
La Street Art è un linguaggio ecumenico?
Nel mondo dell’arte contemporanea in cui questo aggettivo è stato usato anche in un’accezione negativa, quando pensiamo alla Street Art che nasce, se vogliamo da una costola del graffitismo newyorkese che, come il jazz, rappresentava la controcultura dei negri e degli emarginati, la parola recupera, in questa occasione, un valore di universalità, cioè diventa un’espressione capace di parlare alla gente. Le scritte sui muri della città e dei palazzi, da molti anni, lo raccontano.
L’esposizione che apre a Palazzo Sarcinelli domani 15 ottobre: BANKSY e la Street Art aiuta a comprendere come i suoi artisti abbiano saputo, attraverso l’ironia, rovesciare la retorica militarista e mettere in luce i meccanismi del consumismo che “fluttuano” nel nostro pensare, apparentemente innocui, ma determinanti sul nostro agire.
Le loro opere accendono una miccia nel far emergere quanti messaggi, un’immagine sia politica sia religiosa, può veicolare nelle menti umane. Sulla potenza dell’immagine da tempi remoti si è discusso, è stata anche ribaltata e “rovesciata” dai movimenti dada e surrealisti, e qui nella mostra di Conegliano si caratterizza per il valore evocativo, di rimando mettendo al centro l’uomo, come entità da preservare e tutelare nella sua essenza.

Mr Brainwash, With all my love, tecnica mista su tela
Quella qualità umana anteriore alle distinzioni sociali e di religione, capace di tenere potenzialmente “uniti” gli esseri umani.
Tra i primi protagonisti delle sale della mostra incontriamo gli artisti BANKSY, Blek le Rat, Invader ed Obey che raccontano le origini di questa corrente nelle sue espressioni libere, condite di ribellione contro l’ordine dominante. La stessa scelta di di operare su spazi pubblici è parte del loro essere artisti. Combattono la retorica del potere, soprattutto militare e il conformismo culturale.
Fra i primi ad usare lo stencil come tecnica pittorica c’è stato Blek le Rat che invase le superfici all’aperto di Parigi con i suoi topolini piccoli, neri ed agili. Un amore così grande si spiega perché egli li considerava gli unici animali liberi nelle città. Un simbolo di libertà e resilienza.
Ci saranno poi i topi di BANKSY che vediamo anche a Palazzo Sarcinelli. I bambini sono spesso il soggetto degli esponenti della Street Art, in particolare in BANKSY, come in No Ball Games, Kids on guns, tradotto, Bambini su un mucchio di fucili, Jack and Jill, Walled off hotel Box, dove compaiono le condanne chiare alla violenza delle guerre e ai muri che dividono i popoli come nell’ultima opera citata, che fa riferimento al muro di Gerusalemme.

Banksy, Napalm, serigrafia su carta, 2004
Girl with balloon, sempre di BANKSY, esprime la poeticità dei sogni dei piccoli che si scontrano, come in altri suoi lavori, con il modo di vivere degli adulti, imbrigliato da regole e timori. Smile, Peek a boo sono le creazioni di Mr Brainwash, con ancora bambini come soggetti. Egli è un artista di strada che nasce come fotografo e documentarista della scena street di Los Angeles e sarà scoperto da Bansky.
Un sottile legame caratterizza i rapporti fra questi artisti. Mr. Savethewall traendo ispirazione dal capolavoro di Caravaggio: Davide con la testa di Golia, in Who Killed the art of BANKSY, sostituisce la maschera di scimmia con cui spesso BANKSY si nasconde, alla testa di Golia, mettendo a nudo come il messaggio e la poetica del suo “amico di strada” siano stati messi in pericolo dalla logica del mercato.
Andando alle origini del movimento, nella terza sala, troviamo lavori di Keith Haring e Jean – Michel Basquiat, i pionieri di questo modo di fare arte che, con loro crebbe nelle strade, boicottando, all’inizio, le gallerie d’arte. Quel bacio dipinto da TvBoy, scambiato sulle labbra tra Andy Wahrol e BANKSY, spiega l’universo immaginifico della Street Art che pesca il suo materiale anche fra le icone del consumismo contemporaneo come fece il noto esponente della Pop Art.

BANKSY, Forgive us our trespassing, vernice spray su compensato, 2012
La rassegna visitabile fino al 22 marzo 2026 contiene 80 opere ed è curata da Daniel Buso. È organizzata da ARTIKA in collaborazione con Deodato Arte e con il Comune di Conegliano.
Il percorso della mostra è concepito come un viaggio in più capitoli: ribellione, pacifismo, controllo e propaganda, consumismo che insieme raccontano le anime contrastanti e complementari della Street Art.
Patrizia Lazzarin
