Mostre

MAX PECHSTEIN

Espressionismo dell‘anima

In scena il movimento dell’Espressionismo con la rassegna che si aprirà il 24 ottobre a Palazzo Zabarella e che fa focus sull’opera e la vita del pittore Max Pechstein nato nel 1881 a Zwickau nello stato tedesco.  L’Espressionismo nasce in Germania all’inizio del Novecento con il gruppo Die Brücke (Il Ponte 1905-1913), ma come fenomeno socio-culturale ha radici nell’inquieto clima mitteleuropeo degli inizi del secolo.

Il termine espressionista viene infatti utilizzato la prima volta nel 1901 dal pittore Jiulien-Auguste Hervè per definire alcuni suoi quadri. E più precisamente lo usò proprio l’artista della mostra che si terrà a Padova nell’antico palazzo. Fu in occasione della seconda secessione di Berlino. Il pittore intendeva distinguere un suo dipinto che errati giudizi la catalogavano ancora come impressionista.

La definizione divenne ufficiale nel 1916 con l’uscita del volume “Expressionismus” di Hermann Bahr, l’ideale sostenitore di un’arte antinaturalistica e anti impressionista. Come disse lo scrittore Kasimir Edschmid: “Il compito e volere dell’artista espressionista è raggiungere al di là dell’esteriorità, il senso più intimo, il significato più vero delle cose. Egli non guarda: vede. Non racconta: vive. Non riproduce: ricrea. Non trova: cerca. Al concatenarsi dei fatti: fabbriche, case, malattie, prostitute, gridi e fame – subentra il loro trasfigurarsi”.

La mostra copre oltre cinque decenni dell’attività di Pechstein e offre l’opportunità di confrontarsi con l’ampiezza della sua visione artistica: in mostra oltre 120 opere tra dipinti, disegni, acquerelli, fotografie, schizzi e oggetti personali.

I gialli, i rossi, i blu e i verdi accesi contraddistinguono la sua arte, in cui le figure spiccano contornate da tratti neri netti. Fu ispirato dai suoi viaggi, dal mare e i paesaggi costieri: dalle località balneari di Nidden sul Mar Baltico a quelle di Monterosso in Italia.

Nei suoi quadri percepiamo una fusione primordiale fra l’essere umano e la Natura, nella ricerca di liberarsi dai condizionamenti e tabù della società.

Ritroviamo poi i berlinesi nei suoi quadri, con i loro volti intensi colti dall’artista con  l’intento di rivelarne l’interiorità attraverso i tratti somatici.

L’esposizione sull’artista, la prima in Italia, rimarrà visibile fino al 14 marzo 2027.

Essa è organizzata da Palazzo Zabarella, Institut für Kulturaustausch, Kunstsammlungen Zwickau – Max-Pechstein-Museum, Fondazione Max Pechstein e la famiglia Pechstein.

                                                              Patrizia Lazzarin

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