
Poche parole condensano il significato del libro uscito il mese scorso, della scrittrice Marianna Corona, anche formatrice nel campo della comunicazione on line, insegnante di yoga e social media manager. Si parla di rifugio e tempo, un tempo tuttavia particolare perché sospeso. Sono i termini racchiusi nel titolo, ma anche il fil rouge di tutta la narrazione che si dipana tra luoghi dove riacquistare un nuovo respiro capace di spazzare via il superfluo.
Per l’autrice sono gli spazi della sua infanzia: le montagne e i prati verdi fra le Dolomiti friulane e le Alpi Carniche. Reduce da una malattia rischiosa, ha imparato a riascoltare come da bambina i suoni della Natura entrando in sintonia con essa in modo estremamente lineare. Sono suoni e accadimenti che riguardano un po’ tutti.
Osservando il comportamento degli elementi naturali come gli alberi e gli animali che popolano il bosco si captano consigli utili per la vita dell’uomo. Non è un’operazione difficile, ma semplice, a cui si giunge spesso osservando la bellezza intrinseca della Natura come una roccia particolare, un albero antico, una pianta rara.
Camminare in questi luoghi magici che incontriamo nelle nostre passeggiate in montagna diventa un’opportunità per riappropriarci di noi stessi, della nostra intimità, allontanando, anche solo per poco, le preoccupazioni e i timori della nostra esistenza.

Quale arricchimento?
Lo capiamo leggendo i brevi racconti dell’autrice, intercalati per un ulteriore spazio di pausa e pensiero, con immagini chiare come nei testi per i piccoli lettori. Una scelta questa che aumenta il piacere di concretizzare lo stupore di un cervo che ci appare improvvisamente nel bosco, il canto vivace di un grillo che risuona intorno a noi e la forma disegnata di una foglia di cui seguiamo assorti la geometria.
Il sapore di una mora raccolta fra i rovi, il transito di una lumaca, il movimento del vento che forse sa qualcosa di più sull’origine del mondo, sono momenti o forse meglio passi lenti di una vita che viene restituita nel suo sapore autentico.
Ogni racconto del libro, edito da Rizzoli, svela le sorprese di una montagna che l’autrice ha amato fin da piccola nelle passeggiate con il padre, il noto scrittore Mauro Corona, con cui ora si ritrova anche per andare in quelle piccole librerie nascoste in minuscoli paesi impervi, anche solo per un firmacopie, facendo tesoro dell’amabilità delle persone che in questi luoghi è possibile ritrovare.
Una montagna che ci invita a frequentare non in veste di vacanzieri, ma di esploratori. “Trovare un paesino. Un unico paesino, molto piccolo. E vivere lì alcuni giorni. Non come vacanzieri, ma come residenti. Creare una piccola routine disseminata di brevi passeggiate, magari ripercorrere lo stesso circuito ogni giorno. Stare al riparo quando piove, leggere, cucinare, ascoltare la pioggia oltre le finestre. Si torna a casa con i ritmi della Natura”.
Alcune azioni suggerite, come lo scrivere per conservare il ricordo e il valore di occasioni normali o una caccia alle parole a cui attribuiamo significato, vengono dosate come farmaci o piccole gioie. Il libro termina così sulle tracce della ricerca della nostra interiorità che allaccia i suoi ritmi a quelli della Natura.
Il libro è dedicato alla nonna Rachele che lega la sua vicenda umana a quella incredibile dei piccoli paesi di Erto e Casso della valle del Vajont.
Patrizia Lazzarin
