IL GENIO SOVVERSIVO DI LEE MILLER A FORLÌ

Dopo le due grandi retrospettive del 2024 su Eve Arnold e del 2025 su Letizia Battaglia, le mostre fotografiche autunnali al San Domenico di Forlì proseguono con un’altra artista di rilievo a livello mondiale: la fotografa americana Lee Miller.
La nuova mostra, curata da Walter Guadagnini, presenterà dal 10 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027 oltre 160 immagini tutte provenienti dai Lee Miller Archives, per la maggior parte inedite, per una chiave di lettura sia pubblica che intima del suo lavoro.
Il percorso espositivo si concentra sull’intensa attività tra gli anni Trenta e Cinquanta del Novecento dell’autrice americana, ponte ideale tra gli Stati Uniti, sua terra natale, l’Europa dove si stabilisce prima a Parigi e poi in Inghilterra e anche l’Africa, dove trascorre alcuni anni della sua intensa vita.
Di origine statunitense Lee Miller si sposta a Parigi alla fine degli anni Venti con la determinazione di diventare una fotografa, tanto da convincere Man Ray ad accoglierla come assistente nel suo studio.
Da questo momento inizia la sua vera e propria carriera e continua una vita fatta di incontri e scelte eccezionali: si avvicina al mondo surrealista, diventando amica e musa ispiratrice di Pablo Picasso, Max Ernst, Paul Éluard, stringe rapporti con artiste del calibro di Eileen Agar, Leonora Carrington, Dorothea Tanning e realizza alcune delle immagini più significative della storia della fotografia surrealista, contribuendo anche alla scoperta della solarizzazione, una tecnica che lei e Man Ray sfrutteranno al meglio.

Intorno a metà anni Trenta si sposa e si trasferisce per qualche anno in Egitto, dove realizza immagini di paesaggio dal sapore enigmatico, per poi tornare in Europa alla vigilia del conflitto mondiale.
Collaboratrice di “Vogue”, realizza per la più celebre rivista di moda non solo i classici servizi dedicati al mondo della haute couture, ma anche – in coincidenza con l’esplosione della Seconda Guerra Mondiale – inattese immagini che uniscono stile e vita quotidiana nella Londra ferita dai bombardamenti tedeschi.
È al termine della guerra che Lee Miller realizza i suoi servizi più noti, le tragiche immagini dei campi di concentramento e quelle del disfacimento della Germania nazista, con gli ufficiali suicidi, le fiamme che divorano la dimora estiva di Hitler e le città distrutte.
Una serie di scatti ancora pubblicati su “Vogue” e che segnano in maniera indelebile anche la vita di Lee Miller, che dal dopoguerra infatti si ritira insieme al nuovo marito Roland Penrose nella campagna del Sussex, accogliendo lì gli amici artisti, mettendo da parte il suo impegno fotografico fino ad abbandonarlo.
Ma anche in queste immagini apparentemente solo familiari si legge ancora il genio sovversivo e ironico di una delle più grandi fotografe del XX secolo.

Pubblicato su Vogue USA, 15 luglio 1941, pagina 60. Didascalia: Maschera e protezione per gli occhi indossate da donne britanniche come difesa contro le bombe incendiarie. Una di loro tiene in mano il fischietto di un addetto alla protezione antiaerea.
Il percorso della mostra segue un andamento cronologico, che evidenzia una delle caratteristiche principali della vita e dell’opera di Lee Miller: la sua inesausta curiosità e il suo continuo desiderio di cambiare, di scoprire aspetti nuovi tanto della vita quanto della fotografia.
La mostra forlivese, promossa dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, attraverso Civitas srl, in collaborazione con l’Amministrazione comunale, è realizzata in collaborazione con Camera – Centro Italiano per la Fotografia, valendosi del progetto allestitivo dello studio Lucchi & Biserni.
Patrizia Lazzarin
Il primo ritratto è stato realizzato per mostrare la fascia per capelli, creata con un materiale nuovo e rivoluzionario chiamato plastica. Lee utilizzò una fotocamera da studio formato “half-plate” che non permetteva la messa a fuoco a distanza ravvicinata; fu quindi costretta a scattare un’immagine a figura intera e a ricavare un ingrandimento per ottenere il primo piano.

