
Tra Firenze e Parigi, tra le sale del Caffè Michelangelo della città toscana e gli spazi del Caffè Nouvelle Athènes della capitale francese, si muovono gli artefici delle due correnti artistiche, i Macchiaioli e gli Impressionisti che pur nelle differenze, anche strutturali, si confrontano con i sentimenti e le idee della vita contemporanea, nella reciproca convinzione, come suggeriva anche il filosofo Hippolyte Taine che il merito di un’opera d’arte si misura nel legame che la unisce al luogo, al tempo e alla società in cui viene realizzata.
La mostra che si può ammirare nelle sale di Palazzo Roverella, a Rovigo, accosta principalmente due artisti di queste due correnti mettendo in luce i punti di vicinanza. Essi sono il veneziano Federico Zandomeneghi che matura il proprio stile a partire dall’esperienza dei Macchiaioli per far proprie, trasferitosi a Parigi, anche parte dell’iconografia e della pennellata impressionista e, il pittore Edgar Degas che nella nostra penisola approfondì lo studio della pittura italiana, in particolare dei maestri del Rinascimento.
Si misura in questa esposizione il fermento culturale di un’epoca che è compresa fra la fine degli anni Cinquanta dell’Ottocento e il primo ventennio del Novecento. In essa si esprimono i desideri e gli ideali dei Macchiaioli che, come lo stesso Zandomeneghi, volevano contribuire alla realizzazione del nuovo regno d’Italia e che, come possiamo vedere anche nella contemporanea esposizione di Palazzo Reale a Milano, scelgono per i loro quadri soggetti tratti dalla temperie ideologica a loro contemporanea.

Federico Zandomeneghi, Il te
Un esempio sono: Le cucitrici di camice rosse, dipinto nel 1863 da Odoardo Borrani che potremmo ammirare in mostra a Rovigo. Qui il colore “a macchia”, splende nei suoi rossi per raccontare il valore delle persone semplici e soprattutto indicare nuove idealità.
“Vissi sin dall’infanzia in mezzo all’arte perché figlio e nipote di scultori che al loro tempo ebbero fama e la meritarono. Vissi a Milano e poi a Firenze dove passai i più begli anni della giovinezza e fu in questa città che cominciai a dipingere vicino a Cabianca, Signorini, Abbati, Sernesi … Poi ritornai a Venezia donde mi recai di nuovo a Firenze che lascia definitivamente per venire a Parigi che mi avvinse e che ritiene da più di trentatré anni”.
Le dichiarazioni si leggono in una lettera che nel 1908 Zandomeneghi, ormai alla soglia dei settant’anni, inviava al critico d’arte e letterato napoletano Vittorio Pica, in relazione ad alcune imprecisioni inerenti alla sua pubblicazione: Gli Impressionisti francesi. Egli si dispiaceva di non essere stato presentato in maniera adeguata in uno scritto che era rivolto al pubblico italiano che non lo conosceva perché dall’Italia egli era ormai assente da decenni. Il suo trasferimento definitivo a Parigi risale al 1874 dove rimase fino alla morte avvenuta nel 1917, pochi mesi dopo quella dell’amico Degas.

Edgar Degas, Classe di Balletto
La ricerca sul colore ha caratterizzato tutto il percorso artistico di Federico Zandomeneghi che desiderava acquisire una propria cifra stilistica. A Parigi egli conoscerà Degas presentatogli dall’amico Claudio Martelli, lo scrittore e pensatore, anima del Caffè Michelangelo che a partire dal 1864, trasformò la sua villa a Castiglioncello in un ritrovo estivo per gli artisti, che vi trovarono luce, mare e paesaggi da dipingere.
Sui fondamenti della pittura macchiaiola e a partire dalla sua formazione che attribuiva considerazione al disegno, Zandomeneghi si avvicinerà poi all’arte impressionista che all’inizio aveva giudicato una ricerca eccellente, ma ormai fritta e rifritta.
Questo avvicinamento avviene grazie a Degas del quale stimava le qualità compositive delle opere. La stessa impressione positiva aveva avuto il francese verso il veneziano tanto da invitarlo alla quarta esposizione degli Impressionisti del 1879.
Del primo periodo parigino in opere come A letto o Il Moulin de la Galette intuiamo, nel taglio della composizione, lo studio dell’opera del pittore francese. Nella prima, in una sontuosa cromia di azzurri e bianchi, giace sul letto una ragazza che mostra nel risveglio tutta la sensualità spontanea e pudica del suo giovane corpo.

Federico Zandomeneghi, Visita in camerino
Nell’opera Mere et fille la pennellata pigmentosa restituisce l’atmosfera di un tempo raccolto, dove una donna matura è concentrata nel fissare una spilla fra i capelli della giovane figlia.
Nel dipinto Al Caffè Nouvelle Athènes, dove scorgiamo assieme all’artista la modella e pittrice Suzanne Valadon, la stesura pittorica si nutre della stessa pennellata a tocchi fitti e divisi di Pissarro, mentre la scena costruita di scorcio ricorda ancora Degas. L’equilibrio compositivo si ottiene tuttavia attraverso un colore memore della tradizione veneziana, capace di definire i tempi di una narrazione.
Molti sono i ritratti, genere amato dal veneziano.
I soggetti femminili colti in stanze, nella loro intimità o dentro la frenesia della vita urbana, saranno fra i soggetti preferiti da Zandomeneghi che guardava anche ai nudi di Degas peculiari nelle loro pose, spesso ritratti di spalle.
L’artista ancora prima in sintonia con le ricerche della nouvelle peinture aveva cominciato ad utilizzare il pastello che gli permetteva di ottenere effetti vibranti di luce.

Federico Zandomeneghi, Al Caffe Nouvelle Athenes
Fra i tanti artisti incontrati a Parigi fu Degas quello con cui si vedeva più spesso, un Degas pungente che lo consigliava nell’acquisto di opere d’arte e a cui perdonava tutto perché era un grande artista.
Di Degas in mostra non potevano mancare le ballerine, dipinte e scolpite, i disegni che ne mostrano in modo chiaro i punti di vicinanza con le opere di Zandomeneghi.
Sui rossi e gli azzurri, quasi al centro del quadro, come nei dipinti Bambina con i capelli rossi e il Giubbetto rosso del pittore italiano, si concentra il nostro sguardo nell’ultima sala. Il rosso tizianesco o gli aranci e i verdi e i gialli nella frutta accatastata sui tavoli restituiscono la piacevolezza quasi sensoriale di una materia viva.
La rassegna che ha la curatela della storica dell’arte Francesca Dini è stata promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, in collaborazione con il Comune di Rovigo e l’Accademia dei Concordi, con il sostegno di Intesa Sanpaolo, e prodotta da Silvana Editoriale.
Rimarrà aperta ai visitatori fino al 28 giugno 2026.
Patrizia Lazzarin
