SCARAMUCCIA – PRIMA NAZIONALE

Scaramuccia ieri sera al Teatro Astra di Vicenza ha fatto crescere le nostre emozioni confermando la fascinazione mitica che la commedia dell’Arte, incarnazione di ciò che il teatro ha avuto di più “teatrale” continua ad avere.
Scaramuccia, l’opera della compagnia Stivalaccio Teatro, andata in scena in prima nazionale, prende il nome dalla maschera napoletana Scaramuzza, un guascone che la sa raccontare, spavaldo ed incantatore che, alle origini come nella contemporaneità, indossa abiti scuri emulando la figura del capitano che dimorava a Napoli durante la dominazione spagnola.
Scaramuzza, più noto nella sua forma toscana Scaramuccia, superò i confini nazionali grazie all’attore Tiberio Fiorilli che ne divenne interprete a metà del Seicento a Parigi, sostituendo la chitarra alla spada e, facendo grazie alla sua bravura, scuola al giovane Moliere.

Due buone ragioni rendono questa commedia, nel cartellone del Festival Be Popular in corso a Vicenza fino al 30 agosto, una piece teatrale interessante come altri spettacoli di questa compagnia. Ricordiamo il successo di Arlecchino muto per spavento, in scena ormai da quattro stagioni consecutive tra l’Italia e la Francia.
Il primo motivo lo ricerchiamo dentro le ragioni dell’arte: la rappresentazione unisce battute brillanti, umorismo e profonda umanità.
Scaramuccia ha il soggetto e la regia di Marco Zoppello che nella commedia è Arlecchino e ne mostra la vivacità che contraddistingue la maschera.
Scaramuccia è un personaggio in grado di stupirci nella sua camaleontica capacità di resistere alle difficoltà della vita. Come dal cappello di un prestigiatore da cui fuoriesce la sorpresa inattesa, egli da ogni male sa ricavare il lato buono della faccenda. Si muove in questo con tale nonchalance che, anche le azioni che eticamente ci appaiono meno giuste, mostrano la loro necessità nel venire a capo di situazioni intricate.
Scaramuccia svela, nella sua modernità, l’arte di sapersi arrangiare che nel nostro tempo e in molti luoghi, forse troppi, non è più così peregrina.

E nell’altalenarsi delle vicende umane che raccontano d’amore, di gelosie e di furbizie, spicca l’arguzia e la simpatia un po’ scontrosa del famoso Pantalone de’ Bisognosi interpretato da Stefano Rota. Egli è l’emblema di quell’anima veneziana dedita ai commerci nella Serenissima.
Ma qui lo scenario si ampia trasportandoci da Venezia a Creta, ai confini del Mediterraneo.
Il Mediterraneo, il mare nostrum è anch’egli il grande protagonista dell’opera, nelle riflessioni che ne possono nascere se pensiamo al passato e alla contemporaneità.
La storia narrata ha luogo durante il periodo in cui Creta o Candia, come veniva allora chiamata, questa grande isola ai confini, tra Europa ed Africa, era sotto l’assedio dei turchi. Il conflitto che durò dal 1645 al 1669 fu combattuto non solo a Creta, il più grande possedimento oltremare di Venezia, ma anche sul mar Egeo.
Il secondo motivo riguarda l’attualità e la necessità di opere come Scaramuccia che sottolineano l’assurdità dei conflitti che portano morte ovunque, non rispettando vecchi e bambini, buoni e cattivi e le speranze di cavarsela in qualche modo in questa dannata vita.
La vita, grande teatro come la commedia che quando pizzica le corde del nostro sentire diventa doppiamente teatro. E allora andando alle origini di questo termine di origine greca, sappiamo, riusciamo osservare ed osservarci, non soffrendo della nostra fragile umanità.
Le musiche e i testi di Maria Luisa Zaltron hanno restituito i sentimenti di tempi e luoghi differenti come effluvi capaci di attraversare le nostre narici e di arrivare fino al nostro cervello.

I suoni delle voci femminili come quella di Sara Allevi che interpretava Ortensia la figlia di Pantalone promessa a don Alonso e di Marie Coutance che vestiva i panni di Margot, la bella rossa francese che “donava amore” ricostruivano nell’isola lontana, i colori di Venezia, dove le donne fossero esse dogaresse, nobili, monache, donne del popolo e perché no, le stesse prostitute, hanno fatto anch’esse la Storia.
La pelle di Marcantonio Bragadin, rettore di Cipro, che aveva resistito eroicamente all’assedio dell’isola alla metà del Cinquecento e venne scorticato dagli ottomani dopo la loro vittoria, rivive qui, e diventa il fantasma capace di allontanare per ora la minaccia turca.
Al geniale Scaramuccia va il merito della salvezza e dell’invenzione dello stratagemma. Non servono Generali per trovare soluzioni, dice la Maschera e l’affondo verso alcuni dei nostri rappresentanti della politica e in genere di una politica avvelenata di autoritarismo non poteva essere più luminoso. La festa dopo la fine della commedia è continuata con il numeroso pubblico che aveva riempito la sala del Teatro.
Il cast in ordine alfabetico
Interpreti/ Personaggi:
Sara Allevi / Ortensia
Marie Coutance / Margot
Anna De Franceschi in alternanza con Eleonora Marchiori / Flavia
Marie-Anne Favreau / Rosina
Michele Mori / Scaramuccia
Stefano Rota / Pantalone de’ Bisognosi
Pierdomenico Simone / Don Alonso
Valerio Zaina / Tenente Claudio
Marco Zoppello / Arlecchino
Patrizia Lazzarin

