
Allo storico Teatro Goldoni di Venezia, ieri sera, c’era molta attesa di ascoltare un pezzo di storia musicale legata a nomi, diventati simboli, come Giorgio Gaber ed Enzo Jannacci che, anche i giovani conoscono per il gusto della provocazione, per la dolcezza che a volte si mescola alla malinconia e, in particolare per la mordace ironia.
A rendere sempre vitale ed effervescente questo mondo, il noto frontman Elio accompagnato dall’ensemble dei Solisti del Conservatorio “Verdi” di Milano.
Ieri sera Elio ha scelto come fil rouge del suo spettacolo uno dei suoi strumenti preferiti: l’ironia. Le canzoni possono far ridere perché la musica ha timbri dentro la nostra pelle, mentre “si scontra” con cellule e neuroni con un effetto benefico per il nostro star bene.
Ma la musica si costruisce, in particolare, di testi che possono liberare il non detto e ciò che viene solitamente silenziato. E allora possiamo capovolgere, ridendoci su, la morale comune non sempre così salvifica per il bene dell’uomo e tutte le cose che ci facciamo andar bene.
Sul fondale, dietro la band, svolazzavano sullo schermo, uomini che ricordavano i volti delle figure del pittore Renè Magritte, esponente del surrealismo, movimento sorto in Francia nei primi decenni del Novecento, che cercava un grado più profondo del reale, fuori di ogni preoccupazione estetica e morale. Uomini che volavano sopra i mali del mondo, come nei quadri del pittore Marc Chagall.
E come nell’automatismo psichico del surrealismo, liberamente Elio e il suo gruppo si sono divertiti a tradurre in note e parole quel mondo cantato da Gaber e Jannacci, ma che ha visto anche come rappresentanti, in modo diverso, Dario Fo e Cochi e Renato. Una linea ideale che li accomuna.
Lo spettacolo si inserisce nel progetto Veneto Jazz. Anche Gaber ai suoi inizi e Enzo Jannacci da sempre, come il figlio, si sono misurati con la musica jazz. Elio ha esplorato la stessa attraverso collaborazioni e progetti specifici, come la sua performance “Elio e il Jazz da tre soldi. Una storia che si ramifica nel tempo e che qui è stata l’occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa come quando il noto frontman ha fatto “una breve pausa” per raccontare della concorrenza delle grandi imprese di telefonia e poi di evasione fiscale, così naturalmente diffusa.
Le canzoni La libertà di ridere di Giorgio Gaber e una Fetta di Limone di Enzo Iannacci hanno segnato un’epoca …
Ridere delle follie del mondo perché la vita è bella. E questo forse è un punto di forza.
Concludo con la strofa finale di un’altra canzone di Gaber:
E tu non ridere mio dolce amico
non ti stupire di questa storia mai esistita
si può anche vivere senza capire
se il vero è il sogno o il resto della vita.
Gli ultimi due versi si possono intendere come un gioco di parole, un diverso valore della capacità di ridere.
Patrizia Lazzarin
