LE PAROLE SONO UNO SCIAME D’API

“Sempre dimentico come una parola sia capace di evocarne un’altra, plasmarne un’altra, finché ho qualcosa che avrei potuto dire … ma non ho detto”. La frase appartiene ad una poesia di Anne Sexton, che si intitola “Disse il poeta all’analista”, dove le parole sono equiparate ad uno sciame d’api.

La similitudine è stata scelta come titolo della raccolta di racconti brevi e saggi curata da Loredana Lipperini, nella quale sono contenuti gli interventi delle scrittrici e studiose Maura Gancitano, Vera Gheno, Jennifer Guerra, Giulia Paganelli, Melissa Panarello, Romana Petri e Chiara Volpato.

Il testo “Le parole sono uno sciame d’api, edito da Sperling & Kupfer, presenta già nel sottotitolo il fil rouge della ricerca storica e attuale al tempo stesso, filosofica e sociologica, capace di scavare nel pensiero umano per scoprire la radice e la causa di molti comportamenti violenti dell’uomo.

La violenza contro le donne: una questione culturale chiarisce il leit motiv che orienta la narrazione dove le parole potrebbero cambiare e “rileggere” un mondo che si tinge ancora dei colori foschi del patriarcato, dove la donna è strumento e non persona.

 “Pensavamo che il cammino comune con gli uomini auspicato da Simone de Beauvoir nel 1949 fosse cosa fatta. Pensavamo che chi paragona le femministe a moderne fattucchiere fosse minoranza … Non è così, o non è solo così. Perché l’immaginario non è stato ancora cambiato. Non sono cambiate, non del tutto, le parole … Le parole fanno e disfano il mondo …”, scrive Lipperini.

Il numero dei femminicidi, delle violenze domestiche e i contenuti della violenza verbale pongono quotidianamente in evidenza i rischi che le donne corrono per poter essere libere di vivere. Libertà che si scontra con le insidie del lavoro, dell’incertezza, dello sfruttamento, della scarsa stima altrui, dal dover dimostrare sempre qualcosa.

Donne uccise e maltrattate come mostrano le statistiche in misura minima da sconosciuti, ma in misura molto maggiore dai familiari, dal partner attuale soprattutto, o dal precedente, ma anche da figli e genitori, nell’esercizio di un potere che gli uomini sono convinti di avere sul genere femminile.

La Storia pesa sulle spalle delle donne e in Italia possiamo ricordare che   la norma che attribuiva il ruolo di capofamiglia al padre venne abrogata solo a metà degli anni Settanta. Rapporti di potere i cui echi si comprendono ancora, come racconta Vera Gheno nel libro, in alcune sezioni del Codice Civile, dove viene richiamata la diligenza del buon padre di famiglia.

Donna strumento e oggetto spiega la linguista Gheno, lì dove parla di sessualizzazione precoce delle ragazze o della ossessione della sessualità nella nostra società. “Quella femminile in particolare viene temuta, controllata, regolata perché su di lei ricade l’onere della gestione della fertilità … Per molti maschi adoperare il profilattico è un’onta … e per alcuni di loro non è peregrina l’idea di usare lo stupro come minaccia e punizione o mezzo di sottomissione”.

Le donne fanno tanto, ognuna di noi spesso divisa tra lavoro fuori e dentro casa, ma le donne comuni, e non solo, sono condannate più facilmente all’oblio. Osserviamo quello che accade nella toponomastica, dove è risibile il numero delle donne menzionate, mentre pullulano i nomi di uomini che non hanno particolari meriti.  

Bisogna poi prestare attenzione al linguaggio dei media che spesso restituisce letture distorte della violenza e dei femminicidi, favorendo quella che viene definita la vittimizzazione secondaria, in cui una donna viene ferita o uccisa un’altra volta.

Non solo caccia al mostro, come suggerisce Giulia Paganelli, perché il male si annida nell’intera società e nei suoi paradigmi culturali. Quel mostro può voler dire tante cose. La Storia lo racconta con la caccia alle streghe, la mitologica Medusa violata da Poseidone e la letteratura, in generale, svela modi di pensare dove appare una donna privata della sua umanità.

Chiara Volpato nel suo scritto: Un filo rosso sangue, ci racconta come I Promessi Sposi, il capolavoro di Alessandro Manzoni dispieghi la sua trama a partire dal tentativo di un signorotto lombardo di rapire e stuprare una ragazza di umili origini.

Nel libro: Le Parole sono uno sciame d’api troviamo tantissime citazioni di testi che spiegano in modi differenti i tanti soprusi sulle donne nella nostra contemporaneità e nel passato. Lo testimonia, ad esempio, il saggio di Marco Cavina, “Nozze di sangue” che indaga la storia della violenza domestica, nel mondo occidentale dal Medioevo al secolo scorso.

Vive oggi anche una maschilità distorta, scrive Jennifer Guerra. Colpisce l’esistenza di una maschiosfera prolificata alle periferie di Internet che pur con caratteri diversi al suo interno, condivide l’idea che l’uomo qualunque non possa raggiungere alcuna forma di felicità o successo nella sua vita a causa del predominio delle donne che sia quello sessuale o sociale.Da qui sono nati atti di terrorismo misogino …

                                                                     Patrizia Lazzarin