ALMA, BAMBINA E DONNA  DI UNA TERRA DI CONFINE

Nel  nostro viaggio siamo capitati in una terra ai confini, dove le culture si incontrano, si perdono e riallacciano i fili, si abbeverano l’una dall’altra. Poi ancora si trasformano, conservando un fascino che assomiglia al canto di una sirena che ti vuole trascinare con se nel fondo degli oceani. Il mare, quasi per ironia circonda quei luoghi. Siamo ora dentro la Storia, quella degli Stati e dei popoli, girovaghiamo nelle menti degli uomini che sognano la libertà e l’indipendenza, fra i giochi di bambini di diverse regioni, di differenti famiglie e abitudini, per sentire palpitare l’anima di Trieste e dei suoi abitanti, i suoi colori e le sue tradizioni colorate delle tinte del vecchio impero austroungarico e del suo desiderio di uno sbocco sul mare. Un luogo dove alita il respiro di un Oriente vicino, di anime slave: croate, slovene, bosniache, serbe … che mutano nel tempo.

Il romanzo dal titolo Alma di Federica Manzon, edito con Feltrinelli e nella lista dei finalisti del premio Campiello 2024, attraversa un tempo lungo, fatto di eventi vicini e lontani che sono a volte entrati nel Mito. Si comincia facendo la conoscenza delle abitudini sovrane di Tito e del suo entourage, in un’isola croata dove abbondano gli hotel di lusso e le belle donne, sulle sponde di un mare dove si decidono le sorti di una nazione e ci si osserva guardinghi, mentre la realtà della grande Jugoslavia si incrina e delle sue spoglie si nutrono i nazionalismi alimentati dagli interessi delle diverse etnie che la abitano.

I protagonisti sono un padre che vive a cavallo fra Occidente ed Oriente, nomade per bisogno e per scelta, lungo tutta la narrazione capace, grazie al racconto di Alma, di mantenere intorno a se, un alone di fascino e di mistero che attrae e interroga il lettore, e fa innamorare la figlia Alma già nei primi anni di vita. Alma che “ pioniera” con il cappellino blu con la stella rossa, fa scorribande nell’isola dei comunisti, accompagnando il padre nelle sue missioni. Il nonno e la nonna di Alma, incredibili per la varietà dei loro interessi, amanti dei libri e in particolare della cultura che appartiene al mondo teresiano.  Curiosi interpreti della realtà in cui vivono, insegnano e fanno scoprire ad Alma la bellezza  e la varietà dell’esistenza. Una nonna che va in canoa, gioca a carte e parla degli scrittori russi con un piglio da melodramma e  un nonno che le legge il giornale al Caffè San Marco e a cui si rivolge piangente e disperata, senza in quel momento punti di appoggio, durante la sua fuga a Belgrado, nella guerra dei Balcani degli anni ’90.

Alma con Vili, il bambino, figlio di amici iugoslavi  del padre che, egli ha portato a vivere con lei e la madre nel Carso, prima che scoppiasse la guerra, ci trascineranno tra le mille avventure di bambini speciali e coraggiosi, sulle spiagge e sulle terrazze di  un mare dove arrischiarsi e fra  edifici di un tempo, ora resti di  archeologia industriale. Alma mostrerà il lato nomade della sua natura, come quella di Vili che cerca, sradicato dalla sua famiglia e dalla sua terra, un’identità che sia quella che gli è propria. Ci caleremo fra le pagine di una Storia che forse abbiamo dimenticato in fretta, mentre un’altra guerra, quella in Ucraina, sempre ad Oriente, bussava alle nostre porte. Ritroveremo nomi di città devastate come Srebrenica, a tutti nota , di altre che lo sono un po’ meno, immagini di donne e uomini torturati, violentati e uccisi senza ragione. Vedremo quasi, attraverso le descrizioni, le foto di quei crimini e leggeremo anche i nomi di chi li ha commessi. Incontreremo tanta gente.

Fra i più curiosi, anche i matti della città triestina, a cui la madre di Alma, seguendo le indicazioni degli psichiatri all’avanguardia dell’epoca, si dedica perché possano, fra le persone normali, ritrovare in parte la loro umanità “contusa”.  Conosceremo il dolore e la sofferenza di chi vive la guerra e che nel libro della scrittrice di origini triestine insegna il valore della vita. Un palpito di essa attraversa l’intero romanzo e ci cala nei sentimenti dei protagonisti. Un viaggio di uomini e donne dove la Memoria  viene da alcuni di essi allontanata in un angolo per vivere più liberamente la vita. Questo fanno i genitori di Alma e in parte la stessa Alma. Diversamente dai suoi  nonni che alla Storia e al passato attingono per radicare le tante storie degli esseri umani e le loro peculiarità. Paesaggi dell’anima e della Natura si susseguono nel libro di Federica  e noi, leggendo, li abbiamo attraversati tifando per il futuro mentre ancora la Drina si riempiva di cadaveri o il mondo sembrava così confuso.

                                                                                    Patrizia Lazzarin