
“A grandi passi” entriamo in uno dei momenti e luoghi centrali dell’arte contemporanea che si inaugura a maggio con la Biennale di Venezia, con una mostra dedicata all’artista britannica Jenny Saville, una pittrice che è stata una delle esponenti più significative dei British Artists, un movimento che ha dominato la scena artistica britannica a partire dagli anni Novanta. Pur plasmando nella sua materia pittorica la lezione di Francis Bacon e Lucian Freud, ella attinge per le sue opere alla tradizione figurativa dell’Arte Italiana e in particolare ad un periodo emblematico: il Rinascimento.
Le sue creazioni di formato monumentale, circa una trentina a cui si aggiungono i disegni, saranno visibili a partire da domani nelle grandiose sale di Ca’ Pesaro, l’istituzione museale di cui è direttrice Elisabetta Barisoni che ha la curatela dell’esposizione e che ha seguito l’artista britannica fino ad andare a trovarla nel suo studio ad Oxford.

Reverse, 2002 – 2003
L’arte di Jenny Saville pone al centro della sua ricerca il corpo, spesso quasi grondante di una carnalità rubensiana. La sua è una scelta coraggiosa che mostra la lucentezza delle parti di cui si costruisce la figura umana e al tempo stesso ne estrapola pezzi che in alcuni casi sembrano galleggiare soli nella tela. Un guardare a tutto tondo nelle forme che si espandono e si ingigantiscono quasi a forare la nostra sensibilità abituata, soprattutto negli ’90 quando Jenny Saville comincia a farsi conoscere, ad una perfezione estetica inseguita spesso maniacalmente attraverso i bisturi del chirurgo.
La personale dedicata a Saville mira a restituirci il significato del suo percorso artistico a partire dal suo autoritratto Propped del 1992, che ha mandato in frantumi le icone consolidate della bellezza femminile. “Propped” fu il suo lavoro di laurea presso la Glasgow School of Art e convinse il collezionista Charles Saatchi ad acquistare ogni possibile opera della Saville per poi includerla nella celebre mostra del 1997 Sensation: Young British Artists from the Saatchi Gallery alla Royal Academy of Art di Londra. L’esposizione fece conoscere la pittrice al pubblico inglese, e non solo.

Blue Pietà, 2018
Alex Branczik (Sotheby’s Head of Contemporary Art for Europe) così si espresse: «Sensation fu una delle più importanti e provocatorie mostre d’arte contemporanea organizzate in Gran Bretagna. “Propped” è stata un’icona di questa mostra come gli epocali lavori di Damien Hirst, Tracey Emin e Chris Ofili.“
Nella sua storia artistica si apprende la conoscenza dell’opera dei pittori newyorkesi come Willem de Kooning e Cy Twombly scoperti durante un sua viaggio in America, diventati poi un’occasione di nuove sperimentazioni.
L’arte di Jenny Saville si contraddistingue ancora nei più recenti lavori come Drift (2021-2022) e Gaze (2021-2024) come un’espressione di Ribellione.
Le pennellate simili a tatuaggi sul viso paiono sfidare le norme sociali e mostrano coraggio e una forte identità. Protagoniste giovani fanciulle che conservano una vivacità particolare nella brillantezza naturale dei grandi occhi azzurri. Occhi dello stesso colore che ritroviamo in più opere diventando essi stessi un segno grafico che suggerisce trasparenza, forse quella inseguita.
Il legame della pittrice britannica con la cultura italiana emerge in particolare nelle ultime opere di soggetto mitologico come Venus and Adonis e Danae.

Byzantium, 2018
Byzantium del 2018 è una Pietà moderna e antica, dove la Madonna richiama la dea Iside e il figlio Horus, con un’operazione di trasmigrazione dei simboli che ricorda il pensiero del grande iconologo e storico dell’arte Aby Warburg. Il fondo oro si lega fortemente alle immagini delle icone di tradizione bizantina e veneziana, basti ricordare come esempio Paolo e Lorenzo Veneziano o la famiglia dei pittori muranesi Vivarini.
L’attualità del messaggio dell’arte di questa artista britannica si coglie in lavori come Aleppo o le Pietà che denunciano la brutalità della guerra attraverso la violenza sugli inermi.
L’esposizione che ha il supporto di Gagosian e come Media partner Il Giornale dell’Arte, rimarrà aperta fino al 22 novembre 2026.
Patrizia Lazzarin
