A JOURNEY BACK/UN VIAGGIO DI RITORNO

A Journey Back/Un viaggio di ritorno è il diario visivo, raccontato attraverso la fotografia, di quattro viaggi che Lou Dematteis, fotografo statunitense di origini italiane, compie in Italia negli anni 1972, 1977, 1979 e 1980. La mostra dove lo conosceremo sarà ospitata, dal 6 dicembre al 24 marzo 2024, al Museo di Roma in Trastevere.  Essa si costruisce attraverso più di cento fotografie, per la maggior parte inedite, selezionate tra le migliaia scattate da Dematteis in Italia e riprodotte in massima parte in forma di stampe ai sali d’argento.

Louis (Lou) Frank Dematteis è nato a Palo Alto in California nel 1948 ed  è cresciuto ascoltando le storie di immigrati o raccontate da immigrati.

All’inizio del suo percorso artistico si è appassionato alla fotografia sociale di Jacob Riis e Lewis Hine, all’esperienza della Farm Security Administration e ha guardato ai fotografi della Magnum Photo, in particolare alla poetica del “momento decisivo” di Henri Cartier-Bresson.

Durante i viaggi in Italia, Dematteis si confronta con una realtà fino ad allora solo immaginata e, attraversa la Penisola in lungo e in largo toccando, oltre ai paesi d’origine dei nonni paterni, tra Piemonte e Liguria, Milano, Venezia, Bologna, le coste della Romagna, Firenze e la Toscana, Roma, Napoli e la costiera amalfitana, la Lucania e la Calabria, spingendosi fino in Sicilia.

Un Grand Tour iniziatico, affrontato dall’autore con slancio e curiosità, spostandosi unicamente in treno. Il percorso espositivo cerca di restituire il senso di questo viaggio sia in senso cronologico che geografico, per evidenziare anche il processo di rapida trasformazione della società italiana di quegli anni.

Attraverso quell’esperienza Lou Dematteis ha modo di verificare l’efficacia della fotografia come forma di comunicazione e azione politica, per adottarla infine come scelta professionale e di vita negli anni immediatamente successivi, quando diventerà un fotoreporter a tutti gli effetti per l’agenzia Reuters New Pictures.

Quello che le foto italiane di Dematteis documentano, oltre che uno spaccato di quasi dieci anni della nostra società, è anche lo sguardo di un giovane americano, di idee radicali e in conflitto con le scelte politiche del suo Paese di provenienza, che cerca risposte nelle proprie origini anagrafiche, al cospetto di una cultura e di un contesto politico-sociale profondamente differente.

In esse troviamo l’essenza dell’Italia di allora, quella “ufficiale”, le battaglie popolari per i diritti e la vita nelle strade, il quotidiano della gente comune, i riti sociali, la fabbrica e la scuola, il lavoro nero e quello nei campi, in un carosello di volti e luoghi che sollecitano memoria e immaginario collettivo.

In queste fotografie, a distanza di quasi mezzo secolo da quegli scatti e da quell’Italia, oltre all’evidenza del documento storico, di sapore fotogiornalistico, c’è il “documento emotivo”, il come eravamo, la coscienza di ciò che si è irrimediabilmente perduto.

L’intero percorso della mostra sarà scandito dalle parole del poeta beat Lawrence Ferlinghetti (1919-2021), in brevi estratti dai suoi versi e dai suoi diari, il quale come Lou Dematteis, di cui è stato buon amico, ha riflettuto spesso sul rapporto con le proprie radici italiane.

La mostra, a cura di Claudio Domini e Paolo Pisanelli, è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Viene prodotta e realizzata dall’associazione culturale Errata Corrige, in collaborazione con Big Sur, Officina Visioni, Cinema del Reale e ha  il contributo di Fondazione Home Movies-Archivio Nazionale del Film di Famiglia e dell’Archivio Franco Pinna. 

                                                          Patrizia Lazzarin