L’ARTE? UN’INVENZIONE? IL QUADRO COMPLETO. BIANCA BOSKER

Che cos’è l’arte?
Il libro: Il quadro completo di Bianca Bosker, giornalista americana che vediamo muoversi nel testo pubblicato da Neri Pozza, tra galleristi, artisti e collezionisti, ci cala nel mondo dell’arte contemporanea americana. Le intenzioni sono sicuramente encomiabili e le informazioni che riceviamo sono curiose, ironiche e svelano molti aspetti di questo mondo.
L’occasione per far discutere in modo vivace di quanto essa scrive, emerge in maniera sorprendente, a metà libro, quando ci racconta del suo incontro con l’artista Amanda AllFIRE, performer che utilizza il suo fondo schiena per esprimersi artisticamente.
Durante le sue esibizioni AllFIRE appoggia il suo deretano sulla faccia dei volonterosi distesi su un lettino che si devono cimentare in una prova di respirazione inconsueta. Possiamo sicuramente immaginare il corollario di messaggi erotici, ma soprattutto volgari che le arrivano su WhatsApp, da milioni di followers.
Questa è arte? Se lo chiede la giornalista, ma anche l’artista. Sicuramente a molti sarà capitato di sentire, leggendo riviste del settore, le critiche che giungono da vari esperti, sul carattere delle espressioni creative della contemporaneità che puntano alla provocazione e al sensazionalismo.
Per rimanere in Italia, possiamo, ad esempio pensare alle opere di Maurizio Cattelan come L.O.V.E. che, posizionata di fronte al Palazzo della Borsa di Milano, la scultura alta 11 metri, ha la forma simbolica di un dito medio rivolto all’economia.
Ma come capire fra i tanti creativi, chi potrebbe essere, a “buon diritto”, definito artista? Forse “facendosi” l’occhio, come si chiede l’autrice che si esprime sulla base dell’esperienza maturata lavorando nelle gallerie come “infiltrata”, vedendo cosa scelgono i collezionisti, cercando di capire quanto viene ideato e prodotto, studiando sui testi d’arte e andando alle conferenze.

Con Bosker facciamo la conoscenza di tanti artisti che operano soprattutto nel contesto newyorkese e di come si comportano i compratori d’arte, in particolare, quelli più facoltosi che acquistano non solo per mettere le opere nelle loro innumerevoli case, ma le depositano anche in magazzini privati, inseguiti dalla brama del possesso.
Tuttavia, quando si parla di arte cercarne una definizione univoca, valida in ogni tempo e luogo, diventa, come possiamo immaginare assai difficile, se non impossibile perché essa è tesoro, ma anche documento che contiene in se i significati, il pensiero e le idee di un’epoca o periodo storico più o meno lungo. Il nostro ne abbonda …
Nel mare magnum dell’arte contemporanea il desiderio di una definizione che faccia chiarezza su quello che essa rappresenta sembra urgente, sicuramente è interessante, intrigante e giunge ancora una volta a toccare il nostro sistema di valori. Un sistema … in continua evoluzione.
Un’operazione titanica quella di Bianca Bosker che cercando quasi, di identificare una “religio” dell’arte, va indietro nel tempo per trovare le fondamenta, le radici su cui costruire un pensiero nutrito di logica.
Uno dei punti critici di questa ampia ricerca effettuata dalla giornalista è stato tuttavia, in alcuni casi, la scelta, per sostenere le sue argomentazioni, del pensiero di alcuni studiosi. Guardando all’arte del passato Bosker afferma che fino alla seconda metà Settecento non si distingueva la figura dell’artista da quello dell’artigiano e si richiama alla testimonianza, da lei trovata, che nel 1762 finalmente l’Académie française giunge a definire l’artista “come colui che lavora in un’arte cui il genio e le mani devono concorrere”.
E traendo ispirazione dalle notizie lette sull’Invenzione dell’Arte di Larry Sniner, da lei più volte citato, parlando delle commissioni ricevute da Leonardo da Vinci nel 1483, paragona il nostro, sulla base delle presunte credenze dell’epoca, ad un imbianchino.
I documenti contrastano con queste riflessioni. Leon Battista Alberti, artista poliedrico, architetto e pittore, e uomo di cultura nel suo “De pictura“, già nel 1435, definì la pittura come scienza. Egli fu infatti un teorico delle arti come pittura, scultura e architettura e formulò teorie basate su matematica, geometria e ideali classici. Giorgio Vasari nel 1550 nel suo saggio: “Le Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architetti”, considerata la prima storia dell’arte moderna, ci parla di maniera e di rinascita.
Sicuramente se pensiamo al Medioevo, l’artista veniva definito un artigiano e il suo nome “si perdeva” nei cantieri, ma già con il pittore Cennino Cennini, agli inizi del 1400, nel suo Libro d’Arte, sono contenute in maniera organica informazioni su pigmenti e pennelli, sulle tecniche della pittura, dell’affresco e della miniatura e vi si abbozzano anche problemi teoretici come i canoni proporzionali.
In quale considerazione erano allora tenuti gli artisti?
Dobbiamo ricordare che uno dei famosi pittori veneziani del Quattrocento, Giovanni Bellini si fece quasi “pregare” dalla nota Isabella d’Este, marchesa di Mantova che attendeva delle opere per il suo studiolo. Nel carteggio fra i due, Bellini tende a precisare, di fronte alla richiesta di uno specifico soggetto da parte della nobildonna, il suo diritto d’invenzione.

