il discendente Azzo II, morto quasi ultracentenario nel 1097, è considerato il capostipite della casa d’Este che porta questo nome perché Azzo II aveva trasferito nel territorio di Este la sua corte, poi portata dal 1242 a Ferrara. Il periodo considerato dalla mostra va dal 1505, quando ad Ercole I d’Este succede Alfonso I e, fino alla morte di quest’ultimo avvenuta nel 1535.
Gli artisti che operano alla corte di Alfonso I inaugurano allora una nuova stagione che si apre agli scambi con le scuole venete e tosco-romane. I protagonisti della nuova temperie culturale sono Ludovico Mazzolino, Giovanni Battista Benvenuti, detto Ortolano, Benvenuto Tisi, detto Garofalo e Giovanni Luteri, detto Dosso. Ognuno di essi si mostrerà sensibile a influenze diverse che contribuiranno a dare a ciascuno una fisionomia specifica.
Benvenuto Tisi detto Garofalo (Ferrara, 1481 – 1559) finirà per monopolizzare le commissioni ecclesiastiche. Le sue opere rivelano la sua capacità di misurarsi con tutte le novità che si stavano sviluppando nei centri del Rinascimento italiano. In un primo tempo egli guarda alla pittura veneziana e a Giorgione per poi volgersi agli artisti dell’Italia Centrale. Diventerà il maggiore interprete dello stile di Raffaello nel territorio ferrarese, come possiamo capire ammirando la sua splendida opera: Sacra famiglia con Giovannino ed Elisabetta dei Musei Civici di Padova.

Giovanni Luteri, detto Dosso, nato forse a Tramuschio intorno al 1487 e morto a Ferrara nel 1542, è il pittore per eccellenza della corte ducale. Il suo pennello rivela una genialità e un talento incredibili. Il colore e la luce che vediamo nelle opere del suo esordio risentono della lezione veneziana, ma nel periodo (1518-1521), in cui realizza La Madonna col Bambino e i Santi per il duomo di Modena, egli ha già meditato sulla lezione michelangiolesca e la cultura romana. In seguito il suo stile rivelerà la sua ironia e la sua cultura, in particolare nei tanti quadri che attingono all’Allegoria e al Mito, in temi che spesso egli “coglie” dal poema di Ariosto.
Il dipinto Giove pittore di farfalle, conservato al Castello di Wawel a Cracovia, mostra la sua incredibile capacità nel ritrarre ali di farfalle, nelle linee e nelle tinte così delicate da sembrare vive. Creano bellezza, quella di cui il duca d’Este, umanista, ammiratore dell’arte ed egli stesso pittore, amava circondarsi. La Natura si scopre nelle forme palpitanti degli animali nel dipinto Circe e i suoi amanti in un paesaggio della National Gallery of Art di Washington, che potremmo ammirare anch’esso in mostra. Il vento sembra muoversi leggero fra le fronde degli alberi dalle foglie, forme e colori diversi. Il suo Apollo della Galleria Borghese ci trascina, al contrario nella profondità del dipinto, dentro una vegetazione che appare quasi ingombrante.

Accanto ai due pittori di cui abbiamo appena spiegato, in breve, la fisionomia, a Ferrara si segnalano la presenza di altri artisti, fra cui quelli nominati nel sottotitolo della mostra: Mazzolino ed Ortolano.
Mazzolino (Ferrara 1480 c. -1528) rielabora nel suo stile, la lezione della pittura e delle incisioni tedesche, da Martin Schongauer ad Albrecht Dürer e pur dimostrando di conoscere Boccaccino, la pittura veneziana, la cultura antica e Raffaello, condensa nelle sue tele accenti visionari che lo rendono una figura eccentrica nel panorama degli artisti del Nord Italia.
Giovanni Battista Benvenuti, detto Ortolano contrasta invece, per il suo naturalismo pacato, con il Mazzolino. Accanto alle grandi pale d’altare, creazioni che il critico d’arte Longhi definiva capolavori connotati da un classicismo naturalizzato per via del lume illusionistico, egli realizza opere per la devozione privata, dove il senso dell’arcano nasce spontaneo nella semplicità delle pose degli astanti toccati da una luce che li illumina svelandone l’umanità, dentro un paesaggio che facendo da sfondo, si mostra fino in lontananza nella sua fisionomia.
L’esposizione che sarà visibile fino al 16 febbraio 2025 ha la curatela di Vittorio Sgarbi e Michele Danieli. Essa viene organizzata da Fondazione Ferrara Arte –Servizio Musei d’Arte del Comune di Ferrara con il contributo della Regione Emilia Romagna e con il patrocinio del Ministero della Cultura.
Patrizia Lazzarin
