L’ABBRACCIO DELLA DUSE ALLA DUNCAN AD ASOLO

L’abbraccio della Duse alla Duncan la prima nazionale dello spettacolo svoltosi nella prima serata di ieri, al Teatro di Asolo intitolato alla grande attrice di Vigevano, è iniziato mostrando  un’immagine che restituiva nella sua forza sentimentale, l’incontro di due future madri: Maria ed Elisabetta che nell’ampiezza delle vesti colorate e leggere che le avvolgevano, nel loro abbraccio, costruivano lo spazio, come le  vediamo nella Visitazione di Carmignano del celebre Pontormo, pittore del Manierismo fiorentino.

Arte figurativa e arte coreografica  si sono così unite  da subito per rivelare  la bella amicizia che legava  le protagoniste, l’una musa del teatro e l’altra della danza. L’occasione  del loro incontro fu la generosa offerta della Duse di invitare Isadora Duncan nella sua villa, in Versilia, nel momento in cui l’artista americana vagava disperata per l’Italia  a causa della  morte dei suoi due figli.

Sul palcoscenico i corpi delle giovani danzatrici nei loro movimenti coordinati e morbidi segnavano il tempo degli eventi. Le loro braccia e gambe e poi mani e piedi ballavano al ritmo panico  della Natura capace di restituire  scenari di bellezza. A volte invece i loro passi si facevano veloci e rapidi e poi nuovamente lenti disegnando coreografie dove   la vita terminava avvolgendosi su se stessa, come un crotalo a riposo. Tutto scorreva come l’acqua del torrente dentro la grotta e  i corpi delle ragazze e donne nelle loro vesti leggere come veli e dai colori diversi, sempre diversi, volteggiavano come farfalle a volte, altre come uccelli, mostrando l’innato desiderio di ogni essere umano di elevarsi oltre la sua finitezza e di aspirare  all’Infinito.

Il dio dei Venti sembrava accompagnare il loro Essere, così mutevole …  Egli aumentava l’ampiezza dei gesti, li accelerava, alzava le vesti e scopriva i corpi.

La bellezza diventa poi malinconia quando appare  una tomba  sullo sfondo, dello stesso colore delle vesti della prima ballerina Jeanne Bresciani.  La circondano fiori  simili a rose bianche che in un gioco di luci avvolgono  e sembrano catturare la danzatrice, aumentano l’incantesimo che lega la Vita e la Morte. La tomba ricordava   quella che esiste  nel cimitero di Asolo  con le spoglie di Eleonora Duse.

 La prima nazionale dello spettacolo di teatro e danza “L’abbraccio della Duse alla Duncan” è ultimo appuntamento con la stagione Che ne sarà del Teatro dopo di me?, pensata per festeggiare il centenario della morte della grande attrice. Esso  è  una creazione di Isadora Duncan International Institute, New York e Sophie Eustache, IDII Producer in Europa e ha  la direzione artistica e coreografica di Jeanne Bresciani.

Uno spettacolo di “danza teatrale” realizzato secondo la lezione di Isadora Duncan dagli artisti dell’Istituto Internazionale Isadora Duncan di New York con coreografie originali o rielaborate della famosa danzatrice.

L’Isadora Duncan International Institute è stato fondato nel 1977 da Maria Theresa, figlia adottiva e allieva di Isadora, e da Kay Bardsley, famoso maestro e storico della danza. Oggi è un’organizzazione internazionale che opera non solo a New York, ma nei cinque continenti con la missione didattica di preservare l’eredità artistica e filosofica di Isadora. 

Jeanne Bresciani è la principale allieva di Maria Theresa Duncan, figlia adottiva di Isadora Duncan e ricopre il ruolo di direttore artistico dell’Isadora Duncan International Institute. Jeanne è riconosciuta a livello nazionale e internazionale come solista, coreografa, educatrice e studiosa di impareggiabile autorità sulla vita, le opere e il repertorio della Duncan.

Il suo stile è maturato grazie ad  anni di studio intensivo e performance con Hortense Kooluris e Julia Levien della famiglia di Anna e Irma Duncan, corsi di danza infantile e stage in età adulta con Anita Zahn della Elizabeth Duncan School e tutoraggio con Victor Seroff, biografo di Isadora e ultimo amore sotto la cui autorità, ha catalogato La Biblioteca di Isadora Duncan nella Victor Seroff Collection, M.A. Thesis, NYU.

                                                                                   Patrizia Lazzarin