Julie Curtiss, White Cube
Nella seconda parte del libro, nel restringere lo spazio di analisi, Bianca Bosker, riesce ad acquisire maggiore consapevolezza sullo status dell’arte. Questo avviene, come lei afferma, quando entra nello studio della pittrice e scultrice Julie Curtiss come assistente. Qui ha modo di avvicinarsi al processo creativo di un’artista che le permette di “sperimentare” la sua sensibilità, le sue conoscenze di persona culturalmente onnivora e soprattutto il suo “sguardo”.
Possiamo parlare ancora di arte buona e non?
Qui essa ci introduce alla questione del gusto che appare diverso nel tempo. Scrive la giornalista nel saggio: “Ma il mi piace è davvero un vicolo cieco rispetto al mi piacerebbe”? La risposta di Julie (la pittrice) allude alla verità segreta del gusto, che è malleabile, in continua evoluzione e, probabilmente è più corretto farsi domande che pretendere la risposta giusta”.
Se si vuole perdere la fiducia nel concetto di arte buona, basti pensare a tutti gli artisti che in passato si sono visti relegare ai margini in quanto falliti – El Greco, Van Gogh, Gauguin, Cezanne … e l’elenco è ancora lungo, mentre oggi sono omaggiati con intere ali di museo …”

Van Gogh, La notte stellata
Nella valutazione dell’arte sono stimolanti le considerazioni che la scrittrice ci riporta da un convegno sulle neuroscienze nella città di Lovanio, dove si era discusso se quello che vediamo con i nostri occhi sia in grado di mostrarci l’intera realtà o solo una parte. E allora si chiede, un artista vede come gli altri o possiede una “paletta di colori di differente qualità”?
La giornalista ci conduce quindi dentro la gamma dei colori, la storia della loro produzione nei secoli e la loro disponibilità per gli artisti, si sofferma sui concetti di valore e saturazione degli stessi che consentono nuove percezioni del mondo visibile. Bosker sembra prestarci i pennelli. E a chi non piacerebbe usarli per creare bellezza a cui, come suggerisce, non dovremmo mai rinunciare.
Quale bellezza?
Scrive l’autrice: La bellezza, sono arrivata a pensare, non deve essere una conformazione fisica, e non certamente deve essere qualcosa su cui siamo d’accordo. La bellezza è il momento in cui la mente accetta di cambiare strada. La bellezza è l’istante in cui ci mettiamo a sedere e cominciamo a prestare attenzione… Andate a vedere più cose possibili” … Per sviluppare un “occhio” bisogna vedere più arte.
Bianca Bosker è una giornalista pluripremiata e autrice che vive a New York. Suoi articoli sono apparsi su riviste prestigiose come The Atlantic, T, Food & Wine, The Wall Street Journal, The Guardian, The New Republic e The New Yorker. Il quadro completo è stato uno dei libri più attesi per The Millions e Lit Hub ed è subito entrato nella lista dei bestseller del New York Times.
Patrizia Lazzarin

