IL POEMA DELLA FORZA ALLA BASILICA PALLADIANA

Parole come pietre levigate da un pensiero sapiente per innalzare un monumento alla NON VIOLENZA. La suggestiva Basilica Palladiana di Vicenza, nello splendore marmoreo delle sue logge bianche, ha ospitato ieri sera la performance: Il Poema della Forza di Patricia Zanco.
La condanna feroce di ogni guerra ha assunto molteplici forme per sottolineare il carattere aspro, duro e “sottile” dei suoi lunghi “coltelli” in grado di far soffrire fino ad uccidere i nostri corpi ed annientare i nostri desideri.
La violenza di ogni conflitto armato nella sua escalation, uguale ad una piramide appuntita, minaccia l’esistenza di ogni persona che si nutre della presenza di un compagno o compagna, di figli, madre, padre, fratelli e sorelle.
La guerra ha il suo momento culminante con il saccheggio. Una voce ci dice:
Esso è il vertice: l’ora in cui tutto è permesso, quando generali e comandanti danno licenza di uccidere madri, padri, figli, … e di sopprimere quello che esiste tutto intorno.
In quel momento l’essere umano diventa un giocattolo, in balia dell’assurdità.
Le parole di Patricia Zanco risuonavano dentro di noi martellando sui nostri sentimenti come l’arnese del fabbro sull’incudine e allo stesso tempo il verso straziante di un poeta. Rabbia.
I corpi distrutti diventati oggetti: cose inanimate, come le gole dei giovani sgozzati da Achille con nonchalance in un rito dionisiaco dove la ragione si è smarrita.
Il saccheggio è lo strumento necessario per distruggere la volontà dell’uomo che si vuole annientare, per dominare sulla sua mente ed impedirgli di rivoltarsi. Chi sopravvive ad un conflitto finirà per far proprio il pensiero del vincitore.
Distruggere i suoi dei, i suoi pensieri, le sue chiese.

Basilica Palladiana, Vicenza
Dal mito lungo la Storia, dall’Iliade ad oggi, la Forza e poi la Guerra sono espressioni di chi vuole la supremazia sugli altri. Il racconto di Patricia Zanco si è snodato attraverso le imprese compiute da uomini. Nella sua condanna della violenza ha tratto ispirazione dalla bontà delle riflessioni della filosofa Simona Weil e di altre pensatrici del Novecento.
La musica di Roberto Dani e Gabriele Grotto, con gli arrangiamenti di Gabriele Grotto e di Gianpaolo Mattiello alle batterie e di Jacopo Novello alla chitarra, ha riempito il nostro sentire del frastuono del combattimento, ci ha condotto contro le lame che stridono nel duello di un corpo a corpo, dentro il tam tam accecante di un conflitto senza senso.
Il corpo della danzatrice Laura Moro nei suoi movimenti ricordava le membra accartocciate di esseri umani torturati e smembrati.
Sulle sue braccia si proiettavano parole: carriole piene di libri … di …
Sicuramente le guerre lasciano mucchi di cadaveri stesi a terra, nascosti agli sguardi dei bambini sopravvissuti insieme ai genitori in fuga.
La piece compresa nel 79° Ciclo di Spettacoli Classici al Teatro Olimpico di Vicenza che ha la Direzione Artistica di Stivalaccio Teatro è una nuova produzione fatebenesorelle.
Fra le note di regia si legge:
Il nostro non è uno spettacolo, è uno specchio scomodo del mondo che ci circonda. Non vogliamo essere rassicuranti, ci fermiamo e guardiamo: ogni giorno per tante persone, è una questione di sopravvivenza, allora il nostro silenzio o l’indifferenza non sono un’opzione.
Patrizia Lazzarin
Sopra: Patricia Zanco
