
Se la poesia si considerasse come una vibrazione che abita la vita, un modus vivendi, forse osserveremo il mondo, con occhi diversi. Ungaretti poeta e soldato. Il Carso e l’anima, la rassegna che è stata presentata oggi alla stampa, assieme alla mostra Da Boccioni a Martini. Arte nelle Venezie al tempo di Ungaretti sul Carso, sono le pietre miliari che scandiscono l’inizio di un avvenimento importante: Gorizia e Nova Gorica, Capitale Europea della Cultura transfrontaliera. Un’occasione per raccontare una regione in cui il concetto stesso di confine cambia significato.
La cerimonia inaugurale, che unirà entrambe le città in una celebrazione condivisa, come sappiamo, si terrà l’8 febbraio 2025, che è il giorno della nascita del poeta Ungaretti, ma è anche la Giornata slovena della Cultura: il giorno di Prešeren.

Ungaretti poeta e soldato. Il Carso e l’anima che aprirà al pubblico sabato 26 ottobre, nel museo di Santa Chiara a Gorizia, è una mostra dove i colori e le forme delle opere di artisti contemporanei restituiscono l’atmosfera del Carso, di questo luogo che evoca già solo a nominarlo l’epos di un vissuto che sembra colare dalle sue pietre e dai ricordi dei poeti. La poesia, questo desiderio dell’essenza della vita, avvicinabile, ma non raggiungibile, come affermava anche Ungaretti, sempre alla ricerca della parola che ne cogliesse l’atto più intimo, la possiamo scoprire sia in un filo d’erba illuminato dalla luce sia sulle dita scarne di un soldato che cerca con tutta la sua anima di non lasciarsela sfuggire.
Il Carso una terra che guarda anche al mare, che si stringe sulle sue pietre e che ha i volti dei suoi soldati che hanno combattuto per difenderla, diventa protagonista e simbolo della Storia di una terra di confine. Giuseppe Ungaretti ha saputo restituirne il volto nei testi che compongono Porto Sepolto, la raccolta di poesie che per l’occasione, ha visto la ripubblicazione in forma anastatica di tutti i testi di cui è formata, preceduta prima da ricerche letterarie e storiche. Intense e toccanti poche frasi in Veglia: Un’intera nottata buttato vicino a un compagno massacrato con la sua bocca digrignata volta al plenilunio … nel mio silenzio ho scritto lettere d’amore, non sono mai stato tanto attaccato alla vita.
Studi sulla morfologia carsica, sulla storia del territorio, l’uso di immagini che lo colgono nella sua peculiarità sono stati legati insieme per la realizzazione di nuovi documentari che ne tracciano gli ampi confini: da quello a cura di Marco Goldin ad altri con approfondimenti sulla storia delle battaglie, a cura di Lucio Fabi e sulla stesura delle poesie, in questo caso attraverso un dialogo tra Goldin e Paolo Ruffilli.
Questa esposizione come quella: Da Boccioni a Martini. Arte nelle Venezie al tempo di Ungaretti sul Carso, che si inaugura il 26 ottobre alla Galleria Comunale di Arte Contemporanea di Monfalcone, sono promosse dai Comuni di Gorizia e Monfalcone con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e la partecipazione di PromoTurismoFVG. Il progetto è stato ideato e curato da Marco Goldin e organizzato da Linea d’ombra.

Nella rassegna di Monfalcone sono gli artisti che operavano nelle Venezie ad essere gli affabulatori prescelti per raccontare quel tempo di inizio secolo. Ungaretti combatterà ed opererà con mansioni diverse sul Carso, tra la fine del 1915 e del 1917 e da quell’esperienza nasceranno quelle poesie, “manifestazioni intime” che Ettore Serra, l’amico ed editore incontrato in quel luogo, vorrà poi pubblicare. Escono per la prima volta nel dicembre del 1916 in solo 80 copie.
A legare in modo compiuto l’esposizione di Gorizia con quella di Monfalcone è un vero e proprio libro prima ancora che un catalogo. Oltre 500 pagine tutte a colori, con tanti saggi specifici e un ricchissimo apparato iconografico.
In uno di questi saggi il curatore Marco Goldin scrive in: Il Carso. I colori. La vita. Poesia della Pittura. Pittura della poesia, piroettando quasi con le parole … Qui … si gira attorno, si fanno larghi cerchi come a voler esitare … come a voler attendere ancora un momento, perché si sente, si capisce. Che c’è nell’aria lo spirito dei morti, di quelli che sono venuti prima di noi, da queste e altre contrade … E si sono trovati, dov’erano cielo e pietre … Si guarda da una parte il fiume chiaro, di quello verde che risplende, si dice del colore dello smeraldo. Dall’altro il monte sparso di boschi così fitti da non vederne l’uscita …

A Gorizia, le opere di Laura Barbarini, Graziella Da Gioz, Franco Dugo, Giovanni Frangi, Andrea Martinelli, Matteo Massagrande, Francesco Michielin, Cesare Mirabella, Alessandro Papetti, Franco Polizzi, Francesco Stefanini e Alessandro Verdi sapranno stupirci. Ognuna è nata a partire da sentimenti diversi degli artisti che hanno voluto ricostruire atmosfere e luoghi del Carso e del suo poeta Ungaretti. Ognuna di queste creazioni condensa sulla tela emozioni, ricordi, immagini pensate o reali della Storia e della Natura.
Quando poi si guarda all’arte nelle Venezie negli anni in cui Ungaretti si trova sul Carso non possiamo non pensare a Ca’ Pesaro, luogo simbolo dell’avanguardia italiana, palazzo alle cui mostre, dirette dal mitico Nino Barbantini, giungevano autori veneti, trentini e anche dell’attuale Friuli Venezia Giulia, assieme ad artisti come Boccioni e Casorati. A Monfalcone il punto di partenza è la figura di Umberto Boccioni, che tra l’altro nella mostra estiva del 1910 a Ca’ Pesaro fu presente con una vera e propria personale di 42 opere. Assieme a lui Felice Casorati che nella mostra capesarina del 1913 espone 41 opere.

Incontreremo poi altri artisti che hanno reso in quel decennio la pittura nelle Venezie tra le più avanzate d’Italia. Accanto ai due capofila, Gino Rossi con i suoi quadri e Arturo Martini con le sue sculture, avremo occasione di vedere anche le opere di Umberto Moggioli e Pio Semeghini, Aldo Voltolin e Nino Springolo.
Un’ampia sala al piano superiore della Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Monfalcone e una sala più piccola al piano terra, sono dedicate a Gino Rossi e a Umberto Moggioli. In esse ci sono gli splendidi paesaggi delle colline asolane dipinti dai due, assieme a una coppia di rari paesaggi, realizzati da Boccioni, poco prima di morire. Al piano superiore sono i paesaggi a Burano e della Laguna veneziana a consegnarci un momento prezioso della pittura italiana dell’inizio del secolo. Le due mostre saranno visitabili fino al 4 maggio 2025.
Patrizia Lazzarin
