A VOLO D’ANGELO: MICHELANGELO CANZI

A volo d’angelo. Io ho il coraggio, egli urla. Ho il coraggio. Quanto ne occorre per coprire uno spazio di pochi metri sotto il tiro dei cecchini, imbottito di munizioni da consegnare in quella guerra che ha condannato l’ex Jugoslavia, terra di confine tra Occidente ed Oriente, alla violenza delle guerre fratricide?
Siamo negli anni ’90. Chi racconta il dramma di un popolo è l’attore Michelangelo Canzi nello spettacolo A volo d’uccello, scritto da Federica Cottini, in scena ieri sera al Conservatorio Pedrollo di Vicenza, nell’ambito della decima edizione del Festival Be Popular, promosso da Stivalaccio Teatro.
Come guida turistica ci spiega, alternando parole in italiano e in inglese per accontentare tutti: “turisti e presenti”.
Una città: Mostar. Mostar di ieri, con il suo ponte vecchio più di quattrocento anni costruito dal sovrano turco Solimano Il Magnifico e la nuova Mostar, dove la tecnologia ha preso il sopravvento e dove quel ponte è stato bombardato e poi è stato ricostruito. Da sempre, simbolo di unione e divisione di un popolo.
Quanto esso avrebbe da raccontarci sui giovani che, durante quello che potremmo chiamare un rito di iniziazione, si buttavano nelle acque del Neretva spiccando un volo di 24 metri.
A volo d’angelo. Un altro volo. Rischiando. Il coraggio di chi si affaccia nel mondo degli adulti con il fegato di quello che il suo mito incarna.
Ragazzi che giocavano sul greto del fiume e che durante la guerra in Bosnia Erzegovina avevano intorno ai vent’anni. Cosa hanno visto allora? E dopo? Gli amici che fino ad ieri lo erano di diritto: dopo erano diventati … serbo bosniaci, serbo croati, musulmani. Le razze, le etnie, le religioni? Ma la religione era veramente così importante nel definire, in quegli anni, le sorti di quella popolazione multietnica.

Interrogarsi sulle guerre ha sempre senso. I conflitti attuali nel mondo e quelli di ieri, in questa terra di confine, sono un segnale che ci avverte di non sottacere la questione.
Si dice che nell’ex Iugoslavia nasca e muoia il Novecento. A Sarajevo il 28 giugno 1914 l’uccisione dell’arciduca Francesco Ferdinando fungerà da pretesto allo scoppio della Prima Guerra Mondiale e ancora Sarajevo… con l’assedio della capitale bosniaca dal ’92 al ’96.
Il protagonista del dramma Crazy Bosnian guy ieri sera, “diventava” quel giovane degli anni Novanta che ora ricordava gli amici, quei ragazzi che hanno visto morire il loro migliore amico e quelli che hanno preferito arrendersi alla durezza della vita, spezzando la loro.
I bambini nati dopo il conflitto fortunatamente non hanno vissuto e hanno solo ascoltato degli eccidi come quello della città di Srebrenica, quando e dove gli uomini sopra gli undici anni vennero tutti sterminati e le donne torturate e violentate.
Needa, figlia di Aina stuprata e a cui hanno rotto tutti i denti dice: Io sono figlia di Aina e non di una “brutta persona”.
Volo d’angelo è stato vincitore quest’anno del premio Eolo come miglior spettacolo dedicato agli adolescenti. L’importanza di insegnare loro a non odiare … a non credere nelle guerre …
Voglio ricordare che nell’euforia dello spirito interventista, proprio della Prima Guerra Mondiale, molti giovani, quasi neppure in età di leva, sacrificarono la loro vita per inseguire falsi miti.
Patrizia Lazzarin

