Mostre

ETRUSCHI E VENETI.  ACQUE CULTI E SANTUARI

Mille storie svelano i reperti antichi esposti nelle sale dell’Appartamento del Doge, a Palazzo Ducale, in occasione della mostra intitolata: Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari, da domani visibile al pubblico. Al suo interno si scoprono le relazioni che intercorrevano tra l’acqua e il sacro in due delle principali civiltà dell’età preromana nel corso del primo millennio A.C. e fino agli inizi dell’epoca romana.

Il sapore mitico dell’acqua, da quella delle fonti sacre fino alle personificazioni che davano il nome a fiumi, laghi e mari, si coglie in modo chiaro nell’immagine creata dal poeta Esiodo, laddove nella sua Teogonia scrive: E nacquero Oceano e Teti e, dai flutti di Oceano e da Teti provennero i fiumi parlanti e tremila figlie Oceanine.

Nelle stesse parole che leggiamo anche stampate sulla parete, all’ingresso dell’esposizione, diventa quasi visibile come la sacralità appaia tangibile, attraverso l’acqua. Un legame profondo univa nel mondo antico la percezione della Natura che si stringeva al Sacro e, giungeva all’uomo che cercava i segni della presenza del Divino negli elementi naturali.

San Casciano dei Bagni

Tutto ciò diventa per noi moderni, ancora più suggestivo, quando abbiamo l’opportunità di analizzare le testimonianze di importanti aree sacre fiorite in prossimità di laghi, fiumi e sorgenti naturali che si considerano avere poteri di risanare le malattie. Chianciano Terme e Casciano dei Bagni mostrano in questo senso importanti documentazioni di una devozione di lunga durata.

Interessante appare poi,  la realizzazione di questa esposizione in una città come Venezia che ha costruito le sue fondamenta sull’acqua. In questo luogo, il filo che unisce il paesaggio alle opere realizzate dall’uomo nel tempo, ossia le espressioni della Natura e della Cultura, favorisce il nascere di pensieri di tutela del patrimonio che dovrebbero tenere in considerazione anche la necessità di conoscere il territorio prima di intervenire con trasformazioni che lo possano compromettere.

Per la prima volta, con questa rassegna, abbiamo l’occasione di vedere riuniti reperti incredibili e, in molti casi inediti, provenienti da una decina di aree sacre: Pyrgi, Vulci, Chiusi, Chianciano, San Casciano dei Bagni Marzabotto e Spina per l’area etrusca e Montegrotto, Este, Làgole di Calalzo, Altino ed Adria per l’area veneta.

Ricostruzione del tempio di Marzabotto

Il progetto espositivo che ha la curatela di Chiara Squarcina e Margherita Tirelli, è stato seguito dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, con il patrocinio del Ministero della Cultura, dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici e con la collaborazione della Fondazione Luigi Rovati di Milano che accoglierà la mostra, in autunno.

In esposizione in particolare potremmo ammirare le testimonianze del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni.

Attraverso le parole di Jacopo Tabolli che ha diretto scientificamente gli scavi archeologici che hanno portato alla scoperta di una grande vasca sacra, di altari e di oltre 24 statue in bronzo di epoca etrusco-romana, si chiarisce la portata storica di tale avvenimento. 

Coppia di orecchini

Qui, intorno ad una potente sorgente termo – minerale, si intrecciano quasi mille anni di storia a partire dal V secolo a.C. fino al V secolo d.C.

Il santuario al confine del territorio di Chiusi, fu un luogo di guarigione ed accoglienza che transitò conoscenze e credenze dal mondo etrusco a quello romano. Fonte Calda, la divinità originaria, conviveva con Apollo, Iside, Fortuna, Esculapio e le Ninfe.

In segno di guarigione le offerte votive che possiamo ora ammirare, come ad esempio, braccia o altri parti del corpo di squisita fattura, misurano la qualità delle espressioni artistiche di una civiltà. In esse si rivelano anche l’esistenza di pratiche mediche avanzate e di riti complessi, diurni e notturni legati all’acqua, alla divinazione e alla salute del corpo.

L’esposizione si chiude con un grande arazzo: We are bodies of water, realizzato con filati di materie plastiche riciclate e che sperimenta conoscenze scientifiche e tecnologiche. L’installazione è ideata da Giovanni Bonotto, con la curatela della Fondazione Bonotto che si avvale della collaborazione del Museo di Storia Naturale di Venezia Giancarlo Ligabue.

                                                                         Patrizia Lazzarin

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