LA NASCITA DEL FEMMINISMO MEDIEVALE

Un femminismo rivoluzionario quello suggerito nella prosa e cantato in versi da Maria di Francia perché parla di un Amore  capace di cambiare la natura dell’essere umano, uomo o donna che essi siano e che aspira a  trasformare la società patriarcale e piramidale del Medioevo. La scrittrice e principessa  Maria  nacque  nel 1145, figlia del re di Francia Luigi VII e di Eleonora, la duchessa di Aquitania, il più ricco ed evoluto territorio di Francia. Sposò il conte Enrico della Champagne, prospera e rinomata contea fedele alla monarchia francese, dove ella visse. Da qui l’appellativo di Maria di Champagne. La sua firma compare su una dozzina di componimenti a tema amoroso, su una raccolta di favole e anche su una traduzione in volgare di una delle opere più conosciute della sua epoca, una visione dell’aldilà che reca il titolo Purgatorio di San Patrizio.

Chiara Mercuri, saggista prolifica e storica del Medioevo che si è specializzata nei paesi d’Oltralpe e che insegna ora all’Istituto Teologico di Assisi, racconta  nel suo libro: La nascita del Femminismo medievale, di cui di recente è uscita la ristampa, la profondità e la bellezza di questa scrittrice medievale. I suoi  Lais sono una testimonianza delle dure condizioni della donna dell’epoca  e allo stesso tempo mostrano  le vere caratteristiche dell’amore in grado di modificare la società patriarcale.

Messaggio quest’ultimo che riveste ancora nel mondo contemporaneo gravato da femminicidi e, in particolare in questa giornata in cui si festeggia la festa degli innamorati, un significato pregnante offrendo  interessanti spunti di riflessione. L’amore  per Maria viene inteso come qualità capace di generare Bene, un amore che tuttavia  conserva le sue caratteristiche carnali e le rivendica in un periodo storico dove l’uomo si era brutalizzato ed era divenuto violento ed aggressivo verso le donne.

Crollato infatti l’impero romano, l’ondata delle invasioni barbariche avevano generato un clima di generale incertezza. I commerci e i viaggi si erano drasticamente ridotti fino quasi a scomparire, i porti chiusi, le città abbandonate e la gente in fuga spesso in luoghi impervi come quelli che ci sono negli angoli dei nostri Appennini e nelle Alpi. Sono secoli bui e un ragazzo che nasce spesso ambisce solo a poter indossare le armi per potersi difendere e una ragazza a trovare un cavaliere che la protegga. Chiuse erano  pure le scuole, i teatri e le strade ora apparivano in gran parte  inagibili. I castelli che ancora si mostrano nella loro bellezza conservando un  fascino saturo di misteri,  rappresentavano allora i soli luoghi dove potersi asserragliare in caso di arrivo di armati bellicosi.

La donna in questo contesto era generalmente considerata una proprietà del marito che in caso di infedeltà, perdeva i figli,  veniva  picchiata e abbandonata nuda e sola nel bosco oppure poteva essere  bruciata sul rogo. I matrimoni erano combinati: la donna dipendeva dal marito, il figlio dal padre, il padre dal suo genitore e questo dal capo clan … e così fino ad ottenere una vera costruzione piramidale. La fedeltà era solo femminile e i maltrattamenti subiti spesso rivelavano uomini che anteponevano il loro onore ad ogni valore fino a giungere ad uccidere la moglie adultera per riscattare il loro  prestigio offeso di fronte al clan.

La rivoluzione propugnata da Maria è dirompente se pensiamo come scrive  Mercuri che: la donna nei primi cinque secoli dopo la discesa dei barbari era considerata una straordinaria calamita di pulsioni sessuali e sentimentali e doveva essere punita, fuggita, repressa e controllata. Ogni donna che provò ad esprimersi e a chiedere libertà per sé e per le altre fu di volta descritta dalla pubblicistica come una lasciva, una prostituta, una ninfomane, una folle.

La rivolta capeggiata da Maria negli ambienti nobiliari francesi si ispirava all’amor cortese che non deve però intendersi nella versione travisata dai Romantici. Le sue idee sull’amore sono estremamente moderne e nei suoi Lais si specchia una donna del Medioevo quale ella avrebbe  voluto essere, ossia una creatura seducente e amichevole. Un amore che non va contro la Legge e  che si sbarazza della Gelosia. La  donne  che ne emergono sono anche differenti da quelle della pubblicistica laica del periodo che le descriveva come avvelenatrici di mariti o da quella religiosa che le voleva caste sante.

Il nome di Maria  in particolare è legato anche a un trattato sull’Amore di un chierico della sua corte di nome Andrea che aveva da lei ricevuto l’incarico di parlare in modo convincente di questo tema. Qui  si discute dell’amore che richiede nobiltà d’animo e non di sangue e che sarà ripreso su questa base  anche dal poeta  Guido Guinizzelli,  da Dante e  da Boccaccio.

Anche il romanzo di Lancillotto e Ginevra di Cristiano viene scritto su ispirazione della contessa francese,  come spiega lo stesso autore nel prologo. Le idee femministe qui contenute non è ragionevole siano sue. Le  donne attraverso Ginevra, la regina moglie di re Artù, sembrano poter  finalmente amare chi fa  palpitare loro il cuore e far uso del proprio libero arbitrio che durante il Medioevo gli era stato strappato  per lasciarlo  prerogativa dell’uomo.

                                                                 Patrizia Lazzarin