QUALE ARTE? IL GABBIANO DI CECHOV AL TEATRO VERDI DI PADOVA

Il gabbiano da sempre emblema di volo libero, capace di librarsi tra gli scogli sul mare, legando idealmente le profondità delle superfici marine ai cieli azzurri, cade a terra, ucciso, nell’opera famosissima del grande drammaturgo russo Anton Čechov. L’opera in questi giorni, in scena al Teatro Verdi di Padova, racconta la fine, anche nella contemporaneità, delle speranze di felicità dell’uomo.

La piece teatrale che ha la regia di Filippo Dini che interpreta la parte dello scrittore Boris Aleskseevič Trigorin e che vede Giuliana De Sio indossare i panni di Irina Nikolaevna Arkadina, famosa attrice e sua compagna, volge la sua attenzione al significato attuale della Scrittura e del Teatro che a buon intendimento facciamo iniziare con le lettere maiuscole.

Kostantin Gavrilovič Treplev, (Giovanni Drago), è il giovane figlio di Irina, a cui non piace il compagno della madre, ma che soprattutto desidera scrivere un’Opera nuova. Autore di drammi, grida metaforicamente al mondo, che le parole per raccontare la bellezza e il dolore propri della Natura che ci circonda sono differenti. Altre … Un nuovo Teatro. Sicuramente egli non viene compreso sin dall’inizio, se si esclude Nina, nella vita Virginia Campolucci, che nell’opera condivide con lui una passione amorosa.   

Boris Aleskseevič è lo scrittore famoso, che appare quasi in balia della volontà di Irina, donna decisa, infatuata fino all’inverosimile di lui. Tuttavia, Boris incarna anche la consapevolezza dei limiti della sua arte e delle sue capacità. Si confronta a Ivan Sergeevič Turgenev, il drammaturgo russo, il cui romanzo Padri e figli è uno dei capolavori della narrativa del XIX secolo, e facendolo esemplifica i limiti della propria scrittura. Cosa diranno di lui post mortem? Cosa si pensa nella contemporaneità della sua scrittura?

Essa scorre … scorre … scorre … è scorrevole.  Pensiamo subito all’acqua di una corrente che nel suo muoversi incessante non si ferma su quello che tocca. Così, potrebbe dire l’autore, ma potremmo anche noi pensare, l’Opera non tocca l’Arte, quella forza creativa capace di sollevare l’individuo e di raggiungere l’eternità. Le nostre ali come per il temerario Icaro non sono in grado di farci raggiungere la nostra meta.

Cade a terra il Gabbiano, ucciso forse per caso, dal giovane Konstantin nel primo dei quattro atti dell’opera. Muore la speranza dell’essere umano di creare un’arte capace di spiegare.

Afasia, incapacità di comprendere il mondo e gli altri. Fra i personaggi dell’opera di Cechov, l’incomunicabilità è una regina dispotica.

E mentre si consuma la tragedia, Kostantin muore per mano sua, dopo aver bruciato i suoi manoscritti, sul tavolo della cucina, in una scena che ha i colori dell’opera I giocatori di carte di Cézanne, resa più intensa dai fumi dell’alcool che annebbia le menti, si comprende la tragicità di tante esistenze intente a giocare la vita, senza nutrire vera curiosità e consapevolezza dei misteri celati in essa.

L’arte, la letteratura, la musica potrebbero salvarci? Quale arte allora potremmo pensare?  Gabbiani stridono nel cielo prima di essere colpiti … l’Arte è ferita. Uccisa?

Le canzoni e le musiche in questo adattamento del Gabbiano di Čechov esprimono vitalità, gioia, incertezza e dolore misurando nelle emozioni lo scorrere dell’esistenza umana.

Altri personaggi e interpreti dell’opera sono: Petr Nikolaevič Sorin, Valerio Mazzucato; Il’ja Afanas’evič Šamraev, Gennaro Di Biase; Polina Andreevna, Angelica Leo; Maša, Enrica Cortese; Evgeneij Sergeevič Dorn, Fulvio Pepe; Semen Semenovič Medvedenko, Edoardo Sorgente.

La traduzione è di Danilo Macrì, le scene di  Laura Benzi, i costumi di

Alessio Rosati, le luci di Pasquale Mari e le musiche di Massimo Cordovani.

Le repliche dello spettacolo continueranno, ogni giorno, fino a domenica 9 novembre.

                                                                                  Patrizia Lazzarin