
Il fascino dei quartieri di Montmartre con le luci dei suoi cabaret e dei suoi caffè, la vivacità delle strade notturne animate da artisti bohemien, ballerine, cantanti, scrittori, musicisti e attori, ci proiettano in un altro tempo e luogo, appena varchiamo la soglia della mostra dedicata a Toulouse Lautrec che, a ragione, reca il sottotitolo: “Un viaggio nella Parigi della Belle Époque”.
Vorremmo quasi vestire i panni che indossavano gli abitanti dell’epoca, coinvolti da subito dalle musiche che attraversano le sale e dalle scenografie che il Dr. Jurgen Doppelstein, curatore della mostra, ha elogiato come elemento portante della rassegna che si inaugura per il pubblico al Museo degli Innocenti di Firenze, nella giornata di oggi.
Per Iole Siena, presidente di Arthemisia che organizza e produce la rassegna, è stato un sogno coltivato da sempre quello di vivere al tempo delle avanguardie che si svilupparono fra gli anni 1870 e 1914, ricco di fermenti e di scoperte scientifiche, di trasformazioni sociali che portavano a nuove concezioni di vita. L’esposizione racconta questo clima, intrecciando arte società e cultura.

In mostra viene definita con una matita dai contorni precisi, come anch’egli amava fare quando disegnava o dipingeva, la personalità di Henri de Toulouse-Lautrec (1864–1901), pittore, illustratore e innovatore grafico. Accanto alle sue opere potremmo conoscere le creazioni artistiche di altri grandi protagonisti della Belle Époque e dell’Art Nouveau, come le incantevoli figure femminili di Alphonse Mucha, i manifesti colorati di Jules Chéret che viene considerato il pioniere della pubblicità moderna, i mondi di Georges de Feure, le raffinate opere di Frédéric-Auguste Cazals, Paul Berthon e di altri grandi artisti che hanno saputo trasformare la grafica in arte.
Ci saranno oltre cento opere dell’artista francese, tra cui manifesti, litografie, disegni, illustrazioni e acquerelli. I prestiti provengono soprattutto dalla Collezione Wolfgang Krohn di Amburgo, come i famosi manifesti litografici «Jane Avril», realizzato nel 1893 in occasione dell’inaugurazione del cabaret «Jardin de Paris», «Troupe de Mademoiselle Églantine» (1896) e «Aristide Bruant nel suo cabaret»(1893).

Henry de Toulouse – Lautrec, Divan Japonais, 1893
La capacità di Toulouse Lautrec di guardare l’umanità con occhi scevri di pregiudizi, anche a quella meno “felice”, ma meritevole di essere rappresentata, caratterizza l’artista e l’uomo, come ha anche sottolineato la storica e critica dell’arte Maria Teresa Benedetti, intervenuta alla conferenza stampa di ieri regalando così una piacevole sorpresa. Fra le personalità distintesi per la cultura, nel 2005 Maria Teresa Benedetti venne insignita dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi dell’onorificenza di Grande Ufficiale della Repubblica Italiana.
In Toulouse – Lautrec vediamo la sua arte saldarsi con la vita. Fin da bambino la sua vocazione lo spingeva prima ad esprimersi con la matita che con le parole. Sebbene si riconosca nel segno del suo contorno la lezione di Manet e nel taglio fotografico e cinematografico l’influsso di Degas, la sua scelta di ritrarre il mondo della notte è opposta all’atmosfera vibrante di luce solare degli impressionisti.
“Solo la figura esiste … Il paesaggio non è che un accessorio”, diceva il pittore. Il suo realismo lo portava ad indagare ogni aspetto della vita e quando nel 1889 ritrarrà una lavandaia userà l’identica attenzione e trattamento pittorico che aveva avuto nel 1883 per il ritratto della madre, una nobildonna francese.
Sarà un indagatore del tempo presente come un altro suo grandissimo contemporaneo Marcel Proust. La sua attenzione e intensità si concentrava sul personaggio in primo piano, dove qui avvertiamo anche l’influenza del linearismo delle stampe giapponesi e della loro accentuazione fisiognomica.

Lautrec si consacra ai volti e ai corpi che narrano la pittoresca commedia sociale di cui per primo è parte e attore. I grandi temi delle sue opere sono il circo, il cabaret, il teatro, la music – hall dove trova le facce e gli ambienti per esprimere le sue esigenze di sintesi e di modernità umana. Dal mondo notturno dei locali pubblici nasce la sua vocazione grafica quella per cui diventa famoso subito. Lautrec non è l’iniziatore dell’arte dell’affiche, né della tecnica litografica, ma è il più audace, innovativo e profondo creatore di manifesti e litografie di quegli anni e il più prolifico.
Nella sua arte incontriamo i suoi amici. Dal 1886 è amico di Aristide Bruant, cantautore, attore satirico e cabarettista al Mirliton. Dal 1889 l’artista è assiduo al Moulin Rouge dove si balla il can-can e Goulue (Louise Weber, 1870 -1929), guida le danze con scatenata vitalità. Da questi locali come anche il Jardin de Paris con Jane Avril e Le Divan Japonais, con Yvette Guilbert e dai bordelli con le “lucciole”, Lautrec trarrà materia e linfa per le sue opere.

Alphonse Mucha, Job, 1898
L’esposizione è visitabile fino al 22 febbraio 2026.
Patrizia Lazzarin
