
Nel 1972 la marina militare degli Stati Uniti installò una base per sottomarini nucleari nell’Arcipelago de La Maddalena, in Sardegna. L’accordo con il governo italiano non passò dal Parlamento e suscitò fin da subito proteste, preoccupazioni ambientali e interrogativi sul ruolo dell’Italia nelle strategie militari statunitensi nel Mediterraneo.
Con L’arcipelago atomico Davide Orsini torna su una vicenda che attraversa oltre trent’anni di storia repubblicana, dalla Guerra fredda alla chiusura della base nel 2008, e la rilegge attraverso il rapporto tra territorio, conoscenza scientifica, opacità militare e percezione del pericolo.
Sulla base di documenti d’archivio inediti e di un lavoro etnografico pluriennale, Orsini ricostruisce non solo la presenza americana nell’arcipelago, ma anche il modo in cui il rischio nucleare viene prodotto, misurato, minimizzato o contestato. La Maddalena diventa così uno spazio di conflitto tra saperi e poteri: da un lato gli esperti tecnocratici al servizio della NATO, dall’altro scienziati, attivisti e abitanti impegnati a chiedere trasparenza sugli incidenti occultati, sui controlli radiologici e sulle conseguenze ambientali della base.
Il caso non appartiene soltanto al passato. In un presente segnato da nuove guerre e annunci di riarmo, L’arcipelago atomico permette di interrogare il rapporto tra strategie geopolitiche e vita dei territori: che cosa accade quando un luogo diventa infrastruttura militare? Come si costruisce, si comunica o si nasconde il rischio? Quanto margine di decisione conserva davvero uno Stato dentro gli equilibri della NATO?
Il libro, in uscita per la collana Biblioteca / Antropologia, è un saggio di antropologia storica e politica su una delle zone meno illuminate della storia italiana recente: il punto in cui ambiente, sicurezza, scienza e sovranità nazionale si intrecciano, mostrando come il segreto militare non sia soltanto una questione diplomatica, ma una presenza concreta nella vita di un territorio.
| Davide Orsini |
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| Ha conseguito un dottorato di ricerca in Antropologia e storia presso la University of Michigan. Da anni studia i processi storici e sociali di produzione della conoscenza scientifica, con particolare attenzione ai risvolti ambientali e politici delle applicazioni civili e militari dell’energia nucleare. Attualmente è docente e ricercatore presso il Rachel Carson Center for Environment and Society della Ludwig Maximilians Universität di Monaco di Baviera, dove guida un progetto internazionale sulle implicazioni socio ecologiche ed economiche dello smantellamento degli impianti nucleari. |
